Ministero della Salute

Protezione animali utilizzati a fini scientifici

Ultimo aggiornamento:  7 aprile 2016

Protezione animali utilizzati a fini scientifici

1. Cos'è la "Sperimentazione animale"?

Con il termine “Sperimentazione Animale” si indicano tutte le tecniche di ricerca che prevedono l’impiego di animali vivi a scopo scientifico; tale utilizzo può avvenire in ambito farmacologico, fisiologico, fisiopatologico, biomedico e biologico. I vantaggi che la ricerca medica ha ottenuto grazie ai test sugli animali sono materia di continuo dibattito e, al riguardo, si registrano opinioni ampiamente divergenti: da un lato, secondo i sostenitori della sperimentazione animale, sarebbe troppo rischioso valutare gli effetti di una molecola, di un farmaco, di una pratica medica direttamente sull’uomo, senza un feedback precedente dal mondo animale; dall’altro, i contrari alla sperimentazione considerano il ricorso al modello animale in ambito scientifico come una prevaricazione del genere umano sulle altre specie esistenti e sostengono che i risultati ottenuti non possano essere considerati validi sulla specie umana.

2. È ancora necessaria la Sperimentazione Animale?

Allo stato attuale, in nessun ambito della ricerca che coinvolge la biologia animale si può sostituire il modello animale. Tuttavia, oggi vengono utilizzati metodi in grado di ridurre il numero di animali impiegati e migliorare le loro condizioni di vita, usando tutti le tecniche possibili per diminuire il grado di sofferenza che tale pratica scientifica può causare nei soggetti sperimentali. L’attenzione riservata dalla comunità scientifica a questo importante aspetto della ricerca ha dato luogo al “principio delle tre R”: Replacement, Reduction, Refinement, elaborato nel 1959 da due accademici britannici, Rex Burch e William Russell: per rendere più eticamente accettabile la sperimentazione sull'animale sarebbe necessario considerare la possibilità di sostituire [Replacement] la pratica della vivisezione con altre metodologie altrettanto efficaci. Quando ciò non è possibile è almeno auspicabile ridurre [Reduction] il numero delle sperimentazioni e raffinare i metodi [Refinement], per evitare la sofferenza e lo stress degli animali.

3. Cosa sono i “metodi alternativi”?

Per metodi alternativi si intendono le procedure che permettono di ridurre, o addirittura sostituire, l'animale nella sperimentazione, ma anche di limitarne o eliminarne le sofferenze. Ai sensi della nuova direttiva europea (Direttiva n. 2010/63/UE), i ricercatori devono utilizzare metodi di sperimentazioni alternativi a quelli in vivo purché siano preventivamente approvati dalla legislazione europea attraverso un preciso iter di validazione. Ad oggi, in alcuni ambiti, gli animali sono stati totalmente sostituiti: è il caso dei test di tossicità nel settore cosmetico. Moderne tecniche di imaging (TAC e risonanza magnetica ad esempio) sono utilizzate nello studio del cervello umano in sostituzione agli esperimenti sui primati, colture in vitro di cellule e tessuti umani trovano impiego nella sperimentazione di nuovi farmaci, mentre altri metodi basati direttamente sull’uomo (ricerca clinica, epidemiologia, statistica etc.) si stanno rivelando efficaci nello studio delle malattie.

4. Cosa prevede la normativa europea?

La direttiva 2010/63/UE, che sostituisce la direttiva 86/609/CEE a decorrere dal 1° gennaio 2013, è in linea con la politica dell'Unione europea che mira a limitare quanto più possibile la sperimentazione animale e ad eliminarla completamente nei casi in cui non sia strettamente necessaria.
Il 3 marzo 2015 è stata presentata alla Commissione europea la petizione "Stop Vivisection", sottoscritta da 1,17 milioni di cittadini europei, per chiedere l’abrogazione della direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e presentare una nuova proposta che abolisca l'uso della sperimentazione su animali entro il 2020.
La Commissione, nel condividere la graduale abolizione della sperimentazione come obiettivo ultimo della legislazione europea, ha ribadito invece come il mantenimento di quest’ultima garantisce un livello elevato di tutela degli animali: la sua abrogazione lascerebbe un vuoto normativo che renderebbe gli animali più vulnerabili e ostacolerebbe le prospettive di sviluppo di metodi alternativi. Inoltre, il tempo trascorso dall'entrata in vigore della direttiva non consente ancora di trarre conclusioni obiettive in merito alla sua efficacia.
Una prima valutazione della capacità della direttiva di raggiungere gli obiettivi prestabiliti sarà effettuata nel 2019, quando dovranno essere presentate le relazioni sulla sua attuazione.

5. È ancora consentita la sperimentazione dei cosmetici sugli animali?

No. Dall’11 marzo 2013 è in vigore il divieto totale nell'UE di sperimentazione dei cosmetici sugli animali dopo un periodo di graduale eliminazione dei test in Europa. Dalla stessa data i cosmetici sperimentati sugli animali non possono più essere commercializzati nell'Unione europea. L'entrata in vigore del divieto completo di commercializzazione costituisce un segnale importante del valore che l'Europa attribuisce al benessere degli animali. La Commissione continua a sostenere lo sviluppo di metodi alternativi e a dialogare con i paesi terzi per convincerli a seguire l'Europa sulla stessa strada.

6. Qual è il ruolo del Ministero della salute?

Il Ministero della salute rilascia l’autorizzazione alla sperimentazione su animali, a seguito della valutazione tecnico-scientifica dei progetti effettuata dagli organi valutatori (Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Superiore di Sanità o altri enti con specifiche competenze). I progetti non potranno essere avviati prima di aver ricevuto una valutazione favorevole, che dimostri che l'uso di animali è giustificato e che i benefici previsti superano i danni causati agli animali.

7. Come si richiede l’autorizzazione per un progetto di ricerca?

A partire dal 5 Ottobre 2015 le richieste di autorizzazione per i progetti di ricerca che prevedono l'utilizzo di animali a fini scientifici ai sensi del D. Lgs. 4 Marzo 2014, n. 26, devono essere inviate attraverso l’apposito modulo informatizzato disponibile all’interno della Banca Dati Telematica della Sperimentazione Animale.


Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari - Ministero della salute