2 settembre 2020 - Camera dei deputati

Informativa del Governo

Informativa del Ministro della Salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19

Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia sempre un'occasione utile di confronto quella del passaggio alle Camere in vista dei prossimi provvedimenti che andremo ad adottare e lo è in modo particolare in questo momento in cui c'è un'evoluzione epidemiologica significativa, sia a livello europeo che a livello nazionale. Considero sempre la possibilità di un confronto parlamentare un momento di arricchimento, di stimolo, di reciproco rafforzamento del lavoro che stiamo provando a fare e considero la dialettica parlamentare, anche quando aspra, comunque in grado di rafforzare il nostro impianto democratico.

Rispetto al mio ultimo passaggio parlamentare, che si è svolto il giorno 10 di agosto, il quadro epidemiologico europeo è, giorno dopo giorno, deteriorato e anche in Italia abbiamo registrato, negli ultimi 20 giorni, una graduale risalita del numero dei casi positivi, anche se i nostri numeri continuano a essere di gran lunga meno gravi rispetto a quelli di tanti altri Paesi europei.

Credo che sia utile in queste mie comunicazioni partire prima di tutto dai numeri, perché i numeri ci aiutano a capire effettivamente come stanno le cose. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ci offre settimanalmente un quadro del tasso di incidenza, negli ultimi 14 giorni, su 100 mila abitanti e questi numeri credo che siano quelli più rilevanti per provare a leggere qual è l'andamento epidemiologico in corso nei vari Paesi europei e anche nel nostro Paese. Dentro questo tasso di incidenza, la Spagna registra 205 casi, la Francia 88, la Croazia 87, la Romania 84; questi sono i Paesi con la situazione più complicata. L'Italia è oggi a 23, quindi con un numero significativamente ridotto rispetto a quelli che ho prima elencato; il nostro dato è abbastanza simile a quello della Germania e risulta oggettivamente tra i dati migliori in Europa; questo in un quadro mondiale che continua ad essere un quadro di complessità; al momento abbiamo oltre 25 milioni e mezzo di casi a livello mondiale e ben 857 mila decessi. Questi numeri, che sono numeri freddi, ma dietro cui, come sempre, c'è la vita di tante persone, donne e uomini, ci dicono alcune cose rilevanti.

La prima è che il lockdown che abbiamo avuto in Italia, nonostante gli sforzi, i sacrifici e i prezzi che abbiamo pagato per attuarlo, ha funzionato sicuramente e il comportamento degli italiani insieme alle misure del Governo nazionale e dei governi regionali hanno sicuramente contribuito a piegare la curva e ci consegnano, oggi, oggettivamente, un vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi del nostro continente.

Io credo che questo sia un risultato importante, riconosciuto da tutta la comunità internazionale e, lo ripeto, non è un risultato del Governo, non è un risultato delle regioni, ma credo che vada rivendicato come un risultato di tutte le istituzioni repubblicane e, più in generale, della nostra comunità nazionale. È stata una prova durissima, non è ancora vinta, abbiamo ancora una situazione in itinere che dobbiamo seguire con la massima attenzione e la massima cautela, ma mi sia permesso di riconoscere al nostro Paese di aver retto di fronte a questa ondata e di esprimere particolare apprezzamento per la forza, il radicamento e la resilienza del nostro Servizio sanitario nazionale, in modo particolare alle donne e agli uomini che dentro questo Servizio sanitario nazionale hanno dato in questi mesi e continuano a dare ancora il meglio di sé. I numeri italiani, come dicevo prima, stanno crescendo in un quadro di ripartenza in qualche modo della circolazione del virus a livello europeo e anch'io credo che tra le ragioni ci sia un numero più alto significativo di tamponi, di test che noi stiamo mettendo in campo; nella giornata di oggi abbiamo sfondato la quota dei 100 mila tamponi in un solo giorno; oggi siamo arrivati a poche unità da 103 mila tamponi.

