I controlli dei Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) effettuati alle importazioni sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano sono regolati da norme comunitarie, quali la direttiva del Consiglio n. 97/78/CE, recepita con D. Lgs 25 febbraio 2000, n. 80, il Regolamento (CE) n. 136/2004 e il Regolamento (CE) n. 882/2004.

Queste stabiliscono che un Paese terzo interessato ad esportare alimenti di origine animale verso l’Unione Europea deve:

  • essere riconosciuto ed inserito in un elenco comunitario;
  • offrire garanzie specifiche in relazione a ciascun prodotto da esportare nell’UE, comprovate da certificato comunitario sanitario, che deve essere sottoscritto dalle competenti autorità del Paese terzo di origine e accompagnare il prodotto fino a destino;
  • avere stabilimenti di produzione riconosciuti ed inseriti in un elenco comunitario.

Per alcune tipologie di prodotti non è ancora prevista una completa armonizzazione, in quanto sono stati stabiliti a livello comunitario solo gli elenchi dei Paesi terzi riconosciuti e i certificati sanitari che devono scortare le partite da importare. Per quanto riguarda, invece, l’elenco degli stabilimenti di produzione, questi sono riconosciuti in via bilaterale tra il Paese terzo esportatore e il Paese Membro importatore, con particolare procedura autorizzativa che limita la possibilità di commercializzare tali prodotti al solo territorio del Paese Membro che ha stabilito l’accordo con il Paese terzo.

La partita di prodotti di origine animale destinata ad essere importata nell’Unione europea deve essere prenotificata al PIF di arrivo dove viene sottoposta ai previsti controlli veterinari (documentali, d’identità, materiali e/o laboratorio), effettuati sulla base di differenti percentuali stabilite con decisioni della Commissione europea, in funzione della tipologia di prodotto, giungendo ad assumere anche carattere di "sistematicità".

I PIF, in caso di esito negativo dei controlli, in dipendenza della non conformità e/o del rischio accertato:

  • adottano misure sanitarie specifiche sulla partita interessata, comprensive di: annullamento dei certificati/documenti di accompagnamento della partita al fine di impedirne la reintroduzione nel territorio comunitario; respingimento o distruzione della partita o, in assenza di rischi sanitari, destinazione della stessa ad usi diversi dal consumo umano
  • dispongono controlli rafforzati sulle successive 10 partite importate della stessa tipologia, origine e provenienza con sequestro delle stesse ed analisi di laboratorio;
  • attivano il Sistema di Allerta per informare tutte le Autorità degli Stati partecipanti al Sistema dell'esistenza di un rischio grave ed immediato.

Le modalità di importazione di animali vivi, sperma, ovuli ed embrioni sono regolate da apposita disciplina comunitaria eccetto per alcune categorie di animali (es. roditori, anfibi, viverridi), per le quali ogni stato membro può stabilire proprie condizioni sanitarie, che devono essere almeno equivalenti a quelle poste per gli scambi intra-comunitari.

La principale normativa comunitaria di riferimento che stabilisce i requisiti fondamentali per l’importazione di animali vivi (es. artiodattili e perissodattili, animali d’acquacoltura, ecc.) è rappresentata dalla Direttiva 91/496/CEE, recepita con decreto legislativo 3 marzo, n. 93, dal Regolamento (CE) n. 282/2004, dalla Decisione 97/794/CE e da ulteriori regolamenti comunitari e decisioni applicative.

In linea generale, queste norme prevedono

  • approvazione e inclusione in un apposito elenco comunitario del Paese Terzo di origine;
  • certificazione di sanità pubblica e animale concordata a livello comunitario;
  • approvazione, da parte della Commissione Europea, del piano di monitoraggio per i residui predisposto dal Paese Terzo esportatore di animali, al fine di garantire la conformità con i requisiti comunitari sui residui di farmaci veterinari, pesticidi e contaminanti.

L’abilitazione del Paese terzo di origine è concessa previa verifica da parte del FVO (Food and Veterinary Office) della Commissione europea delle seguenti condizioni:

  • status sanitario;
  • organizzazione del Servizio veterinario, dei suoi poteri effettivi, delle loro capacità d’intervento;
  • garanzie fornite dalle autorità competenti circa l’immediata informazione sull’insorgenza di malattie infettive e diffusive del bestiame per le quali la normativa comunitaria e internazionale prevede l’obbligo di denuncia;
  • approvazione di un Piano per residui per gli animali produttori di derrate alimentari;
  • presenza di laboratori adeguati per la diagnosi di malattie infettive.

Tutte le partite di animali destinate all’importazione nell’Unione Europea devono essere sottoposte ai previsti controlli veterinari presso i PIF abilitati per quella specifica categoria di animali (Decisione della Commissione 2009/821/CE).


I controlli dei Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) effettuati alle importazioni sui sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati non destinati al consumo umano sono regolati da norme comunitarie, quali la direttiva del Consiglio n. 97/78/CE, recepita con D. Lgs 25 febbraio 2000, n. 80, il Regolamento (CE) n. 136/2004, il Regolamento (CE) n. 882/2004, il Regolamento (CE) n. 1069/2009 ed il Regolamento (UE) n. 142/2011.

Queste stabiliscono che un Paese terzo interessato ad esportare sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati non destinati al consumo umano verso l’Unione Europea deve:

  • essere riconosciuto ed inserito in un elenco comunitario;
  • offrire garanzie specifiche in relazione a ciascun prodotto da esportare nell’UE, comprovate da certificato comunitario sanitario, che deve essere sottoscritto dalle competenti autorità del Paese terzo di origine e accompagnare il prodotto fino a destino;
  • avere stabilimenti di produzione riconosciuti ed inseriti in un elenco comunitario.

La partita di sottoprodotti di origine animale o prodotti derivati destinata ad essere importata nell’Unione europea deve essere prenotificata al PIF di arrivo dove viene sottoposta ai previsti controlli veterinari (documentali, d’identità, materiali e/o laboratorio), effettuati sulla base di differenti percentuali stabilite con decisioni della Commissione europea, in funzione della tipologia di prodotto, giungendo ad assumere anche carattere di "sistematicità".

I PIF, in caso di esito negativo dei controlli, in dipendenza della non conformità e/o del rischio accertato:

  • adottano misure sanitarie specifiche sulla partita interessata, comprensive di: annullamento dei certificati/documenti di accompagnamento della partita al fine di impedirne la reintroduzione nel territorio comunitario; respingimento o distruzione della partita, o, in assenza di rischi sanitari, destinazione della stessa per fini diversi da quelli originariamente previsti;
  • dispongono controlli rafforzati sulle successive 10 partite importate della stessa tipologia, origine e provenienza con sequestro delle stesse ed analisi di laboratorio;
  • attivano il Sistema di Allerta per informare tutte le Autorità degli Stati partecipanti al Sistema dell'esistenza di un rischio grave ed immediato.

Data di pubblicazione: 25 gennaio 2010, ultimo aggiornamento 21 ottobre 2013

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