All’alba del 17 maggio 2012 i Carabinieri del NAS di Catanzaro, insieme a militari dei Nuclei di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, dei Comandi Provinciali di Catanzaro e Vibo Valentia e al personale del Corpo Forestale dello Stato del Comando Provinciale di Vibo Valentia, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, relativo all’invaso artificiale “ALACO”, ubicato al confine tra le provincie di Catanzaro e Vibo Valentia, dell’impianto di potabilizzazione dell’acqua, nonché di 57 strutture (serbatoi, sorgenti, pozzi, partitori, ecc.) tutte facenti parte dello schema idrico dell’acquedotto dell’Alaco, dislocate su tutto il territorio delle suddette provincie.

L’indagine, avviata nell’anno 2010 dal NAS di Catanzaro, è scaturita dalle numerose lamentele pervenute sull’acqua per uso potabile distribuita dalla rete idrica pubblica facente capo al citato invaso artificiale, che rifornisce la quasi totalità dei comuni della Provincia di Vibo Valentia ed alcuni comuni del basso jonio soveratese, in Provincia di Catanzaro.

L’attività investigativa ha principalmente riguardato la gestione del servizio idrico.

Contestualmente ai sequestri sono stati notificati 26 avvisi di garanzia, diretti ai vertici ed al personale tecnico della società di gestione delle risorse idriche, ai responsabili degli uffici preposti alla vigilanza sul servizio idrico di 2 A.S.P. calabresi e dell’ARPACAL, nonché a dirigenti regionali e comunali.

A carico dei primi, ritenuti responsabili di aver gestito in modo difforme dalle normative di settore il servizio loro affidato, provocando così la distribuzione per uso potabile di acqua inquinata, sono stati ipotizzati reati che spaziano dall’avvelenamento colposo di acque destinate al consumo umano, all'inadempienza contrattuale nelle pubbliche forniture, fino alla falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità.

Per gli altri il reato ipotizzato è l’omissione di atti d’ufficio, per aver omesso di predisporre i dovuti controlli sul servizio idrico, previsti dalla specifica normativa e/o di esercitare i poteri sostitutivi in caso di inerzia delle autorità locali nell’adozione dei necessari provvedimenti.

Inoltre avvisi di garanzia sono stati notificati anche ad alcuni sindaci per aver erogato acqua per il diretto consumo umano non conforme.


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Data di pubblicazione: 17 maggio 2012, ultimo aggiornamento 16 gennaio 2013