Credo che dovremo continuare questo lavoro di crescita nelle prossime settimane e credo, in modo particolare, che l'intensificazione del lavoro negli aeroporti rispetto agli arrivi dai Paesi a rischio abbia dato un contributo rilevante al miglioramento della nostra capacità di testare e di tracciare. La vera grande novità di questa fase diversa rispetto a quella di febbraio, di marzo, di aprile, della primavera, che tutti ricordiamo benissimo, è il fortissimo abbassamento dell'età mediana delle persone che vengono contagiate. Questo è il vero fatto nuovo con cui dobbiamo fare significativamente i conti. Come è noto al Parlamento, abbiamo messo in campo già da svariati mesi un modello di monitoraggio molto accorto, su 21 criteri, costruito con l'Istituto superiore di sanità, e nella cabina di regia ci sono tutte le regioni del nostro Paese. Questo modello di monitoraggio ci segnala che l'età mediana dei casi è scesa a 29 anni. Questo dà il senso di quanto in maniera considerevole si sia abbassata l'età delle persone che in questa fase vengono contagiate. L'età di 29 anni fa riferimento ai contagi dell'ultima settimana. Il nostro non è un dato solo nazionale, è un dato di natura europea. Nelle tante interlocuzioni di queste ore con i Ministri della Salute dei Paesi dell'Unione europea riscontriamo che questo è un dato che accomuna tutti i Paesi del nostro continente, e anche nelle riunioni del G7 abbiamo un riscontro significativo di un abbassamento dell'età anagrafica. Questo elemento spiega, almeno parzialmente, la ragione per cui c'è una minore ricaduta in termini di pressione sulle strutture dei servizi sanitari nazionali, perché è evidente che, quando c'è un'età così giovane, il prezzo che si paga in termini poi di ricaduta ospedaliera è molto meno significativo. Questo vale anche per Paesi che hanno numeri molto più alti dei nostri: nelle ultime 24 ore, per esempio, la Spagna ha superato gli 8 mila casi in un solo giorno - quindi numeri molto significativi - eppure la pressione ospedaliera è di gran lunga inferiore a quella dei mesi precedenti. Si è discusso molto sulla questione dei giovani, si è discusso molto su questo dato nuovo che è il vero elemento di marcata discontinuità rispetto alla primavera. Io penso che dobbiamo fare tutto tranne che immaginare di demonizzare le nostre giovani generazioni, che pure hanno pagato un prezzo enorme durante il lockdown. Io ho più volte chiesto in questi mesi una mano ai nostri ragazzi, perché è vero che tra di loro l'impatto del virus è meno virulento, meno significativo, meno duro rispetto a quello delle altre generazioni, ma è evidente che il nostro timore è che quel contagio, attraverso i giovani, possa estendersi ai loro padri e ai loro nonni, e di fronte a uno scenario di quel tipo noi potremmo avere problematiche molto più significative. Alla luce di questo quadro, ai giovani italiani, ma a tutti i cittadini del nostro Paese, noi continuiamo ancora a chiedere il rispetto delle tre grandi questioni fondamentali, le tre misure comportamentali essenziali che abbiamo più volte riproposto all'attenzione dell'opinione pubblica e che riconfermeremo nella sostanza anche nel prossimo DPCM che sostituirà quello in scadenza il giorno 7 settembre. Le tre regole sono ormai note: l'utilizzo corretto delle mascherine, il distanziamento di almeno un metro e il rispetto delle norme igieniche fondamentali, a partire dal fondamentale lavaggio delle mani. Questi sono i tre pilastri della fase di convivenza con il virus. Sono tre norme essenziali riconosciute da tutta la comunità scientifica internazionale. Di fronte a questi tre assi io penso che non dobbiamo assolutamente dividerci: non si capirebbe. Non c'entra nulla la politica e non c'è nessun Paese del mondo in cui queste tre questioni fondamentali, che sono i tre assi per la fase di convivenza col virus, vengono messe in discussione dalla comunità scientifica sul piano internazionale.

Non c'entra nulla destra e sinistra, non c'entra nulla appunto la politica, sono norme essenziali che dobbiamo assolutamente rispettare in questa fase di convivenza.

