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Brucellosi

Malattia

Che cos’è

La Brucellosi è una malattia causata da è un batterio Gram negativo, di forma bacillare o coccobacillare, molto piccolo (0,6-2,0 x 0,3-0,5 μm), asporigeno, immobile, privo di capsula. Il genere Brucella comprende sei specie classiche, nell’ambito delle quali sono riconosciuti diversi biotipi: B. abortus (biotipi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 9), B. melitensis (biotipi 1, 2 e 3), B. suis (biotipi 1, 2, 3, 4 e 5), B. canis, B. ovis e B. neotomae.  Le specie B. abortus, B. melitensis, B. suis e B. neotomae sono in fase liscia (S, smooth), mentre B. canis e B. ovis sono in fase rugosa (R, rough).

La classificazione tiene conto della differente patogenicità, dell’ospite naturale preferenziale, e delle caratteristiche fenotipiche (Corbel et al., 1984; Alton et al., 1988; Moreno et al., 2002). Recentemente, sei nuove specie sono state incluse nel genere: B. ceti e B. pinnipedialis, isolate da mammiferi marini (Foster et al., 2007), B. microti, isolata dal topo campagnolo comune (Microtus arvalis) nel 2008 (Scholz et al., 2008), oltre a B. inopinata, B. papionis e B. vulpis (Whatmore AM, 2014, Scholz HC, 2010)

Brucellosi negli animali

Bovini

La brucellosi bovina è sostenuta principalmente da B. abortus. I bovini rappresentano l’ospite naturale e serbatoio di questo microrganismo; ospiti secondari sono bisonti, bufali, cammelli e alci, mentre ospiti occasionali sono suini, cavalli e cani.

In condizioni naturali l’infezione avviene per via digerente attraverso la mucosa orale. Il batterio può penetrare anche attraverso la mucosa oculo-congiuntivale, vaginale e più raramente, respiratoria, oppure attraverso lesioni cutanee. Nell’epitelio delle mucose, le Brucelle inducono una risposta infiammatoria nel tessuto sottostante (aumento del numero di leucociti polimorfonucleati, mononucleati ed eosinofili), ma quelle che sfuggono alla difesa della mucosa, sono trasportate dal sistema linfatico ai linfonodi vicini al punto d’ingresso. I linfonodi infetti si ingrossano per iperplasia linfoide e reticolo-endoteliale e per infiltrazione di cellule infiammatorie. Se le brucelle non vengono distrutte a livello dei linfonodi, possono arrivare nel sangue dove sono in grado di sopravvivere nei leucociti, nei neutrofili e nei macrofagi, evitando la difesa umorale e cellulo-mediata durante la batteriemia.

Tramite il sangue via possono infettare la milza, la ghiandola mammaria e l’utero, testicoli ed epididimo perché le brucelle hanno uno spiccato tropismo per gli organi riproduttivi, attratte dall’elevata concentrazione di eritrolo in essi presente, ma possono raggiungere anche articolazioni, guaine tendinee e borse sinoviali. Nell’utero di animali gravidi, le brucelle si localizzano nei trofoblasti della placenta e ne causano la necrosi, insieme all’ulcerazione della corion placentare accompagnato da un essudato infiammatorio composto da macrofagi e leucociti polimorfonucleati, e di conseguenza provocano l’aborto.

L’avvio dell’infezione dipende dalla dose e dalla virulenza del batterio, oltre alla resistenza e suscettibilità dell’ospite.

La suscettibilità verso B. abortus nel bovino è influenzata dall’età, dal sesso e dallo stato riproduttivo del singolo animale; infatti, i bovini adulti e le bovine in avanzato stato di gravidanza sono più sensibili all'infezione di bovini impuberi.

L’infezione contratta da animali impuberi tende ad estinguersi e l’animale può diventare immune. Se però il processo di sterilizzazione non si completa prima della maturità sessuale, l’animale resta cronicamente infetto.

