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L’OCSE pubblica due volte ogni anno un bollettino economico che fornisce alcune anticipazioni di analisi sui principali percorsi e prospettive dell’economia nel sistema dei Paesi OCSE a valere sui prossimi 2 anni.

Il bollettino 2016 illustra in dettaglio numerose informazioni sulle previsioni e sulle linee tendenziali della crescita economica nell’area OCSE.

A distanza di otto anni dallo scoppio della crisi economica e finanziaria che ha travolto i mercati, la ripresa rimane purtroppo fragile. La crescita del PIL globale si proietta per l’anno in corso su tassi del 3%, invariati rispetto al 2015, con un margine esiguo di ripresa previsto nel 2017. La crescita del commercio globale rimane anch’essa molto esigua.

Diversi sistemi economici di mercato emergenti hanno mancato l’ultimo appuntamento, con gravi crisi che hanno colpito alcuni produttori, specie di materie prime: l’inversione di tendenza nelle economie avanzate rimane modesta, con crescita frenata da esigui aumenti salariali e da investimenti irrisori.
I bassi prezzi delle materie prime e le politiche monetarie espansive continuano a garantire supporto a diverse economie, ancorché segnate da periodi finanziari di crisi e di volatilità, come sta avvenendo dall’inizio dell’anno. Tutto ciò si riflette in tassi di crescita più precari rispetto alle previsioni di qualche anno fa e ben al disotto dei livelli anteriori alla crisi del 2008.
Oltre a ciò, un periodo così prolungato di scarsa crescita ha danneggiato i potenziali economici di offerta a lungo termine, attraverso deleteri effetti di disoccupazione allargata, mancati investimenti e il negativo impatto della fragile crescita commerciale sulla produttività.

L’instabilità finanziaria rischia di perdurare. Le economie emergenti hanno alti livelli di debito privato e rimangono vulnerabili alle emorragie di capitali e a tassi di crescita ridimensionati nelle attese. I rischi derivano anche dalle difficoltà in molti Paesi di negoziare concrete risposte alle sfide di natura politica.
In Europa, queste includono l’ondata migratoria e l’impopolarità di misure di austerity in vari Stati del continente. Il prossimo referendum britannico sull’adesione all’UE è segnato dall’incertezza e un’uscita del Regno Unito frustrerebbe sostanzialmente la crescita europea e mondiale.
In Cina, il rischio di un brusco declino della crescita a breve si è ridotto dal momento in cui l’azione di stimolo politico produrrà effetto, ma le scelte probabilmente rallenteranno il processo di riequilibrio e il recupero delle esposizioni finanziarie, aggiungendosi alle sfide di più lungo termine.

Per rompere questa spirale di bassi tassi di crescita economica globale, occorrono politiche nazionali integrate, che includano una proattiva valorizzazione dell’agenda fiscale e un’ambizione strutturale rinnovata in combinazione con politiche monetarie espansive.
È chiaro che fare leva solo sulla politica monetaria è una idea fallita per ottenere una crescita ed un’inflazione soddisfacenti. Altre Politiche monetarie espansive potrebbero adesso rivelarsi meno efficaci rispetto al passato, e addirittura controproducenti in alcuni casi. Molti Stati hanno dei margini per usare la leva fiscale allo scopo di potenziare la crescita con investimenti pubblici, seguendo l’esempio di Cina e Canada, specie dal momento in cui i tassi di interesse a lungo termine hanno concretamente aumentato lo spazio fiscale, almeno temporaneamente.

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Data di pubblicazione: 9 giugno 2016, ultimo aggiornamento 9 giugno 2016