Dal 10 agosto, che è il giorno del mio ultimo passaggio parlamentare per le precedenti comunicazioni, io ho avuto modo di firmare due ordinanze abbastanza importanti, che sono tuttora vigenti e che confermeremo nel prossimo DPCM.

La prima ordinanza fa riferimento a test obbligatori, molecolari o antigenici, per persone che negli ultimi 14 giorni abbiano soggiornato in alcuni Paesi a rischio. Abbiamo iniziato a fare questi test anche in aeroporto con risultati che sono considerevoli. Una parte dell'aumento significativo dei tamponi, di cui ho già parlato, è esattamente frutto di queste iniziative svolte negli aeroporti.

Quando si assume una misura nei confronti di un Paese - io voglio essere assolutamente chiaro su questo - non c'è nessun elemento di ostilità nei confronti di quel Paese. Noi abbiamo fatto tante misure, abbiamo addirittura vietato ingresso e transito per alcuni Paesi con le situazioni più drammatiche, abbiamo l'obbligo di quarantena per tutti i Paesi extra-Schengen, e poi, per alcuni Paesi europei con particolare difficoltà, abbiamo messo su questo modello con tamponi e test rapidi negli aeroporti e nei luoghi di arrivo. Penso che dobbiamo togliere dal tavolo ogni considerazione di natura ostile nei confronti di questi Paesi. Sulla base di questa valutazione, in questi giorni ho fatto una proposta a tutti i miei colleghi europei, che verrà discussa nel giorno 4 settembre, quando ci sarà la riunione di tutti i Ministri della Salute dell'Unione europea. Questa misura prova a partire da un elemento di fatto, cioè l'idea che con questo virus dovremo ancora convivere per alcuni mesi. Noi non abbiamo chiaramente certezze assolute sulla data di arrivo di un vaccino sicuro. Stiamo investendo tutte le nostre risorse, abbiamo elementi incoraggianti dopo le prime analisi, ma è del tutto evidente che abbiamo ancora alcuni mesi in cui dovremo convivere con il virus. Allora, la mia proposta agli altri Paesi europei è di costruire un modello di reciprocità per cui noi siamo disponibili da subito a fare nei nostri aeroporti, nei nostri luoghi di arrivo, tamponi per le persone che vengono dagli altri Paesi; non avremmo alcun tipo di problema ad immaginare che i nostri concittadini o anche persone di altre nazionalità che però sono state nel nostro Paese per un periodo significativo, all'arrivo nei principali aeroporti internazionali, possano avere lo stesso trattamento che noi possiamo riservare agli altri Paesi. Io non vedo alcun problema; anzi, penserei che questo sia un modo intelligente di gestire le cose. Se abbiamo alcuni mesi di fronte a noi e vogliamo evitare chiusure, vogliamo evitare barriere, l'idea di costruire un elemento di reciprocità in cui ciascun Paese si fa carico di verificare lo stato di salute, lo stato del contagio di chi arriva attraverso i mezzi di comunicazione, credo che vada nella direzione giusta, e io mi batterò a livello europeo perché questa idea possa essere in qualche modo sostenuta dai miei interlocutori.

La seconda ordinanza che ho adottato e ho sottoscritto, che ho firmato il giorno 16 agosto, quindi due settimane fa, riguardava e riguarda (perché è ancora vigente) la necessità di sospendere le attività legate al ballo in discoteca, ma anche in altri luoghi assimilabili, e l'obbligo di mascherina nei luoghi aperti dove c'è il rischio di avere assembramenti dopo le ore 18. Qui, mi sia consentito di chiarire un punto: i provvedimenti del Governo non hanno mai riaperto le discoteche. Non c'è nessun provvedimento del Governo nazionale che ha mai aperto le discoteche. In realtà, come è noto, dal 16 maggio, le regioni italiane, in una situazione epidemiologica che andava evidentemente migliorando, non hanno solo la facoltà di fare misure più restrittive - cosa che è stata valida anche nei momenti più difficili - ma hanno anche la facoltà di fare misure meno restrittive, e dentro quest'impostazione alcune regioni italiane hanno valutato di voler riavviare quel tipo di attività che comunque rappresenta un pezzo di attrazione di tanti territori del nostro Paese. Ma voglio essere chiaro: da parte del Governo nazionale non era mai arrivato un messaggio di autorizzazione su quel fronte. Quindi, l'ordinanza che ho firmato il 16 agosto è andata esattamente nella direzione di ripristinare lo status ante ordinanze delle regioni.