La maggior parte degli animali infetti rimane portatore ed eliminatore per tutta la vita. Negli animali prima della pubertà e nelle femmine non gravide non si osservano segni evidenti. I maschi adulti possono sviluppare orchite, mentre le femmine gravide presentano placentite e cotiledonite necrotica ed emorragica, che causano aborto tra il 4° e l’8° mese di gravidanza.

Negli allevamenti di animali domestici l’infezione entra di solito con l’introduzione di soggetti infetti che diffondono la malattia velocemente attraverso aborti, espulsione di placenta ed escreti contaminati. Raramente l’infezione si trasmette per via venerea in quanto il seme utilizzato in fecondazione artificiale è sottoposto a rigorosi controlli, mentre è possibile in caso si impieghi ancora la monta naturale.

Un importante fattore di rischio per il diffondersi dell’infezione è la promiscuità; la condivisione degli stessi pascoli all’aperto per lunghi periodi facilita la trasmissione dell’infezione da allevamenti infetti ad allevamenti sani attraverso la contaminazione ambientale dovuta a feti abortiti, placente, lochiazioni, essudati e secrezioni utero-vaginali dei soggetti infetti. L’infezione dopo la prima fase acuta in cui causa elevate proporzioni di aborti negli animali gravidi, può diventare endemica con manifestazioni cliniche meno eclatanti, con aborti sporadici e calo di fertilità generale, ma con la costante presenza di animali infetti ed eliminatori. Gli animali infetti diffondono B. abortus attraverso il colostro e il latte conseguenti al parto; l’escrezione può proseguire in maniera intermittente per molti mesi e in alcuni casi anche per più di due anni. La mammella degli animali infetti rappresenta l’organo più frequentemente colonizzato dalle brucelle.

Ovi-caprini

B. melitensis è l’agente eziologico primario della brucellosi ovi-caprina. L’infezione si trasmette per le stesse vie descritte per la brucellosi bovina, in particolare per via venerea, in quanto la monta naturale è metodo comune di riproduzione,  determinando batteriemia e colonizzazione della milza, delle ghiandole mammarie e quasi sempre dell’utero e della mammella nei soggetti gravidi. Negli ovi-caprini l’aborto si manifesta tra il 3° e il 4° mese di gravidanza ed è molto spesso seguito da ritenzioni degli invogli. Solitamente l’attività riproduttiva non risulta compromessa, almeno nelle capre nelle quali solo raramente si osserva l’aborto. Sia nella pecora che nella capra la mastite può manifestarsi con segni evidenti, quali presenza di noduli mammari di varia grandezza e alterazione della secrezione lattea. I montoni possono essere colpiti anche da epididimite contagiosa causata da un’altra Brucella, B. ovis. Questa infezione, abbastanza diffusa, dal 1994 è stata riscontrata anche in Italia (Farina et al., 1995), soprattutto in alcune regioni del Nord come la Lombardia e il Triveneto (Ciuchini et al., 1998).

L’epididimo e i tessuti interstiziali delle vescicole seminali sono i siti primari di localizzazione dell’infezione, che invece interessa meno il fegato e la milza. B. ovis può causare infertilità dei maschi e delle femmine e più raramente aborti.

Suini

La brucellosi nei suini è causata da B. suis. Sono suscettibili i suini di qualsiasi età e la via di diffusione più comune è attraverso il coito. B. suis, come le altre specie, si localizza principalmente a livello delle ghiandole linfatiche, colonizzando poi organi genitali, ghiandole mammarie, vescica, milza e articolazioni. Nella specie suina si può avere aborto precoce e tardivo e ipofertilità, analogamente a quanto avviene nei bovini. Anche B. abortus può infettare il suino provocando un’infezione che si esaurisce rapidamente senza manifestazioni patologiche evidenti.

Equini

Sono stati riportati casi di infezioni da B. suis e da B. abortus nella specie equina, con rarissimi casi di aborto. L’infezione può determinare delle bursiti sopraspinose piogranulomatose e fistolizzanti.

