La scabbia è una malattia della pelle più diffusa di quanto si creda. Colpisce ogni anno nel mondo milioni di persone senza distinzioni di sesso ed etnia


La scabbia è un’infestazione dovuta a un acaro parassita, lo Sarcoptes scabiei var. homini. Il suo ciclo evolutivo si compie interamente nell’uomo: dopo l’accoppiamento il maschio adulto rimane sulla cute mentre la femmina depone le uova sotto la superficie cutanea, dove vive in genere 30 giorni. Le larve attive emergono dopo 3-4 giorni e invadono la cute circostante, che appare arrossata e rilevata. Il sintomo più comune è il prurito intenso.

La scabbia non è bella da vedersi, perché provoca il grattamento e per questo può super-infettare la pelle, ma resta una patologia banale, per la quale si dispone di farmaci efficaci e a basso costo.

Nell’ultimo decennio in Italia si è riscontrato un aumento dei casi probabilmente a causa della crescente diffusione dei viaggi in Paesi ove la malattia è più diffusa. I fattori che ne favoriscono la diffusione sono la scarsa igiene e la vita in comunità, per esempio sono stati osservati casi di scabbia nelle case di riposo, nei dormitori e nelle scuole materne.

Fonte: IPASVI, Infermieri per la salute.

La fonte più comune di trasmissione della scabbia è il contatto diretto e prolungato con un individuo infestato. Occorrono da 15 a 20 minuti di contatto perché si verifichi la trasmissione. La trasmissione è frequente tra le persone che vivono a stretto contatto: all'interno di una famiglia, negli istituti di lunga degenza, asili nido, caserme, ecc. E’, inoltre, relativamente semplice trasmettere la scabbia al partner sessuale, ma, a differenza di altre malattie sessuali (come la gonorrea o la sifilide) che si trasmettono dopo un breve contatto sessuale, la scabbia avviene ha bisogno di un contatto prolungato, come aver trascorso la notte insieme nello stesso letto.

L’acaro riesce a vivere fino a 1 o 2 mesi se è a contatto con l’essere umano o con un animale a sangue caldo, ma non sopravvive più di 48-72 ore se lontano dall'uomo. Inoltre le larve muoiono se esposte a una temperatura superiore ai 50°C per 10 minuti.

Il contagio indiretto è raro, può avvenire attraverso il passaggio dell’acaro alla biancheria e lenzuola se sono stati contaminati da poco dal malato.

Il sintomo più comune è il prurito intenso, che in genere si manifesta soprattutto la notte e può essere così intenso da impedire di dormire. La cute appare arrossata per la presenza dei cunicoli che agli occhi di una persona non esperta possono essere confusi con un comune irritazione.

Nell’adulto l’infestazione si osserva prevalentemente a livello:

  • della parte inferiore dei glutei, nella piega dove si congiungono con la parte superiore delle cosce
  • della regione genitale maschile
  • della areola mammaria femminile
  • dell’ombelico
  • delle ascelle
  • dei fianchi
  • dei gomiti. 

Nei bambini l’infestazione spesso si presenta sotto forma di vescicole e interessa aree:

  • del volto
  • della testa
  • del collo
  • del cuoio capelluto
  • della pianta dei piedi
  • retroauricolari.

Se si sospetta la malattia si raccomanda di rivolgersi al medico e di non applicare alcun prodotto sulla pelle. L’uso improprio di alcuni prodotti, specialmente a base di cortisone, potrebbe determinare un miglioramento dei sintomi momentaneo ma non risolutivo e potrebbe rendere più difficile la diagnosi corretta.

La diagnosi è clinica. Il medico riconosce la scabbia osservando bene la cute, che appare sollevata in cordoncini, di 2-5 mm di lunghezza, prevalentemente a livello degli spazi tra le dita, sui polsi e sui gomiti, ma possono essere presenti anche sui piedi, sulle caviglie, sui genitali (nei maschi), sui capezzoli (nelle donne) e sul palmo delle mani.