Come è noto, ogni ordinanza comporta un sacrificio, ogni ordinanza comporta un prezzo, ma sono misure necessarie se vogliamo mantenere quel vantaggio che abbiamo accumulato in questi mesi e se vogliamo evitare di vanificare i sacrifici straordinari fatti nelle settimane più dure.

L'obiettivo di fondo del Governo, l'obiettivo fondamentale che ci ha guidato in questi giorni è quello di lavorare alla riapertura delle scuole in piena sicurezza. Chiudere le scuole è stato, per il Governo e anche per me sul piano personale, la scelta più difficile. Riaprirle è, oggi, la nostra priorità assoluta, su cui stiamo impegnando tutte le risorse di cui disponiamo.

Anche qui mi sia consentita una valutazione: in questi mesi, in 190 Paesi del mondo - 190 Paesi del mondo! - le scuole sono state sospese e questa sospensione ha riguardato un miliardo 600 milioni di studenti. Quindi, stiamo parlando non di un problemino diciamo locale o italiano, ma di una grandissima questione di natura planetaria: 190 Paesi del mondo, un miliardo 600 milioni di studenti.

Il 31 agosto c'è stata una conferenza promossa dall'Italia insieme all'OMS - io ho avuto la possibilità di introdurla, di copresiederla - con 53 Paesi del mondo, dell'area europea dell'OMS sostanzialmente, in cui c'è dentro anche la Russia in questa divisione per continenti dell'OMS, e abbiamo avuto modo di affrontare insieme una sfida che è una sfida globale ed è una sfida evidentemente di tutti. In quell'occasione, abbiamo provato a condividere le buone pratiche che stanno emergendo e abbiamo anche deciso di costruire una piattaforma permanente che ci consentirà, con le nuove evidenze scientifiche, di arricchire il patrimonio e il bagaglio di conoscenze per riaprire le nostre scuole in sicurezza.

Io voglio ribadirlo oggi qui in Aula in queste comunicazioni: nel nostro Paese tutte le scuole di ogni ordine e grado riapriranno e riapriranno in sicurezza. È stato bello, già nella giornata di ieri, vedere per la prima volta tanti studenti, che erano chiamati a corsi di recupero, varcare di nuovo le soglie di ingresso degli istituti scolastici.

Abbiamo approvato nelle ultime ore in Conferenza unificata, con un giudizio positivo e, quindi, con un voto all'unanimità di tutte le regioni, di tutte le province e di tutti i comuni italiani, un documento dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute concernente la gestione dei casi e dei focolai COVID, gestione che a questo punto, dopo questo passaggio, sarà omogenea in tutte le aree d'Italia. Abbiamo dato delle linee guida molto chiare che indicano esattamente che cosa bisogna fare nel caso in cui nelle scuole dovesse riscontrarsi un focolaio o anche semplicemente un caso positivo.

In queste ore, sta partendo un progetto formativo a distanza gestito dall'Istituto superiore di sanità rivolto a tutto il personale scolastico ma anche al personale sanitario per spiegare fino in fondo il senso di queste linee guida che sono state approvate all'unanimità in Conferenza unificata. La chiave fondamentale attorno a cui si muove questo documento è questa nuova relazione che noi dobbiamo costruire tra il Servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico.