Cani

Il cane è l’ospite specifico di B. canis che in questa specie causa aborti e riassorbimento embrionale. Gli aborti avvengono nell’ultima fase della gestazione che è di circa 63 giorni e la diffusione è dovuta al prolungarsi degli scoli vaginali. Nei maschi si osservano dermatiti a carico dello scroto e atrofia testicolare unilaterale, ma in molti casi può instaurarsi una forma asintomatica. Segnalata per la prima volta in America (Carmichael and Kenny, 1968) a tutt’ oggi, anche se alcuni casi sono stati segnalati in Europa e in Italia.
Consulta: Documento tecnico Brucella canis

Selvatici

La B. suis biovar 2 sembra essere ampiamente distribuita sia nel cinghiale sia nelle lepri, che rappresentano un enorme serbatoio tra la fauna selvatica nell'UE e fonte di trasmissione al bestiame domestico in situazioni di promiscuità.

Una significativa caratteristica di B. suis biovar 2 è quella di non essere un importante patogeno per l'uomo a differenza della B. suis biovar 1, 3 e 4.

Negli Stati Uniti, i bisonti e le alci sono un serbatoio di B. abortus causando problematiche nei
programmi di eradicazione della brucellosi bovina. La fauna selvatica dovrebbe sempre essere attentamente monitorata al fine di prevenire il riemergere di brucellosi nel bestiame domestico.Ceppi di Brucella sono stati isolati da una grande varietà di specie selvatiche come come bisonte (Bisonte bisonte), alce (Cervus elaphus), suino selvatico e cinghiale (Sus scrofa), volpe (Vulpes vulpes), lepre (Lepus capensis), Bufalo africano (Syncerus caffer), renne (Rangifer tarandus tarandus), caribù (Rangifer tarandus groenlandicus), camoscio (Rupicapra rubicapra) e stambecco (Capra stambecco).

La gamma di ceppi di Brucella è stata recentemente ampliata da isolamenti eseguiti su mammiferi marini.Questi ceppi sono stati identificati e classificati in 2 nuove specie: B.ceti e B. pinnipedialis (Foster et al. 2007)

Diagnosi negli animali

Negli animali suscettibili all’infezione le brucelle causano principalmente aborto, pertanto tutti gli episodi abortivi richiedono un’indagine approfondita che consideri la possibilità di isolare brucelle come agenti eziologici delle infezioni.

L’isolamento di brucelle può essere tentato da tutti i tessuti; tuttavia quelli più importanti, soprattutto dopo un aborto, sono la placenta (i cotiledoni), i tessuti fetali (il contenuto dell’abomaso, il polmone e il fegato), i tamponi vaginali, i linfonodi e il latte.

I campioni contaminati da brucelle, seminati prima in terreni di arricchimento oppure direttamente in terreni selettivi per l’isolamento, dopo 3-4 giorni di incubazione a 37°C determinano in terreni solidi lo sviluppo di colonie a crescita lenta, piccole, lucenti e trasparenti se in forma S, opache e rugose se in forma R. Nei terreni liquidi la crescita delle brucelle determina un lieve intorbidamento e la formazione di un leggero sedimento sul fondo facilmente riconducibile in sospensione.

Le colonie isolate costituite da batteri cocco-bacillari Gram negativi devono essere sottoposte a una serie di prove di laboratorio per la tipizzazione presuntiva del genere e per l’identificazione finale di specie e biotipo (Alton et al., 1988, OIE Manual 2016).

Negli animali in vita e anche in applicazione dei piani di eradicazione e controllo, si ricorre ai test sierologici che, in maniera indiretta, attraverso la titolazione di specifici anticorpi, sono in grado di svelare il contatto con l’antigene. I test sierologici fino a oggi utilizzati si basano sulla reattività antigene-anticorpo, osservabile in vitro direttamente o indirettamente. Purtroppo, a tutt’oggi non esiste un test che abbia una sensibilità e specificità del 100%, anche se il livello di concordanza in alcuni casi ha raggiunto il 99,9%, come nel caso della Fissazione del Complemento (FdC), della Sieroagglutinazione rapida (SAR) e dell’ELISA indiretta.

