La difterite è una malattia molto contagiosa. Rara nei paesi industrializzati, endemica in altre zone del mondo. In Italia dal 2000 cinque casi segnalati.


Difterite

La difterite è una malattia infettiva acuta, potenzialmente fatale, a notifica obbligatoria, causata da ceppi appartenenti alla specie Corynebacterium diphtheriae produttori di tossina. La tossina difterica, oltre a indurre necrosi tessutale locale, può diffondere attraverso il circolo sanguigno e raggiungere organi vitali causando gravi complicanze.

Nella forma più classica e grave, la difterite si presenta come malattia respiratoria che si manifesta a livello delle vie aeree superiori (naso, faringe, laringe, trachea), caratterizzata dalla formazione di pseudomembrane che, aderendo alle mucose, ostruiscono il passaggio di aria e causano la morte del paziente per soffocamento.

Esiste inoltre una forma di difterite cutanea, maggiormente diffusa nelle aree tropicali in soggetti indigenti, che si manifesta con la formazione di lesioni cutanee che tendono ad ulcerarsi.

Oltre a C. diphtheriae, altre due specie possono produrre la tossina difterica e sono Corynebacterium ulcerans e Corynebacterium pseudotuberculosis, entrambe rilevanti in ambito veterinario. Le infezioni umane da C. ulcerans, in aumento in Europa e negli Stati Uniti, si manifestano comunemente come ulcere cutanee e sono generalmente associate al contatto con animali infetti, sia da compagnia che da allevamento, e al consumo di latte crudo. Le infezioni umane causate da C. pseudotuberculosis sono molto rare e associate a esposizione professionale.

La difterite è ancora una malattia endemica in alcune aree del mondo, quali il Sud-Est Asiatico, diffusa soprattutto in India, Indonesia, Filippine, Malesia (dove sono state registrate anche epidemie), Nepal, Africa e Brasile, e i soggetti non vaccinati sono ad alto rischio di contrarre la malattia, in particolare se di età pediatrica. Anche in Europa, principalmente in alcuni paesi dell’Est (es. Lettonia), ma anche in UK, Francia, Germania e Italia, ogni anno, sono segnalati casi sporadici di difterite.

In Italia, negli ultimi anni sono stati segnalati casi di difterite sia respiratoria che cutanea.

Nel periodo 2000-2018, i casi di difterite, confermati microbiologicamente presso l’Istituto Superiore di Sanità, sono stati 5, tutti segnalati nel Nord Italia. Di questi, 3 erano casi di difterite respiratoria causati da C. ulcerans e 2 (uno di importazione) erano casi di difterite cutanea dovuti a C. diphtheriae. Nello stesso periodo sono stati segnalati anche 16 casi di infezione dovuta a ceppi di C. diphtheriae non produttori di tossina.

Per approfondire:

La difterite è una malattia molto contagiosa, che si trasmette da uomo a uomo per via aerea (starnuti, tosse) o per contatto diretto (lesioni cutanee).

Nel caso di C. ulcerans, la trasmissione diretta, da persona a persona, non è stata accertata; per questo patogeno è noto che gli animali domestici ed il consumo di latte non pastorizzato possono essere una probabile sorgente d’infezione.

Il periodo di incubazione dura da 2 a 5 giorni, ma occasionalmente può arrivare a 10 giorni. 

Quando l’infezione riguarda l’orofaringe, i primi sintomi sono mal di gola, perdita dell’appetito e febbre leggera. Entro 2-3 giorni, sulla superficie delle tonsille e della gola si forma una caratteristica membrana grigiastra, dai margini infiammati.

Talvolta queste lesioni possono sanguinare e assumere un colore verdastro o nero. Altri sintomi associati all’infezione possono essere gonfiore del collo con ingrossamento dei linfonodi e ostruzione delle vie aeree.


La difterite è una malattia infettiva che, se non viene trattata tempestivamente, può causare gravi complicanze a carico del miocardio (aritmie, con rischio di arresto cardiaco, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva) e del sistema nervoso periferico (polineurite).

La diagnosi della difterite si basa sull'esame clinico e viene confermata microbiologicamente dall’isolamento del batterio dai materiali biologici prelevati nei siti interessati dall’infezione (es. faringe, naso, pseudomembrane).

La diagnosi differenziale va effettuata con le seguenti patologie: faringiti batteriche e virali, mononucleosi infettiva, sifilide orale, candidosi, angina di Vincent (lesione ulcerativa-necrotica della bocca causata da altri batteri).

Se il medico sospetta un caso di difterite, la terapia deve essere iniziata immediatamente, prima ancora che i risultati dei test siano disponibili, e la persona deve essere messa in isolamento per evitare che contagi altre persone. 

La terapia si basa sulla somministrazione di siero antidifterico (DAT) e di antibiotici.

Gli anticorpi (antitossina) contenuti nel siero servono a neutralizzare la tossina difterica presente nel circolo sanguigno prima che questa si fissi ai tessuti provocandone la necrosi. 

La difterite è una malattia prevenibile con il vaccino antidifterico, costituito da tossina difterica resa non tossica (anatossina o tossoide) mediante trattamenti chimici.

La prevenzione della difterite si basa sulla vaccinazione dei bambini nel primo anno di vita (ciclo di base a 3 dosi), utilizzando prodotti combinati in cui la componente antidifterica è associata ad altre componenti, come il vaccino esavalente (pertosse, tetano, difterite, poliomielite, epatite virale B e Haemophilus influenzae B).

Successivamente vengono eseguiti due richiami, all’età di 5-6 e a 11-18 anni, generalmente in combinazione con i vaccini contro tetano, pertosse e polio. A ciclo ultimato, la vaccinazione antidifterica conferisce una protezione duratura, anche se non permanente, che tende a diminuire nel corso degli anni. Studi di siero-epidemiologia condotti in Europa, inclusa l’Italia, hanno dimostrato che la popolazione giovanile e quella adulta hanno livelli anticorpali non protettivi.

Per questo motivo, la difterite si può manifestare anche in soggetti precedentemente vaccinati. Ad oggi, le raccomandazioni a livello internazionale (OMS), recepite anche in Italia, prevedono un richiamo con il vaccino anti-difterite ogni dieci anni dall’ultima vaccinazione.

Per approfondire


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Data di pubblicazione: 7 gennaio 2013, ultimo aggiornamento 25 marzo 2019