Io ho insistito su questo punto in altre occasioni e anche qui in Aula e io credo che questo sia il nodo decisivo. Nel nostro Paese questo rapporto esisteva ed è esistito. Nel 1961 fu approvato dal Parlamento italiano un provvedimento cosiddetto sulla “medicina scolastica”, che era così intitolato, che consentiva quella relazione. Col passare degli anni e, in modo particolare, negli anni Novanta questa relazione strutturata, organica tra scuole e Servizio sanitario nazionale si è andata un po' alla volta dissolvendo e oggi siamo in una situazione in cui dobbiamo ricostruire un rapporto organico, ricostruire un rapporto tra le scuole e il Servizio sanitario nazionale. Se c'è un caso positivo in una classe o se c'è un caso positivo in una scuola è il Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria che deve immediatamente avviare un'indagine e anche disporre eventuali misure (penso ai tamponi, penso alla quarantena).

Qual è il messaggio di fondo che vogliamo lanciare? È che non lasceremo soli né i nostri insegnanti, né i nostri presidi.

Per questo serve ricostruire questo rapporto e questa relazione organica che ritengo particolarmente importante.

La stessa operazione, che è abbastanza un unicum a livello europeo, che stiamo conducendo in queste ore con test sierologici a tutto il nostro personale sanitario, al personale scolastico e in modo particolare agli insegnanti ma anche a tutti gli altri lavoratori della scuola, va esattamente in questa direzione e mi sia consentito di esprimere gratitudine a chi sta facendo questo lavoro, in modo particolare ai nostri medici di medicina generale, che hanno accettato questa sfida, ma anche, chiaramente, a tutte le nostre aziende sanitarie territoriali.

Ancora, nelle ore passate, proprio nelle ultime ore, il comitato tecnico scientifico ha definito le sue raccomandazioni rispetto all'utilizzo corretto delle mascherine a scuola. A scuola le mascherine vanno portate e questo è un punto di partenza decisivo, ma il comitato tecnico scientifico distingue due momenti fondamentali: il momento dinamico, che è un momento in cui c'è il rischio effettivo di poter incrociare persone a meno di un metro di distanza, quindi un momento che si può verificare chiaramente durante la giornata (momenti dinamici sono sicuramente quelli dell'ingresso a scuola, dell'uscita, della ricreazione, del momento in cui ci sono, diciamo, attività con maggiori contatti tra gli studenti e in quei momenti la mascherina va sempre e comunque tenuta), dai momenti di natura statica. Penso, ad esempio, al momento in cui l'insegnante sta spiegando e ci sono a più di un metro di distanza gli allievi, gli studenti fermi e posizionati al proprio banco; in quel momento lì l'indicazione del comitato tecnico scientifico è che la mascherina può anche essere abbassata, per non rendere complicatissima, diciamo, la gestione di cinque ore. Chiaramente, in condizioni in cui non ci possono essere aerosol potenziali e di fronte a un quadro epidemiologico che è come quello che oggi abbiamo; di fronte, invece, a un quadro epidemiologico peggiore saranno le autorità sanitarie competenti a valutare se non rendere anche più rigide queste misure.

Mi piace ricordare che siamo l'unico Paese in Europa - l'unico Paese in Europa! - che garantisce alla propria popolazione scolastica 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno; undici milioni garantite dallo Stato verranno date a tutta la nostra popolazione scolastica e di questo impegno voglio ringraziare, in modo particolare, il commissario straordinario Arcuri. Ancora, il 31 agosto - quindi, poche ore fa - sempre in Conferenza unificata, con l'approvazione unanime da parte di tutte le regioni, dei comuni e delle province italiane, abbiamo approvato le linee guida sul trasporto pubblico locale. Anche in questo caso abbiamo provato a lavorare per tenere insieme due esigenze fondamentali; chiaramente, l'esigenza di una cautela, di una sicurezza di natura sanitaria, con l'esigenza, però, di provare a far ripartire davvero il Paese, in modo particolare le attività connesse all'istruzione e alla formazione. Io credo che sia stato fatto un lavoro importante e l'approvazione di questo documento, con il consenso di tutte le autonomie territoriali, senza alcuna distinzione, e del Governo nazionale, mi pare che vada nella direzione giusta.