Lo sviluppo della tecnologia molecolare del DNA (PCR e RT-PCR) e la sua applicazione per l’identificazione e la differenziazione delle specie e dei ceppi di Brucella (PCR-RLFP), ha notevolmente migliorato i test diagnostici, riducendone soprattutto i tempi di analisi. La PCR ha trovato numerose applicazioni nel campo della diagnosi della malattia, nella caratterizzazione degli isolati, e ancor più il sequenziamento (WGS, NGS, MLVA), contribuiscono notevolmente nelle indagini di epidemiologia molecolare e studi tassonomici.

Profilassi

In Italia e in molti Paesi europei non è ammessa la vaccinazione degli animali per brucellosi, se non dietro richiesta di autorizzazione concessa in deroga dalle autorità sanitarie nazionali e comunitarie, essendo in atto l’eradicazione della malattia. I piani ufficiali di eradicazione si basano unicamente sull’individuazione sierologica dei soggetti infetti e sul loro abbattimento. Tuttavia, in alcune aree circoscritte, al fine di abbassare la prevalenza dell’infezione e per un periodo limitato, è stato talvolta concesso l’uso di vaccini, in particolare B.abortus S19 o B.abortus RB51 e B.melitensis Rev.1, che sono vaccini di comprovata efficacia rispettivamente nei bovini e nei confronti di B.melitensis e B.ovis nelle pecore e nelle capre.

Diagnosi nell’uomo

La diagnosi di brucellosi nell’uomo si basa sull’anamnesi (professione, contatti con animali, viaggi in aree endemiche, ingestione di alimenti ad alto rischio, come i prodotti caseari non pastorizzati), sulla sintomatologia e sui risultati dei test sierologici. La diagnosi definitiva si ottiene con le emocolture, la PCR, le colture midollari o di altri tessuti. L’esame sierologico routinario è la sieroagglutinazione di Wright, che si positivizza in genere tra il 6° e il 10° giorno di malattia. Il valore di 1:80 è considerato come soglia di positività. Le diluizioni devono comunque essere spinte almeno fino a 1:640, in quanto sieroagglutinazioni apparentemente negative possono essere dovute ad un eccesso di anticorpi che, a basse diluizioni, impediscono la formazione dell’agglutinato (fenomeno di prozona). In caso di positività non significativa è bene effettuare il test di Coombs per rivelare la presenza di anticorpi incompleti. L’isolamento del microrganismo si esegue con l’emocoltura, avendo cura di osservare le subculture per almeno un mese, a causa della lenta crescita del microrganismo.

I sintomi principali sono:

  • febbre elevata (nella forma acuta)
  • artralgie diffuse
  • profusa sudorazione (soprattutto notturna)
  • aumento di volume del fegato e della milza

Tuttavia, soltanto i dati sierologici e batteriologici permettono di escludere altre affezioni caratterizzate da febbre ed epatosplenomegalia (febbre tifoide, mononucleosi infettiva, malaria in fase iniziale, ecc.).

L’esame emocromocitometrico evidenzia generalmente un numero di globuli bianchi normale o ridotto, in entrambi i casi con formula leucocitaria orientata verso la linfocitosi. Frequente, anche nei casi non complicati, registrare un modesto incremento delle transaminasi. L’aumento della VES (velocità di eritrosedimentazione) è quasi sempre di modesta entità.

