Le Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) definiscono la Riabilitazione equestre come una Terapia Assistita con il cavallo e come tale deve essere praticata da una equipe multidisciplinare in grado di progettare e gestire interventi metodologicamente strutturati e dalla corretta indicazione clinica.

La lunga tradizione della riabilitazione equestre

La riabilitazione equestre rappresenta la più antica tra le pratiche di mediazione animale oggi definite interventi assistiti con gli animali.

Gli Interventi assistiti con il cavallo, infatti, hanno alle spalle una lunga tradizione, che parte dalla medicina greco-romana - che considerava tutte le attività equestri “benefiche” per la salute umana , - prosegue nel rinascimento e nei secoli successivi con i primi studi su “Gli effetti del moto a cavallo” ed arriva fino ai giorni nostri, quando, dal secondo dopoguerra in poi la cosiddetta “ippoterapia” comincia a svolgere un ruolo interessante all’interno di programmi di riabilitazione integrata, sia in ambito fisico che psichico.

Le evidenze scientifiche

Nel campo della Medicina fisica e riabilitativa esiste un discreto numero di evidenze scientifiche che dimostrano come determinate caratteristiche biomeccaniche del cavallo agiscano da vera e propria “fisioterapia”, con effetti anche a medio termine abbastanza persistenti. Non è un caso che questo sia stato il primo grande terreno di sviluppo della Riabilitazione Equestre e che tutt’ora il campo riabilitativo neuromotorio sia sempre più promettente, anche perché meglio si presta a valutazioni di efficacia di tipo quantitativo, che sono le più accettate in ambito scientifico.

Il cavallo

Ad ogni modo è innegabile che qualsiasi sia il tipo di intervento assistito con il cavallo la relazione empatica uomo-cavallo rimane un fattore fondamentale.

Il cavallo è, tra gli animali coinvolti nelle attività assistite, il più imponente fisicamente, il più ricco di valori simbolici, il più “interessante” dal punto di vista riabilitativo perché consente di poter lavorare ad un tempo sia sulla parte neuromotoria che quella relazionale. Inoltre anche la localizzazione “fisica” della scuderia/maneggio, abitualmente in ambienti non sanitari, spesso immersi nel verde, in zone tranquille e rilassanti, influisce positivamente nella costruzione e gestione dell’intervento.


Data di pubblicazione: 19 dicembre 2006, ultimo aggiornamento 10 luglio 2019

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