Permettetemi da ultimo, per chiudere questo capitolo fondamentale della scuola, di ricordare i tanti nuovi investimenti che sono stati messi in campo. Anche qui, io credo che dobbiamo dirci con grande serenità la verità: i problemi della scuola non nascono col COVID, le classi con tanti allievi non è che sono nate col COVID. La scuola viveva una situazione non facile; c'è stata una stagione lunga di scarsi investimenti sui beni pubblici fondamentali e, in modo particolare, sulla scuola come, tra l'altro, anche sulla sanità.

In questi giorni si sta facendo tutto il possibile. Permettetemi di ricordare l'investimento in poche settimane di 2,9 miliardi di euro per la ripartenza delle scuole, una cifra molto significativa che non si era vista in questi termini negli ultimi anni.

Permettetemi di ricordare l'immissione in ruolo di 97 mila persone e permettetemi di ricordare…

Io vi dirò, chiudendo questo capitolo della scuola, con franchezza, quello che penso e quello che è l'impegno del nostro Governo. Guardate, la riapertura delle scuole non è un interesse di un Governo nazionale, non è l'interesse di un governo regionale, con cui pure stiamo lavorando, gomito a gomito, come è giusto che sia nella correttezza delle relazioni istituzionali. La riapertura delle scuole è la più grande sfida della nostra comunità nazionale: tutto possiamo fare, tranne che dividerci sulle scuole. Tutto possiamo fare, tranne che pensare di fare un po' di campagna elettorale sulle scuole: sarebbe un errore imperdonabile.

Sulle scuole serve un grande patto Paese. Togliamoci le casacche: sulle scuole serve un grande patto Paese, serve il Governo nazionale, servono le regioni, serve il ruolo del Parlamento; sulle scuole servono gli studenti, gli insegnanti, i presidi, i genitori, il personale sanitario. Recuperiamo, sulle scuole, lo spirito che ci ha accompagnato nei momenti più difficili di marzo, di aprile, quando l'Italia ha dimostrato di essere un grande Paese. Io sono convinto che questa sia davvero una sfida di tutti e che non ci sia spazio sinceramente, su un tema così delicato, per divisioni o strumentalizzazioni.

Permettetemi, da ultimo, un aggiornamento su una questione che ritengo di particolare importanza, che è quella dei vaccini. È un tema, come sapete, che mi sta particolarmente a cuore perché ritengo che attraverso questa partita si possa provare a vincere in via definitiva questa sfida. Qualche parola in primis sui vaccini antinfluenzali, su quelli tradizionali. In queste ore le regioni hanno formalizzato una capacità di acquisto, quindi di offerta, molto più alta rispetto agli anni precedenti e questo è sicuramente un fatto positivo. Nella giornata di ieri c'è stata una riunione importante al Ministero della Salute con la rappresentanza dei farmacisti italiani per provare a rendere ancora più solida la nostra capacità di offerta di questo vaccino, che sarà ancora più importante perché, come è noto, i sintomi sono piuttosto simili; quindi ridurre il più possibile il peso dell'influenza tradizionale autunnale-invernale è importante, per sovraccaricare meno il nostro Servizio sanitario nazionale.