Prevenzione

La brucellosi è una delle zoonosi più diffuse in tutto il mondo. L’uomo contrae l’infezione attraverso il contatto diretto o indiretto con gli animali infetti o con loro prodotti. L’infezione può trasmettersi anche per via alimentare, con il consumo di latte fresco proveniente da animali infetti e non sottoposto a trattamento termico, e di formaggi freschi o a stagionatura inferiore ai 72 giorni e preparati con latte infetto non pastorizzato

La brucellosi è anche una patologia occupazionale e riguarda soprattutto quanti lavorano a contatto con animali infetti, quindi contadini, allevatori di bestiame, veterinari, lavoratori dei macelli. La trasmissione in questo caso può avvenire, oltre che per via alimentare, anche per contatto con i tessuti, sangue, urine, secreti vaginali, lochiazioni, feti abortiti e soprattutto placente (la placenta costituisce un tessuto d’elezione per la localizzazione delle) e/o per via aerogena nelle stalle, nei laboratori e nei macelli.

Il controllo della malattia negli animali si effettua attraverso l’esame sierologico e l’abbattimento dei capi positivi. Considerando le vie di trasmissione, risulta evidente che la prevenzione della malattia consiste nel rispetto di alcune semplici regole, quali evitare il consumo di latte crudo e suoi derivati, applicare una accurata disinfezione delle stalle dopo l’abbattimento dei capi infetti, rispettare le norme di bio-sicurezza negli allevamenti ed evitare movimentazioni di animali senza i controlli previsti dalla normativa vigente.

Piani di eradicazioni e azioni di controllo

Nei paesi dell’Unione Europea è obbligatorio controllare periodicamente tutti gli allevamenti bovini, bufalini ed ovi-caprini mediante prove sierologiche eseguite su animali puberi in considerazione della patogenesi dell’infezione. Nel caso di riscontro di positività in un allevamento (focolaio) la brucellosi deve essere eliminata nel minor tempo possibile, tramite l’abbattimento obbligatorio degli animali positivi, considerata l’alta infettività per l’uomo e per gli altri animali sieronegativi presenti all’interno dell’allevamento. In base alle qualifiche sanitarie delle regioni o delle singole province, i controlli sono pianificati secondo la normativa vigente. La prova ufficiale utilizzata in Italia per la diagnosi di brucellosi negli animali è la SAR (siero agglutinazione rapida), confermata da FdC (Fissazione del complemento). Nelle regioni U.I. il controllo è effettuato anche mediante ELISA eseguita su latte di massa con cadenza definita in piani regionali.

La sorveglianza viene garantita anche tramite la sorveglianza degli animali macellati al mattatoio (c.d. ispezione ante mortem e post mortem), con eventuale isolamento in laboratorio di Brucella spp.

Il controllo periodico dei bovini si effettua su animali da 12 mesi di età in poi, e sugli ovi-caprini, dai 6 mesi di età in poi, tramite SAR e, in caso di positività a questa prima prova, con FdC; in particolare nelle regioni italiane non ufficialmente indenni sono previsti due controlli annuali in tutti gli allevamenti bovini e bufalini ufficialmente indenni ed un controllo annuale in tutti gli allevamenti ovi-caprini ufficialmente indenni. Il piano prevede oltre all’abbattimento dei capi sierologicamente positivi, anche l’esclusione dal consumo umano del latte proveniente da animali positivi e la pastorizzazione del latte proveniente da animali negativi, appartenenti ad allevamenti infetti.

Inoltre, devono essere applicate le misure di biosicurezza all’interno degli allevamenti infetti (isolamento degli animali positivi dal resto della mandria, in attesa di essere inviati al mattatoio, disinfezioni delle stalle, bonifica dei pascoli ecc.) per evitare il diffondersi dell’infezione.