Per confermare la diagnosi il medico potrebbe richiedere l’analisi al microscopio di piccoli frammenti di tessuto cutaneo prelevato in una zona nella quale si sospetta la presenza del parassita.

Il trattamento della scabbia è facile ed efficace; si basa su terapie orali o sull'applicazione di prodotti che uccidono l’acaro responsabile (acaricidi).

La terapia di prima scelta è a base di permetrina al 5% in crema da applicare su tutto il corpo e da rimuovere con acqua dopo 8-14 ore. In genere la terapia viene ripetuta a distanza di una settimana.
E' importante evitare il bagno caldo prima di applicare il trattamento sulla cute perché il bagno caldo, favorendo la dilatazione vascolare, favorisce l’assorbimento dell’acaricida e il suo passaggio nel circolo sistemico, rimuovendolo dalla sede di azione cutanea e aumentando il rischio di effetti indesiderati sistemici.

In alcuni casi può essere raccomandata invece della terapia locale una terapia per bocca. Il principio attivo usato in questi casi è l’ivermectina.

Al termine della cura può persistere il prurito (anche 15 giorni dopo la terapia) perché il trattamento uccide l’acaro ma il suo corpo rimane nella cute e continua a creare uno stimolo allergico. In questi casi il medico prescriverà un farmaco per il controllo del prurito. Per trattare il prurito si può ricorrere a emollienti in maniera intensiva oppure può essere necessario cambiare la terapia acaricida. Si consiglia di non ricorrere a docce troppo frequenti perché l’uso dei detergenti potrebbe seccare la cute peggiorando la sensazione di prurito.

Per prevenire un’epidemia si raccomanda di evitare il contatto diretto con le persone infestate. Inoltre è opportuno trattare tutti i familiari, chi abita nello stesso locale e il partner sessuale, anche se apparentemente queste persone non manifestano i sintomi della malattia. Inoltre andrebbero trattate le persone a stretto contatto con il nucleo familiare infestato, amici molto stretti, collaboratrici domestiche o compagni di classe dei figli, se frequentano la casa.

LaCircolare n. 4 del 13 marzo 1998: “Misure di profilassi per esigenze di sanità pubblica. Provvedimenti da adottare nei confronti di soggetti affetti da alcune malattie infettive e nei confronti di loro conviventi o contatti.”, in caso di infestazione da acaro della scabbia, prevede l'adozione di:

  • Provvedimenti nei confronti del malato

    Allontanamento della persona da scuola o dal lavoro fino al giorno successivo a quello di inizio della cura specifica. Non sono giustificati interventi straordinari, quali la chiusura dell'edificio o la disinfestazione. Per le persone ospedalizzate o istituzionalizzate, è previsto l’isolamento da contatto per 24 ore dall’inizio del trattamento.
  • Provvedimenti nei confronti di conviventi e di contatti

    Sorveglianza clinica per la ricerca di altri casi di infestazione; per i familiari e per i soggetti che abbiano avuto contatti cutanei prolungati con il caso è indicato il trattamento profilattico simultaneo.
    In caso di epidemie è indicato il trattamento profilattico dei contatti.
    Il rischio di diffusione tramite indumenti, biancheria da letto e asciugamani è basso, ma può aumentare in caso di scabbia crostosa. Si raccomanda, quindi, di Lenzuola, coperte e vestiti vanno lavati a macchina con acqua a temperatura maggiore di 60 °C; i vestiti non lavabili con acqua calda vanno tenuti da parte per una settimana, per evitare reinfestazioni. Locali, tappeti e mobili imbottiti utilizzati dalla persona affetta da scabbia devono essere puliti e aspirati dopo l’uso e il sacchetto dell’aspirapolvere immediatamente gettato. Materassi e ambienti domestici vanno disinfettati con strumenti a getto di vapore. Gli oggetti che non possono essere lavati ma che sono utilizzati dalla persona infestata devono essere tenuti chiusi in un sacchetto di plastica per un paio di giorni.

Le informazioni pubblicate in "La nostra salute" non sostituiscono in alcun modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.

Data di pubblicazione: 23 giugno 2015, ultimo aggiornamento 23 giugno 2015