Pubblichiamo di seguito il testo dell’intervento del Ministro della Salute Renato Balduzzi all’apertura del Primo Congresso Nazionale della Chirurgia Italiana il 23 settembre, in corso a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, fino al 27 settembre. 19 Società scientifiche nazionali di area chirurgica hanno rinunciato per la prima volta al loro evento annuale per unirsi in un unico congresso congiunto finalizzato a creare un evento rappresentativo dell’identità chirurgica italiana.

 

<<Signor Presidente della Repubblica,

illustri Professori e Chirurghi,

è per me un onore ed una soddisfazione rivolgere il mio saluto a voi, alla Autorità presenti e a tutti i partecipanti al Primo Congresso nazionale della Chirurgia italiana, che vede riunite 19 Società Scientifiche Nazionali di area chirurgica. Si apre oggi un evento di grande portata e che avrà effetti rilevanti sul futuro scientifico e sanitario del nostro Paese. Sono certo che questo Congresso potrà rappresentare un’importante occasione di dialogo e di confronto scientifico di ampio respiro, ponendo al centro i temi della qualità professionale, dell’innovazione, della trasmissione delle conoscenze.

Il lungo percorso che consente oggi alla chirurgia di celebrare tanti successi e di offrire  avanzamenti scientifici ed assistenziali non è stato privo di ostacoli e anche di momenti difficili, ma sempre ha catalizzato intorno a sé energie intellettuali ed attive nella prassi. Benessere delle persone e progresso della scienza medica sono state e sono, nella coscienza collettiva prima ancora che nelle carte fondatrici delle organizzazioni sanitarie, strettamente interdipendenti.

Grazie a tecniche operatorie sempre più perfezionate, a modalità di disinfezione e di sterilizzazione, alla stretta collaborazione con altre discipline, all’informatizzazione delle tecniche e degli strumenti, si sono compiuti in questi ultimi decenni enormi passi in avanti. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un profondo cambiamento, legato alle possibilità offerte dall’informatica biomedica, alle nuove tecnologie endoscopiche e ai dispositivi miniaturizzati, alla combinazione di competenze multispecialistiche. Oggi è possibile intervenire e correggere molte situazioni cliniche e per condizioni del paziente impensabili fino a pochi anni fa. Si sono così salvate tante vite e si è migliorata la qualità di vita di tante persone di ogni età e classe di rischio, non di rado portatrici di multiple condizioni patologiche.

La tecnica è importante, ma decisiva resta la professionalità del chirurgo, la sua preparazione, l’esperienza, l‘abnegazione, la sensibilità e capacità di osservazione e di ascolto. Anche i pazienti sono cambiati: in passato essi si “affidavano” alle sapienti mani degli operatori, oggi sono molto più attenti, informati e consapevoli dei loro diritti. L’umanizzazione di una medicina fortemente tecnologizzata è diventata il banco di prova della qualità delle strutture sanitarie, oltre che materia di insegnamento anche curriculare e criterio per assegnare riconoscimenti di eccellenza alle strutture stesse.

L’attività chirurgica nel nostro Paese è oggi imponente, con volumi di attività che rappresentano il 40% della totalità dei ricoveri ospedalieri, pari a 4.2 milioni di ricoveri, dei quali 1,3 milioni in day surgery (anno 2010).

Si tratta di attività complesse, per la necessità di coordinamento tra diverse professionalità, l’urgenza con cui spesso occorre agire, la mole di informazioni richieste, l’elevato livello tecnologico, la molteplicità di “punti critici” del processo assistenziale.

Proprio la consapevolezza di questa complessità e di questi profondi mutamenti ci conduce verso nuove strade: il trasferimento nella pratica clinica dei risultati delle ricerche con solide basi scientifiche, lo sforzo costante per la misurazione ed il miglioramento della qualità, le strategie del governo clinico, l’appropriato utilizzo delle risorse, l’approccio globale verso i bisogni delle persone.

Il recente decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute, ha aperto alcune importanti novità proprio sui temi della responsabilità professionale (contribuendo a creare un contesto normativo e giurisprudenziale più sereno e capace di attenuare comportamenti di cosiddetta medicina difensiva), del governo clinico (inteso come coinvolgimento più stretto dei professionisti nella vita e nelle decisioni delle aziende sanitarie) e della valorizzazione dell’assistenza territoriale, utile anche per dare sostegno al percorso post intervento.

Anche il prossimo regolamento sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliere, previsto dall’articolo 15 del d.-l. n. 95 convertito nella legge 7 agosto 2012, n. 135, recherà indicazioni rilevanti per assicurare la migliore organizzazione dei nostri ospedali.

Dobbiamo ancora aumentare la quota di interventi effettuati con modalità organizzative più appropriate quali il day surgery o i ricoveri di breve durata, ricorrendo a tecniche meno invasive, diminuendo la degenza preoperatoria, standardizzando i percorsi, lavorando insieme ai servizi territoriali per una dimissione sicura, restituendo così all’ospedale il ruolo che gli è proprio.

Un aspetto rilevante è l’utilizzazione equilibrata di indicatori di esito, cioè la misura di risultati ottenuti in termini di guarigione o di miglioramento dello stato di salute. Per questo si sta lavorando molto con le Istituzioni e con i gruppi di professionisti nell’ambito del Programma Nazionale di valutazione degli esiti, con lo scopo non già di stilare graduatorie o classifiche, ma di stimolare l’autovalutazione e l’emulazione verso l’eccellenza.

Mi piace qui ricordare che fu proprio un chirurgo, lo statunitense americano Ernest Codman che nei primi decenni dello scorso secolo inaugurò la valutazione della casistica chirurgica e fissò alcuni criteri (minimum standard) di accreditamento professionale che ancora oggi conservano un grande valore.