Di seguito si indicano i principali riferimenti normativi:

  • Decreto Legislativo, D.L. 22 maggio 1999, n. 196. Attuazione della direttiva 97/12/CE che modifica e aggiorna la direttiva 64/432/CEE relativa ai problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.146, 24/6/1999.
  • Decreto del Ministero della Salute. D.M. 2 luglio 1992, n. 453. Regolamento concernente il piano nazionale per la eradicazione della brucellosi negli allevamenti ovini
  • Decreto del Ministero della Salute. D.M. 27 agosto 1994, n. 651. Regolamento concernente il piano nazionale per la eradicazione della brucellosi negli allevamenti bovini. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 277, 26/11/1994
  • Ordinanza del Ministero della Salute. O.M. 28 maggio 2015. Misure straordinarie di polizia veterinaria in materia di tubercolosi, brucellosi bovina e bufalina, brucellosi ovi-caprina, leucosi. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 144, 24/6/2015.

Link utili


Dati epidemiologici

La situazione attuale in UE e nel mondo

La brucellosi è una zoonosi diffusa in molte comunità di tutto il mondo. Solo alcuni stati del nord, del centro ed est Europa sono liberi dalla malattia (Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, Olanda, Belgio, Austria, Svizzera, Polonia), come anche il Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, che sono indenni dalla brucellosi nei ruminanti. La brucellosi persiste negli stati europei e africani (Africa sub-Sahariana) che affacciano sul Mediterraneo e nei Balcani, oltre che in numerosi Paesi asiatici (Cina, India) e del sud America (Perù, Messico e Argentina).

Per approfondire sull’argomento si consigliano i seguenti indirizzi e articoli:

  • OIE –Brucellosis 
  • EU - Brucellosis
  • Wareth G. Abdeen A., Ali H., Bardenstein S., Blasco J.M., Cardoso R., Corrêa De Sá M.I., Cvetnić Z., De Massis F., El-Diasty M., Ekateriniadou L., Gürbilek S.E., Ferreira A.C., Garin-Bastuji B., Garofolo G.,. Hamdy M.E.R, Hellal J., Juma A., Katsiolis A., Koleci X., Kornspan D., Krt B., Laušević D., Melzer F., Moustafa S., Njeru J, Ocepek M., Sacchini F., Sakhria S., Šerić-Haračić S., Špičić S., Sprague L.D., Tittarelli M., Villari S. Neubauer H., 2019 Brucellosis in the Mediterranean countries: history, prevalence, distribution, current situation and attempts at surveillance and control. OIE Technical series. Vol. 12 OIE, Paris. ISBN 978-92-95115-02-6

In Italia

I dati sulle popolazioni animali in Italia sono raccolti nella Banca Dati Nazionale (BDN) informatizzata dell’anagrafe zootecnica, applicativo disponibile presso il portale unico dei sistemi informativi veterinari. I dati relativi alle singole aziende sono registrati nel sistema da operatori individuati nell’ambito di Enti pubblici (Ministero, Regioni, ASL), oppure dagli stessi allevatori. Grazie ai sistemi informativi messi a disposizione dal Ministero della Salute è possibile conoscere in tempo reale quali sono le regioni/province ufficialmente indenni (U.I.), quanti sono i focolai di brucellosi nelle province non ufficialmente indenni ed altre informazioni sullo stato sanitario delle aziende italiane.

Complessivamente rispetto alla brucellosi, l’Italia risulta divisa in modo piuttosto netto, con le regioni del nord Italia che risultano U.I. da anni, mentre in alcune regioni del centro e soprattutto del sud Italia, la brucellosi persiste con una prevalenza particolarmente elevata in alcune province. E’ possibile verificare la situazione aggiornata dei territori UI e i dati sui focolai ai seguenti link:


Raccomandazioni

La brucellosi è una zoonosi che viene trasmessa per via alimentare mediante il consumo di alimenti prodotti con latte crudo contaminato e suoi derivati, oppure è una malattia professionale delle categorie a rischio.
Pertanto si consiglia di:

  1. evitare di consumare alimenti derivati da latte crudo provenienti dalle regioni in cui la malattia è endemica
  2. rispettare le norme di biosicurezza negli allevamenti
  3. movimentare gli animali nel rispetto della normativa vigente
  4. utilizzare i dispositivi di sicurezza quando si manipolano animali, organi o matrici potenzialmente infetti


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