Il tumore della cervice uterina si può prevenire. Importante scoprire le lesioni precancerose prima che evolvano in carcinoma


immagine rappresentante l'apparato genitale femminile

Il cancro della cervice uterina è un tumore della sfera genitale femminile che colpisce la parte più esterna dell’utero (detta anche collo o portio), quella cioè facilmente esplorabile con la visita ginecologica.
Si tratta di una forma tumorale il cui impatto si è drasticamente ridotto, nei Paesi industrializzati, negli ultimi 30 anni grazie alla prevenzione attuata dall’uso del Pap-test nei programmi di screening.

Nonostante ciò, il tumore è al secondo posto nel mondo, dopo la mammella, tra i tumori che colpiscono le donne. Sono circa 2.200 i casi di tumore della cervice uterina attesi nel 2016 (AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2016). La probabilità di sopravvivenza a 5 anni per i carcinomi cervicali è aumentata negli ultimi 20 anni di 8 punti percentuali (dal 63 al 71%). Superato il primo anno dalla diagnosi la probabilità di sopravvivere per altri 5 anni aumenta notevolmente (dal 77% al 92%).

Il cancro della cervice uterina, in genere, non dà sintomi nelle fasi più precoci di sviluppo: per questa ragione è importante mettere in atto misure preventive che consentano di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma.

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Il cancro della cervice uterina, ai suoi stadi iniziali, il più delle volte non dà alcun sintomo. In genere i primi segnali di allarme sono:

  • sanguinamento vaginale (specie dopo un rapporto sessuale), talvolta accompagnato da secrezioni maleodoranti
  • dolore nella parte bassa dell’addome

Quando il tumore è in fase più avanzata possono presentarsi sintomi dovuti alla crescita del tumore e, quindi, al coinvolgimento degli organi adiacenti:

  • costipazione
  • sangue nell’urina
  • dolore alle ossa e alla schiena
  • gonfiore di una delle gambe
  • perdita di appetito e di peso
  • stanchezza.

Il cancro della cervice uterina è il primo tumore per cui sia stata riconosciuta una causa infettiva. Origina infatti da lesioni causate da infezioni da Papillomavirus umano (HPV), un virus molto comune che si trasmette prevalentemente per via sessuale.

Esistono oltre 100 tipi di Papillomavirus: alcuni di essi sono responsabili di lesioni benigne come i condilomi (HPV tipo 6 e 11), altri sono in grado di produrre lesioni pre-invasive (displasie) e invasive, cioè il tumore della cervice uterina (specie i virus di tipo 16 e 18).

L'infezione da Papillomavirus è la più frequente tra le infezione sessualmente trasmesse. Tuttavia, soltanto una piccola parte delle infezioni (circa il 10%) può evolvere verso forme tumorali, specie in presenza di alcuni cofattori (fumo di sigaretta).
La maggior parte delle infezioni, invece, è transitoria e guarisce spesso spontaneamente.
In genere il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è lungo (alcuni 5 anni); perchè si sviluppi il tumore della cervice vero e proprio possono invece occorrere decenni.
Questi lunghi tempi consentono di attuare con efficacia i test di screening (pap-test e test virale) e di avere ottimi risultati in termini di prevenzione. Ovviamente, l’adesione al programma nazionale di vaccinazione HPV consentirà un maggior livello di protezione della popolazione vaccinata.

La diagnosi di cancro del collo dell’utero si avvale di diverse indagini:

  • la visita ginecologica è il cardine della diagnostica, poiché si basa sulla facile visibilità ed esplorabilità del collo dell’utero
  • la colposcopia è un esame di approfondimento diagnostico che, mediante una fonte luminosa ed un sistema di ingrandimento, visualizza le aree a maggior rischio
  • la biopsia consiste in un prelievo di tessuto delle aree in cui si sospetta la presenza di cellule tumorali. In genere viene eseguita contestualmente alla colposcopia
  • la tac e la risonanza magnetica sono impiegate per valutare se e quanto il tumore è esteso.

 

Il tipo di terapia impiegata nei pazienti con cancro del collo dell’utero dipende soprattutto dallo stadio del tumore.
A seconda dei casi può comprendere:
  • la chirurgia: il grado di aggressività dell’intervento dipende dall’estensione del tumore. La conizzazione, cioè la rimozione di un “cono” di tessuto in corrispondenza della lesione, può essere attuata solo in alcuni selezionati casi molto iniziali.
    Negli altri casi, cioè quando il tumore è di piccole dimensioni (<4cm) e confinato alla portio, il trattamento chirurgico consiste nella isterectomia radicale: rimozione di tutto l’utero cervice uterina, annessi, delle parti immediatamente circostanti (paramètri) e dei linfonodi regionali.
    I tumori estesi agli organi adiacenti (vescica e retto) di solito vengono trattati con protocolli di radio-chemioterapia e molto raramente, in situazioni selezionate, con procedure chirurgiche ultra-radicali
  • la radioterapia: consiste nell’utilizzo di radiazioni per distruggere le cellule tumorali presenti nell’organismo. Può essere somministrata in maniera tradizionale dall’esterno o dall’interno: in tal caso un dispositivo in grado di emettere radiazioni viene inserito nel canale vaginale in modo da colpire selettivamente l’area interessata dal tumore e ridurre gli effetti collaterali
  • la chemioterapia: è in genere impiegata nelle forme più avanzate di cancro della cervice. Specie per rallentare la progressione del cancro e alleviarne i sintomi.

Il cancro della cervice uterina, specie nella sua fase avanzata, può presentare numerose complicanze.
Le più comuni sono:

  • dolore e sanguinamento: come altre forme tumorali, quando il tumore della cervice uterina si diffonde a terminazioni nervose, ossa, muscoli o rami artero-venosi può causare, rispettivamente, dolore o sanguinamenti profusi
  • insufficienza renale: in alcuni casi, il cancro in stadio avanzato può coinvolgere o comprimere l’uretere (il canale che collega i reni alla vescica), bloccando il flusso di urina in uscita dai reni
  • trombosi venosa profonda: come altre forme di cancro, il cancro della cervice rende il sangue meno fluido e ciò facilita la formazione di coaguli di sangue (trombi) che possono ostruire le vene (spesso delle gambe)
  • fistole: il tumore può danneggiare i tessuti che dividono i diversi organi e produrre una via di comunicazione tra due organi che fisiologicamente sono separati (fistola). Le fistole più comuni nel caso di cancro della cervice uterina sono quelle tra vagina e vescica e tra vagina e intestino retto.

 

Il cancro della cervice uterina può essere efficacemente prevenuto sia attraverso la diagnosi precoce, sia mediante la vaccinazione contro il Papillomavirus.

Il test impiegato finora nello screening per il cancro del collo dell’utero è il Pap-test, che consiste in un prelievo di una piccola quantità di cellule del collo dell’utero eseguito strofinando sulle sue pareti una spatolina e un tampone.

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Data di pubblicazione: 13 novembre 2013, ultimo aggiornamento 13 aprile 2017