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La pandemia da Covid-19 sta colpendo tutta la popolazione, anche se in modo diverso, a causa di vari fattori, tra cui il sesso e il genere, che sembrano svolgere un ruolo molto importante. In particolare il genere (vale a dire l’insieme delle caratteristiche definite socialmente che distinguono il maschile dal femminile) determina importanti differenze su come questa pandemia influenzi la vita quotidiana delle persone. 

Nella donna la pandemia e la quarantena rappresentano un fattore di rischio per la depressione, soprattutto delle neomamme. Inoltre, la convivenza forzata e l'isolamento sociale, possono aumentare gli episodi di violenza domestica. Proprio per questo sono stati attivati o rimangono attivi anche durante l’emergenza, numeri verdi e servizi dedicati ai tanti problemi che la pandemia Covid-19 ha messo in luce.

Ecco alcuni aspetti da prendere in considerazione:

  1. Mortalità - Le donne hanno un rischio inferiore di sviluppare forme gravi o letali di Covid-19 rispetto agli uomini. L'analisi "Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2" a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) aggiornata al 4 giugno 2020 e relativa a un campione di 32.448 pazienti deceduti e positivi all'infezione in Italia, ha evidenziato che le donne sono circa il 41% del totale (dato però in crescita rispetto alle analisi delle settimane precedenti). Inoltre, le donne decedute risultano avere un'età maggiore rispetto agli uomini (85 anni a fronte di 79 anni). Per spiegare questo fenomeno sono state avanzate alcune ipotesi tra cui il possibile ruolo protettivo degli estrogeni nelle donne in età fertile. Gli estrogeni, infatti, sono in grado di aumentare la presenza di ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2, Enzima di Conversione dell'Angiotensina), recettore mediante cui SARS-CoV-2 penetra nelle nostre cellule, facendo sì che questo enzima, anche dopo l'infezione, riesca a svolgere la sua funzione di protezione, in particolare nei confronti dei polmoni.
  2. Rischio contagio - In base ai dati della Sorveglianza Integrata Covid-19 in Italia, aggiornati al 10 giugno 2020, le diagnosi di Covid-19 hanno riguardato per la maggior parte donne: il 54% dei casi si verificato infatti in soggetti di sesso femminile, numero peraltro in crescita rispetto alle precedenti rilevazioni. A pesare, anche i casi tra gli operatori sanitari, professione in cui le donne sono più rappresentate: oltre 28.000 sono stati i contagiati tra chi lavora in corsia, di questi circa il 32% riguarda persone di sesso maschile e il 68% persone di sesso femminile.
  3. Gravidanza - La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2. Inoltre, le donne in gravidanza potrebbero mostrare un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di infezioni respiratorie virali. Ad oggi, non è stata dimostrata la trasmissione verticale da madre a feto durante la gravidanza. Sono vari i casi in Italia di positività tra i neonati, presumibilmente infettati a seguito del contatto con la madre positiva durante o dopo il parto. È stato osservato che questi bambini non presentano sintomi importanti e si tratta di una condizione che non desta particolari preoccupazioni.  Il nuovo coronavirus non è stato rilevato né nel liquido amniotico, né nel latte materno.
  4. Parto - Le donne in gravidanza positive al nuovo coronavirus non devono necessariamente effettuare un parto cesareo. In relazione alle attuali e limitate conoscenze in materia, non è stata dimostrata la presenza del SARS-CoV-2 nel sangue del cordone ombelicale, liquido amniotico e latte materno. Pertanto, come indica anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), non c'è indicazione elettiva al taglio cesareo nelle donne positive al nuovo coronavirus, ma è opportuno valutare accuratamente tale modalità di parto in base allo stato di salute della donna e del nascituro. Per tutte le donne in gravidanza è, comunque, consigliato seguire le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate.
  5. Allattamento - Le donne positive al nuovo coronavirus non devono necessariamente rinunciare ad allattare al seno il proprio bambino. Qualora la madre abbia pochi sintomi, può farlo adottando tutte le precauzioni per evitare di trasmettere il virus al figlio, lavandosi le mani e indossando una maschera chirurgica mentre allatta. Se la madre presenta, invece, un’infezione con febbre, tosse o dispnea, madre e figlio, andrebbero separati. In questo caso andrebbe  evitato il ricorso automatico ai sostituti del latte materno, implementando la spremitura del latte materno o il ricorso al latte umano donato.
  6. Depressione - La pandemia può rappresentare un “fattore di rischio aggiuntivo” per le donne in gravidanza o che hanno appena partorito. La paura del virus, la riduzione dei contatti con gli altri vanno, infatti, a sommarsi alle difficoltà emotive tipiche di questa fase della vita. L'ISS ha pubblicato, a riguardo, le Indicazioni di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza Covid-19. Tra i vari punti descritti dal programma sono previsti l’attuazione di screening precoci per l’identificazione del rischio ansioso-depressivo anche da parte di ginecologi, ostetriche o pediatri, ed interventi portati avanti dai consultori o dall'ospedale (evitando il ricorso ai centri di salute mentale) attraverso incontri individuali o di gruppo, anche tramite piattaforme online e servendosi dell’aiuto di App telefoniche. 
  7. Violenza - La necessità di trascorrere molto tempo in casa e isolati, unita alla crisi economica, secondo l'ISS, può aumentare il rischio di abuso di alcol e di violenza domestica, tanto che durante il lockdown, riporta l'Istat, sono state 5.000 le telefonate al Numero Rosa Antiviolenza 1522, ovvero il 73% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Le case rifugio e i centri antiviolenza rimangono aperti nonostante l’emergenza: al 16 aprile, sono pervenute 1.200 richieste di aiuto in più e le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). Inoltre, in un periodo di particolare stress e disagio psichico diffuso nella popolazione, è stato creato dal Ministero della Salute un servizio di sostegno psicologico (attivo fino al 27 giugno), a cui è possibile rivolgersi contattando il numero verde 800 833 833. Attivo anche il numero verde contro le dipendenze, 800 632 000, a cui rispondono operatori dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'ISS.

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Data di pubblicazione: 25 giugno 2020, ultimo aggiornamento 25 giugno 2020

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