Ancora, invece, sul vaccino anti-COVID voglio ricordare il lavoro che abbiamo fatto fin qui, perché il nostro Paese, l'Italia, è veramente nel gruppo di testa, con alcuni altri Paesi europei, nella battaglia mondiale per arrivare a un vaccino sicuro. L'alleanza per i vaccini, di cui vi ho già parlato, costruita da Italia, Francia, Germania e Olanda è stata importante e ha consentito alla Commissione europea di accelerare il percorso di interlocuzione con tutte le grandi compagnie farmaceutiche internazionali che stanno lavorando per un vaccino anti-COVID. Ora, è evidente che due giorni fa la Commissione europea ha firmato il primo contratto, il contratto con AstraZeneca. Questo contratto è proprio figlio della prima intesa firmata da Italia, Francia Germania e Olanda. È un contratto importante perché prevede 400 milioni di dosi di vaccino per la popolazione europea, se il vaccino chiaramente verrà validato dagli organismi competenti. Oggi siamo prudenti perché si tratta di un candidato vaccino, quindi non abbiamo elementi di certezza assoluta, anche se i primi test, di fase 1 e di fase 2, hanno dato i risultati molto incoraggianti. Se dovesse la fase 3 avere lo stesso esito della fase 1 e della fase 2, le prime dosi di questo vaccino, di cui tutta la popolazione europea potrà disporre, arriveranno già alla fine del 2020. Su questa partita del vaccino AstraZeneca, che è stato prodotto dall'Università di Oxford e su cui noi siamo stati i primi, con Francia, Germania e Olanda a costruire l'intesa, c'è un pezzo di nostro Paese che dobbiamo, secondo me, rivendicare, perché il vettore virale di questo vaccino, come ho avuto modo di dire già in quest'Aula, viene prodotto dalla IRBM di Pomezia e perché l'infialamento di questo stesso vaccino avverrà presso la Catalent di Anagni. C'è un pezzo d'Italia e credo che questo sia un fatto importante, positivo, che deve in qualche modo inorgoglire tutto il nostro Paese.

Consentitemi ancora, in chiusura, di ricordare che c'è un altro vaccino, che è tutto italiano, di cui pure l'opinione pubblica è stata informata, che viene prodotto a pochi chilometri da Roma, da ReiThera.

Negli ultimi giorni di agosto è iniziato, per questo vaccino, il percorso di sperimentazione sull'uomo. Il messaggio di fondo è che in questa grande partita globale la ricerca italiana, le intelligenze italiane, sono pienamente in campo per dare una mano e per provare a vincere questa sfida.

Ancora, da ultimo, permettetemi di dire che il prossimo DPCM, che sostituirà quello vigente che, come ho già detto, scade il 7 settembre, terrà conto dell'impianto che ho provato velocemente ad offrirvi in questa mia comunicazione e confermerà le misure essenziali, a partire dalle tre questioni, dai tre pilastri, su cui sono già stato.

Tra l'altro, voglio ricordare che stiamo lavorando per rispondere positivamente anche a una richiesta, che è arrivata da ambienti parlamentari, ma da tante parti del nostro Paese, rispetto alla possibilità di ricongiungimento per le coppie internazionali, le coppie binazionali. È un tema che ha suscitato un dibattito pubblico, su cui anche tanti parlamentari hanno fatto interrogazioni. Stiamo lavorando perché nel DPCM si possa dare una risposta a questo tema e a questo problema.

Ancora, chiudo dicendo che è intenzione del Governo italiano di pubblicare, a brevissimo - io spero già nelle prossime ore - tutti i verbali del CTS, tutti, nessuno escluso. La trasparenza, per quanto ci riguarda, per quanto mi riguarda, è sempre stato un punto di forza, un punto essenziale. Io credo che la democrazia abbia retto alla prova del COVID e, in questo spirito, noi, nelle prossime ore, renderemo pubblici tutti i verbali di discussione fatti dal Comitato tecnico scientifico.

Ancora, da ultimo, voglio ricordare come la norma, che abbiamo approvato proprio qui, alla Camera, nel passaggio di un decreto, alcuni mesi fa, rende questa discussione in qualche modo preliminare, rispetto all'approvazione del decreto. Quindi, senza alcuna formalità, ascolterò con attenzione il dibattito. Ascolterò con attenzione l'indirizzo, così come è scritto sulla norma di cui parlavo, che il Parlamento vorrà dare al Governo, rispetto al prossimo DPCM e da parte mia, sono sicuro che anche nei prossimi mesi, anche in questo passaggio autunnale, che si profila come tutt'altro che facile, l'Italia saprà però essere, fino in fondo, all'altezza della sfida che è di fronte a noi.


Guarda il video: 


Resoconto stenografico della seduta 391 di mercoledi 2 settembre 2020
Fonte: Camera dei deputati ​

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Data di pubblicazione: 2 settembre 2020