Il fumo passivo è, ancora oggi nel mondo, una delle esposizioni più importanti e più diffuse nell’ambiente confinato.
Per fumo passivo si intende l’inalazione involontaria di fumo di tabacco disperso nell’ambiente, che comprende, sia il fumo prodotto dalla combustione lenta della sigaretta o di altro prodotto del tabacco da fumo (sigari, pipe, sigaretti etc.), sia quello prodotto dall’espirazione del fumo dal fumatore, diluito con aria dell’ambiente. L’esposizione al fumo passivo comporta l’inalazione involontaria di sostanze cancerogene e di altri componenti tossici e nocivi per la salute.

L’Italia, con l'entrata in vigore a gennaio 2005 della legge 16 gennaio 2003, n.3 (art. 51) “Tutela della salute dei non fumatori”, è stata il primo grande paese europeo ad introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i luoghi chiusi pubblici e privati - compresi i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità - che è stata considerata quale esempio di efficace intervento di salute pubblica in tutta l’Europa.

Sul modello dell’Italia, molti paesi in Europa e nel mondo hanno introdotto legislazioni a tutela dal fumo passivo, in alcuni casi anche più restrittive (non prevedendo, ad esempio, la possibilità di attrezzare sale per fumatori).

A 14 anni dall’entrata in vigore della legge, il bilancio può essere considerato complessivamente positivo, anche se occorre continuare ad impegnarsi per mantenere e migliorare i risultati conseguiti.

I controlli del Comando dei Carabinieri per la tutela della salute - NAS

Su mandato del ministro della Salute i NAS del Comando dei Carabinieri per la tutela della salute - effettuano annualmente controlli a campione su tutto il territorio nazionale nei luoghi in cui si applica il divieto di fumo.

Dal 2002 al 2018 i NAS hanno compiuto oltre 53.000 controlli in tutta Italia, presso diverse tipologie di locali (stazioni ferroviarie, ospedali, ambulatori, musei e biblioteche, aeroporti, uffici postali, sale scommesse, discoteche, pub e pizzerie, rivendite di tabacchi), che hanno evidenziato il sostanziale rispetto della norma.

Le infrazioni contestate ai fumatori sono in calo rispetto al 2005.

Nel 2018, i NAS hanno eseguito 4.330 ispezioni che hanno compreso 928 controlli ai distributori automatici di sigarette e rivendite di tabacchi e sigarette elettroniche e la ripetizione dei controlli presso i luoghi maggiormente a rischio di mancato rispetto della legge (discoteche, bar, ristoranti e pizzerie, sale scommesse, ospedali e rivendite). Tali verifiche hanno portato a contestare 125 infrazioni (il 2,9%) 26 a persone che fumavano dove vietato (0,6%) e 99 (2,3%) per tutte le altre cause (cartelli assenti o non a norma, distributori irregolari, vendite a minori, pubblicità vietata, ecc.).   

Le 3.402 verifiche nei locali hanno portato a contestare 110 infrazioni (il 3,2% del totale dei controlli): 26 (0,8%) a persone che fumavano dove vietato, 84 (2,5%) per mancata o errata affissione del cartello di divieto o per presenza di locali per fumatori non a norma. I 928 controlli alle rivendite e distributori automatici hanno portato a contestare 15 infrazioni (il 1,6% del totale dei controlli): 8 (0,9%) per mancata o errata affissione del cartello di divieto, 2 (0,2%) per distributori automatici irregolari, 5 (0,5%) per vendita di prodotti non conformi.

I dati sul rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro

Dai dati della Sorveglianza PASSI risulta che nel nostro Paese circa 90 adulti su 100 riferiscono che il divieto di fumo nei locali pubblici e sul luogo di lavoro, da loro frequentati nei trenta giorni precedenti l'intervista, è sempre o quasi sempre rispettato; tuttavia esistono chiare differenze regionali e un chiaro gradiente Nord-Sud a sfavore delle Regioni meridionali, dove il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro è dichiarato da meno persone.
Fortunatamente questo gradiente geografico va riducendosi nel tempo grazie all'aumento del rispetto del divieto che investe tutto il Paese e in particolare le Regioni meridionali. 

Il fumo in ambiente domestico

L'esposizione al fumo passivo in ambito domestico è ancora rilevante: 16 intervistati su 100 dichiarano che nella propria abitazione è ammesso fumare; un'abitudine meno frequente, ma affatto trascurabile (11,2%), fra coloro che vivono in case in cui sono presenti minori di 15 anni. 
Le Regioni in cui vi sono meno case "libere da fumo" sono prevalentemente quelle con la quota più alta di fumatori e, generalmente, in quelle stesse Regioni è anche minore il rispetto del divieto di fumo nei luoghi pubblici e di lavoro.

La buona notizia è che il numero di case "libere da fumo" continua ad aumentare significativamente nel tempo, come effetto presumibile di un passaggio culturale che dalla legge del divieto nei luoghi pubblici conduce, attraverso una maggiore consapevolezza dei danni del fumo passivo, all'astensione di fumare negli ambienti di vita privati.

Effetti del divieto di fumo sulla salute

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, diversi studi scientifici hanno ormai consolidato l’evidenza dell’efficacia dei divieti di fumo sull’andamento dei ricoveri ospedalieri per infarto acuto del miocardio.

In Italia sono stati condotti diversi studi che mostrano una riduzione degli eventi coronarici acuti tra il 2004 e gli anni successivi all’introduzione della legge con valori che vanno dal -4% al -13% dei ricoveri per Infarto tra le persone in età lavorativa (inferiore ai 70 anni).

Questi risultati sono coerenti anche con quanto rilevato in altre parti del mondo (ad esempio: Irlanda -14% e New York - 8%).

Per approfondire:


Data di pubblicazione: 31 maggio 2010, ultimo aggiornamento 29 maggio 2019

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