L'umanizzazione delle cure è l'attenzione alla persona nella sua totalità, fatta di bisogni organici, psicologici e relazionali e oggi è tema di grande attualità. Le crescenti acquisizioni in campo tecnologico e scientifico, che permettono oggi di trattare anche patologie una volta incurabili, non possono essere disgiunte nella quotidianità della pratica clinica dalla necessaria consapevolezza dell'importanza degli aspetti relazionali e psicologici dell'assistenza.

I progetti di umanizzazione in carico presso la Direzione Generale della Programmazione Sanitaria sono volti ad indagare le problematiche relative alla presa in carico e all'assistenza del malato e della sua famiglia, con un focus dedicato alle fasce più deboli della popolazione. L'analisi si è indirizzata verso le necessità e i bisogni di alcune tipologie di pazienti, considerati fragili (anziani, bambini, famiglie con disagio) che necessitano percorsi di cura personalizzati.

 

Il progetto "Cancro e fragilità familiare" presentato dalla dr.ssa Stefania Torelli e supportato dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti contribuisce alla progettazione di programmi assistenziali personalizzati rispetto ai bisogni del nucleo familiare che, durante le fasi critiche della malattia tumorale, presentano un rischio più elevato di disagio.

L'indagine analizza in modo dettagliato e completo il lungo e difficile percorso della famiglia del paziente oncologico, definito "soggetto fragile", nell'impatto che la malattia ha su tutti i componenti, determinando forti implicazioni fisico emotive e condizionando sia le relazioni interne sia quelle esterne e i costi che questa comporta. La vulnerabilità di una famiglia all'esordio di una malattia grave di un congiunto, è il punto di partenza neh'analizzare le implicazioni fisico- emotive sul nucleo familiare, da qui la definizione di cancro come "malattia familiare", capace di generare profondi cambiamenti ed un continuo sforzo adattivo, inteso come processo di modificazione dei compiti e delle strategie di intervento in funzione dell'evoluzione della malattia stessa.

 

Il progetto "Qualità della vita in età evolutiva" presentato dalla dott.ssa Emanuela Lopez e dalla Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio onlus si pone l'obiettivo di analizzare e definire il concetto di Qualità di vita e della sua operatività, indirizzata ad una fascia di popolazione compresa tra 0 e 18 anni, mediante la definizione di indicatori che possano rilevare la capacità dei servizi sanitari dedicati ai minori, di rispondere ai bisogni specifici di questa fascia di popolazione.

Il concetto di Qualità di vita del bambino implica una situazione multidimensionale, comprendendo funzioni sociali, emotive e fisiche del minore, dell'adolescente e della famiglia. Rispetto all'adulto, definire la Qualità della vita nei bambini risulta un'operazione ben più complessa per il processo in continua mutazione e per le differenze emotive che il minore affronta nello sua crescita. La Qualità della vita come autopercezione è sensibile ai cambiamenti evolutivi, fisici ed intellettivi che seguono il percorso di sviluppo del bambino. Inoltre, la difficoltà, per alcune fasce di età, di sottoporre direttamente al soggetto strumenti di rilevazione utili ad identificare variabili rilevanti, crea un ulteriore ostacolo, ad una definizione omnicomprensiva del concetto di Qualità di vita in età evolutiva.

 

Il progetto "Umanizzazione delle cure dell'anziano in ambito ospedaliero'" presentato dalla dr.ssa Emanuela Menichetti e la Fondazione ISAL si propone di individuare i diversi aspetti dei percorsi di umanizzazione nell'ambito della salute dell'anziano nelle strutture ospedaliere.

Il rispetto per la dignità, la qualità della vita e il benessere di ogni persona dovrebbe essere l'elemento fondamentale di tutte le decisioni che riguardano la progettazione dell'assistenza; inoltre, la mancanza o perdita di funzione, anche cognitiva, non modifica in alcun modo l'umanità della persona assistita. I bisogni di assistenza non sono statici: le condizioni possono cambiare, migliorare e peggiorare, e richiedono risposte in continua evoluzione che possano essere fornite tramite regolari valutazioni dei bisogni, in modo da adattarsi al progetto di assistenza. Un servizio di qualità deve garantire il benessere della persona, deve essere rispettoso, accessibile, e deve fornire una continuità nell'assistenza. Sono dunque analizzate i percorsi di umanizzazione nei diversi momenti di presa in carico ed assistenza del malato anziano: l'accoglienza in ospedale, l'adeguatezza dei locali, le informazioni sull'iter diagnostico e terapeutico e la personalizzazione del percorso assistenziale.

I processi di umanizzazione consentono di rendere i luoghi di assistenza e le pratiche medico assistenziali vicine al paziente conciliando politiche di assistenza e bisogno di informazione, con percorsi di curavicini alla persona, sicuri, accoglienti e senza dolore. Umanizzazione significa porre al centro la persona umana, al centro dei percorsi sanitari e socio-assistenziali in una visione olistica, ovvero considerare la totalità inscindibile delle componenti fisica, mentale, emotiva e spirituale.

Il Direttore Generale
Francesco BEVERE

Data di pubblicazione: 2 dicembre 2013, ultimo aggiornamento 2 dicembre 2013