Voglio poi menzionare le numerose azioni per il miglioramento della sicurezza e della qualità in chirurgia. Nel maggio del 2004 l’OMS ha avviato la World Alliance for Patient Safety ed in questo ambito il programma “Safe Surgery Saves Lives” finalizzato a fornire direttive sulla sicurezza in sala operatoria agli operatori coinvolti in tali attività ed agli amministratori ospedalieri; definire un insieme minimo di indicatori per il monitoraggio nazionale ed internazionale della sicurezza dell’assistenza in sala operatoria; individuare standard per la sicurezza in sala operatoria da includere in una checklist da utilizzare nelle sale operatorie di tutti i Paesi ed in diversi setting.

Nel 2008 sono state pubblicate e diffuse le linee guida OMS “Guidelines for Safe Surgery”, nonché la checklist per la sicurezza in sala operatoria a supporto delle équipes operatorie, con la finalità di  favorire, in modo sistematico, l’aderenza all’attuazione degli standard di sicurezza raccomandati al fine di prevenire gli eventi avversi evitabili.

Il Ministero della salute ha quindi provveduto alla traduzione ed adattamento delle Linee guida OMS e della checklist di sala operatoria  predisposta con il contributo dei professionisti e sottoposta a verifiche sul campo: oggi ampiamente divulgate attraverso il “Manuale per la Sicurezza in sala operatoria”.

Ulteriori iniziative realizzate sono costituite dal monitoraggio degli eventi sentinella, l’elaborazione di raccomandazioni, l’elaborazione dei manuali per l’analisi degli errori e di strategie per l’implementazione della formazione.

La formazione rappresenta un tema cruciale. Lo sforzo del programma di Educazione continua in medicina è notevole e sta ottenendo risultati molto positivi. Si tratta di uno dei fiori all’occhiello del nostro SSN, che non ha eguali in altri comparti della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici.

E’ sempre più importante che siano ulteriormente potenziati gli interventi formativi per il miglioramento e l’aggiornamento sia delle competenze tecniche sia dei cosiddetti non-technical skills come le capacità di comunicazione, il lavoro di gruppo, la capacità di leadership, riconosciute ormai unanimemente come necessarie per svolgere le attività professionali e per garantire la sicurezza dei pazienti. La formazione delle équipes operatorie in modo interprofessionale è uno degli strumenti più efficaci per favorire il cambiamento della pratica clinica e la sicurezza dei pazienti in chirurgia.

La continua innovazione tecnologica richiede poi di essere guidata ed applicata con criteri di efficacia, accettabilità, appropriatezza, economicità: la valutazione effettuata attraverso le modalità del technology assessment facilita l’assunzione di scelte ben ponderate e sostenibili.

Il nostro Servizio sanitario nazionale punta molto sul merito e sulle capacità professionali: il citato decreto-legge n. 158 reca alcune regole con le quali si intende contribuire alla massima trasparenza nella scelta dei direttori generali delle aziende sanitarie e dei direttori delle unità operative complesse. E’ importante che giovani chirurghi siano formati accuratamente e acquisiscano per tempo tutte le competenze e la tecnica necessarie, con l’aiuto e la guida dei chirurghi più esperti; in tal modo essi potranno fornire un forte impulso al rinnovamento della professione e dei servizi sanitari.

Infine, in un sistema che assiste ad un incremento (non raramente solo mediatico o guidato da interessi particolari) del numero dei contenziosi, è necessario tenere e considerare insieme il tema della responsabilità (professionale) con il tema della responsabilizzazione: dobbiamo quindi mettere al centro del nostro agire la logica dell’accountability, cioè della rendicontazione trasparente delle risorse assegnate che deve essere perseguita da tutti, sulla base dell’appropriatezza dimensione chiave che completa e concretizza l’efficienza e l’efficacia.

Nel decreto legge sono altresì presenti, all’articolo 3, come accennavo, alcune importanti novità finalizzate a dare una disciplina più equilibrata alla responsabilità professionale.

Non nascondiamo le tante difficoltà cui il Servizio sanitario è chiamato a far fronte: accanto ai riconoscimenti e alla protezione che esso offre, accanto ai tanti successi ottenuti in modo silenzioso nelle sale operatorie e nei reparti ospedalieri, accanto alla stima di cui i medici ed i chirurghi italiani e più in generale i professionisti della sanità raccolgono all’estero, si ritrovano situazioni da migliorare.

Le risorse che il Paese ha a disposizione devono essere sempre meglio investite e indirizzate, ed è stata questa la preoccupazione cui spending review e il nostro decreto hanno voluto rispondere.

Le sfide che nei prossimi anni attendono la nostra sanità in Europa richiederanno lo sviluppo di forme di collaborazione internazionale, di innovazione scientifica e professionale e di disseminazione delle conoscenze e delle migliori pratiche, come quelle da voi oggi intraprese in modo così apprezzabile.

Formulo a tutti l’augurio di buon lavoro con l’auspicio di collaborare sempre più strettamente per lo sviluppo della vostra professione.

A voi guardano con fiducia le tante persone che ogni giorno si rivolgono con ansia, timore, speranza ai nostri ospedali e ai nostri chirurghi. So che a voi, a molti fra voi, il sistema chiede oggi molto.

La Sua presenza, signor Presidente della Repubblica, è il segno dell’attenzione con cui Ella ha sempre guardato al Servizio sanitario nazionale e al tempo stesso della considerazione verso questa importante e delicata componente del nostro sistema di salute che è oggi qui a congresso>>.

Renato Balduzzi

Data di pubblicazione: 24 settembre 2012, ultimo aggiornamento 14 gennaio 2013