Che cos’è l’antimicrobico?

Per “antimicrobico”, termine ampio che comprende anche gli antibiotici, si intende qualsiasi sostanza di origine naturale, semi-sintetica o sintetica che a concentrazioni in vivo uccide i microrganismi o ne inibisce la crescita o la moltiplicazione.

Essi rappresentano una delle più importanti scoperte terapeutiche nella storia della medicina. A partire dall’introduzione della penicillina negli anni '40, gli antimicrobici hanno rivestito un ruolo essenziale nel trattamento di varie infezioni microbiche nell’uomo e negli animali, migliorando significativamente la salute pubblica, il benessere e la salute animale e garantendo elevati standard delle produzioni di alimenti di origine animale.

Purtroppo, settant'anni più tardi, un loro uso improprio e/o non razionale rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica mondiale, a causa della selezione e diffusione di microrganismi resistenti agli antimicrobici. Questo fenomeno è chiamato antimicrobico-resistenza.

Che cos’è l’antimicrobico-resistenza?

La resistenza agli antimicrobici è la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di un antimicrobico. La resistenza antimicrobica è un problema sanitario europeo e mondiale sempre più grave sia per gli esseri umani che per gli animali, che limita o rende meno efficaci le opzioni di cura, diminuendo nel contempo la qualità della vita. Essa comporta, inoltre, gravi conseguenze economiche in termini di aumento dei costi dell’assistenza sanitaria e perdita di produttività.

Nell’Unione europea, ogni anno, si stimano 25 mila morti per infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici. Tali infezioni comportano costi sanitari supplementari e perdita di produttività di almeno 1,5 miliardi di euro ogni anno. Di questo passo, nei prossimi 35 anni si ipotizza che, a livello mondiale, il numero di persone morte prematuramente a causa della resistenza agli agenti antimicrobici sarà di 300 milioni.

(Consulta il documento AMR: a major European and Global challenge)

La resistenza antimicrobica è un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antimicrobico che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.

Quando ciò è dovuto alla natura del microrganismo stesso, questa si chiama resistenza intrinseca. In tal caso, il microrganismo in questione non è mai stato sensibile a un particolare antimicrobico.

In altri casi, ceppi batterici che in precedenza erano sensibili a un particolare antimicrobico sviluppano resistenza nei suoi confronti. Si tratta della cosiddetta resistenza acquisita.

La capacità di resistere si realizza per mutazioni genetiche o per acquisizione, da altri organismi, di geni di resistenza già “precostituiti”.

Come si sviluppa?

Lo sviluppo di resistenza acquisita avviene attraverso la selezione naturale. Dal momento che i batteri possono riprodursi molto rapidamente (possono crescere e riprodursi in appena venti minuti), e in relazione all’enorme numero di microbi presenti nell'ambiente, lo sviluppo della resistenza microbica può verificarsi in tempi relativamente brevi.

L’antimicrobico-resistenza acquisita può svilupparsi:

  • spontaneamente da una mutazione casuale del materiale genetico del microrganismo che lo rende resistente ad un certo tipo di antimicrobico. In tal caso, in presenza della sostanza, i batteri sensibili non cresceranno mentre le “mutanti” resistenti crescono e si moltiplicano e possono essere trasmesse ad altri animali e/o persone
  • dall’acquisizione di geni di resistenza direttamente da altri microbi. Il batterio che trasmette il gene di resistenza può non essere di per sé un agente patogeno. Quindi, un organismo non patogeno può sviluppare la resistenza e poi passarla a uno patogeno. Ciò è particolarmente importante nei batteri. Questi geni di resistenza sono presenti su pezzi di DNA che possono essere trasferiti tra i vari batteri e sono noti collettivamente come “elementi genetici mobili”. Questi elementi genetici mobili spesso contengono cluster (gruppi) di geni che possono contenere anche fattori di resistenza multipli, conferendo al microrganismo ricevente caratteristiche diresistenza multipla, cioè ad almeno tre o più classi di antimicrobici.

Perché è un problema?

I batteri patogeni resistenti non necessariamente provocano gravi malattie rispetto a quelli più sensibili, ma la patologia diventa più difficile da trattare, in quanto risulterà efficace solo una gamma ridotta di agenti antimicrobici. Da qui il decorso più lungo o una maggiore gravità della malattia che in alcuni casi, può portare anche al decesso.

La progressione della resistenza antimicrobica può essere accelerata dall’uso eccessivo e/o inappropriato degli antimicrobici che, insieme a scarsa igiene e/o carenze nelle pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni, crea condizioni favorevoli allo sviluppo, diffusione e persistenza di microrganismi resistenti sia negli esseri umani che negli animali.

La misura in cui l’impiego degli antimicrobici nel settore veterinario rappresenti un rischio per l’uomo derivante dall’antimicrobico-resistenza necessita di maggiori approfondimenti. Infatti, il meccanismo attraverso cui la resistenza può trasferirsi all’uomo e la portata della minaccia che ciò rappresenta per la salute umana è ancora poco chiaro.

Tuttavia, è innegabile la necessità di limitare la diffusione delle resistenze agli antimicrobici in alcuni patogeni animali e in agenti zoonosici presenti in animali ed alimenti, attraverso un adeguato controllo sull’utilizzo degli antimicrobici nel settore veterinario.

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Data di pubblicazione: 25 settembre 2009, ultimo aggiornamento 2 dicembre 2016

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