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A partire dagli anni ‘90 i tassi di mortalità ed incidenza per cancro hanno mostrato un decremento nel sesso femminile ed una stabilizzazione nel sesso maschile, mentre la proporzione di pazienti sottoposti a terapia ha subito un incremento. Inoltre a partire dagli anni ’70 si è manifestato un incremento dell’aspettativa di vita alla nascita e dell’aspettativa di vita in assenza di cancro. Nell’ambito della prevenzione primaria, che prevede l’educazione della popolazione ai fattori di rischio per una specifica patologia, alcune importanti campagne sociali hanno consentito una minore incidenza per neoplasie i cui fattori di rischio sono noti. E’ il caso, ad esempio, della campagna anti-fumo, riconosciuto fattore di rischio per oltre l’85% di tumori del polmone e l’educazione ad una corretta fotoesposizione nella prevenzione dei melanomi. Nell’ambito della prevenzione secondaria, che ha lo scopo di ridurre la mortalità per cancro attraverso la diagnosi precoce, sono state sviluppate campagne di screening di massa o selettive della popolazione a rischio, sulla base dell’incidenza e dei mezzi di diagnosi delle singole neoplasie. Ad esempio, nel tentativo di poter diagnosticare il maggior numero possibile di tumori del polmone allo stadio iniziale in pazienti ad alto rischio per età e per abitudine al fumo, sono in corso studi di screening con TC spirale per l’identificazione di noduli di dimensioni >15 mm. L’individuazione di fattori di rischio ereditari come BRCA1 e BRCA2 per il tumore della mammella e dell’ovaio, ha consentito di sviluppare studi di diagnosi precoce e di prevenzione nel sottogruppo di pazienti con espressione delle mutazioni note. Nel trattamento della malattia neoplastica, l’approccio interdisciplinare è oggi la strategia terapeutica più utilizzata perché ha consentito di ottenere i migliori risultati in termini di risposte e sopravvivenza; le armi a disposizione sono la chirurgia, la terapia medica e la radioterapia. La radioterapia si realizza mediante la somministrazione di un’adeguata dose di radiazioni, espressa in un’unità di misura convenzionale, il Gray (Gy), ai volumi di interesse. Il bersaglio è in genere rappresentato dalla massa tumorale, più le regioni potenzialmente a rischio per diffusione microscopica della malattia; a questo occorre aggiungere un margine, da definire in rapporto alle caratteristiche tecniche del trattamento e ad altri fattori, quali, ad esempio, i movimenti del paziente e degli organi al suo interno. Alle convenzionali tecniche di radioterapia la cui modificazione di dose e di frazione ha comunque consentito un miglioramento delle risposte al trattamento, negli ultimi decenni si sono sviluppate metodiche in grado di aumentarne ulteriormente l’efficacia riducendone gli effetti collaterali, tra queste l’IMRT, la IORT e la 3D,CRT. La chemioterapia, ed in particolare la scelta di combinazioni sempre più efficaci, la modulazione dell’attività farmacologia con l’utilizzazione di differenti modalità di somministrazioni (infusione continua, dose-intensity, sequenziale), ma anche lo sviluppo di terapie di supporto sempre più attive, ha migliorato le potenzialità della terapia medica oncologica. Come accennato, negli ultimi decenni importanti ed applicabili acquisizioni di oncologia molecolare, in particolare la conoscenza dell’intera sequenza del genoma umano, hanno consentito di ridurre il divario tra ricerca di base e pratica clinica. Lo studio di alcuni aspetti della biologia molecolare come : fattori di crescita, molecole coinvolte nella traduzione del segnale, angiogenesi, apoptosi, invasività e ciclo cellulare, ha consentito di identificare nuovi bersagli farmacologici in grado di interferire con eventi chiave della trasformazione e proliferazione della cellula neoplastica. Le nuove linee di ricerca farmacologica si sono quindi rivolte alla identificazione di agenti (targeted therapy) in grado di interferire in maniera selettiva contro bersagli molecolari specifici, al fine di aumentare la selettività del bersaglio e di ridurne, quindi, gli effetti collaterali sistemici.
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