Le cure palliative, intese come prevenzione, identificazione, valutazione e trattamento dei sintomi fisici, funzionali, e dei problemi psicologici, sociali e spirituali del malato durante tutto il decorso della malattia, soprattutto nella fase avanzata-terminale, hanno come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita del malato.
Come già proposto a livello europeo, si identificano un livello base di competenza in cure palliative, che dev’essere patrimonio culturale di tutti i medici che prendono in cura il malato oncologico, e un livello superiore per coloro che svolgono la propria attività nelle U.O. di cure palliative, Hospice e assistenza domiciliare.

L’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative deve avvenire precocemente nel percorso di cura in ogni fase di malattia, come già precedentemente segnalato (modello simultaneous care). Ove non presente nell’ ambito del dipartimento ospedaliero, una unità di cure palliative, è auspicabile che in ogni U.O. di Oncologia ci siano uno o più medici dedicati alla gestione clinica di tali situazioni.
Dal momento che i malati di tumore costituiscono oltre il 90% dei malati che usufruiscono oggi delle cure palliative, e per evitare l’abbandono al momento della sospensione delle terapie antitumorali, è necessario garantire una integrazione tra i percorsi di cura oncologici ospedalieri e i servizi ospedalieri e/o territoriali di cure palliative (U.O. cure palliative-Hospice-assistenza domicialire).
E’ necessario garantire Livelli Essenziali di Assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale nel quadro del programma di sviluppo nazionale delle cure palliative. Fino al 31 dicembre 2008 erano attivi sul territorio italiano 126 hospice e si prevede che entro la fine del 2008 saranno attive 206 strutture. La definizione dei livelli assistenziali trova riferimento nella normativa nazionale e nelle specifiche normative regionali di attuazione.

Terapia del dolore

Il dolore è presente alla diagnosi nel 25% dei malati di tumore, nel 50% durante i trattamenti antitumorali, e in fase avanzata-terminale nel 75-80% dei soggetti.
Il dolore non può pertanto considerarsi solo un sintomo della fase avanzata-terminale. Per tale motivo il medico che prende in cura il malato oncologico deve essere in grado di riconoscere precocemente il dolore e di saperlo trattare in modo adeguato. Una percentuale compresa tra il 3 e il 5% dei malati soffre di dolori persistenti ed intrattabili nonostante un corretto approccio terapeutico; tali situazioni devono essere precocemente riconosciute e portate all’attenzione dello specialista algologo, in qualsiasi fase della malattia oncologica.

Sono possibili differenti approcci alla cura del dolore, sia di tipo diagnostico che di tipo terapeutico, che richiedono conoscenze e tecniche specialistiche; premesso che una preparazione adeguata nasce da una continua esperienza di cura del dolore si ritiene che durante tutte le fasi del processo assistenziale al malato oncologico sia necessaria una attiva collaborazione con i Centri di terapia del dolore

(Fonte: "Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro per il 2011-2013")

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Data di pubblicazione: 4 maggio 2010, ultimo aggiornamento 21 marzo 2013

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