1 aprile 2020 - Camera dei deputati

Informativa del Governo

Informativa urgente del Governo sulle iniziative di competenza del Ministero della Salute per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19

Presidente e onorevoli colleghi, voglio innanzitutto ringraziare i gruppi parlamentari che, con la loro richiesta di audizione, mi danno l'opportunità di relazionare alle Camere sull'emergenza in corso. Focalizzerò questa mia informativa prevalentemente su alcuni punti di maggiore rilevanza sanitaria, considerandola un aggiornamento rispetto a quanto già affermato dal Presidente del Consiglio, che è stato qui in Aula nella passata settimana ed alle mie precedenti informative.

Come ho già detto in altre occasioni, non considero la discussione parlamentare un appuntamento rituale, una formalità da adempiere per dovere di ufficio: sono qui non solo per informare il Parlamento e, per il vostro tramite, l'intero Paese, ma anche per ascoltare osservazioni e proposte di tutte le forze politiche; è il Parlamento, in Aula e nelle competenti Commissioni, il luogo in cui, in una limpida dialettica istituzionale, dobbiamo ricercare e trovare le ragioni di un'azione comune: un clima politico positivo ed unitario è la precondizione essenziale per tenere unito il Paese in un passaggio difficilissimo della storia nazionale. Tutti, io credo, dobbiamo avvertire l'assillo della massima responsabilità per affrontare e superare le sfide che sono dinanzi a noi. Dal dopoguerra, mai come in queste ore non è il tempo delle divisioni.

Come ha ricordato ancora una volta nei giorni scorsi il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, unità e coesione sociale sono indispensabili in queste condizioni: grazie Presidente per le sue parole, che rappresentano uno stimolo costante a fare sempre di più e sempre meglio. In Europa e nel mondo è in corso una terribile tempesta. Il numero dei contagiati da questo virus corre velocemente verso il milione di casi. L'economia frena, mentre le nostre città sono quasi ferme. Sembrava impossibile, eppure, in poche settimane, sono radicalmente cambiate le nostre abitudini, consolidati stili di vita. Credo che ciascuno di noi non dimenticherà mai più queste giornate. Siamo in una crisi globale, che colpisce duramente non solo le nazioni più deboli, ma anche le superpotenze: dopo la Cina, la grande America, giorno dopo giorno, è in difficoltà crescenti. Nel Central Park di New York, un luogo simbolo, si sta allestendo un grande ospedale da campo. Mosca è in isolamento totale. Tutta l'Europa è duramente colpita. La vicina Spagna, nel giro di poche settimane, ha superato il nostro numero di contagi in rapporto alla popolazione. Di fronte a questa realtà, appaiono terribilmente datate vecchie dispute geopolitiche: è l'ora della cooperazione internazionale, della solidarietà. Nessuno si salva da solo, perché viviamo in un mondo interdipendente e perché, come ormai è chiaro, il virus non conosce confini né nazionali né regionali. Come ha ricordato Papa Francesco, pregando da solo in una piazza San Pietro deserta, ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. Sì, insieme, per questo abbiamo bisogno che l'Europa cambi rapidamente le sue politiche datate e superate: è adesso che l'Europa deve dimostrare di essere una reale opportunità, una grande forza che favorisce gli investimenti, il lavoro, la crescita economica, la mitigazione delle diseguaglianze sociali. No, non possiamo consentire che ad una grave crisi sanitaria si sommi un'insostenibile e devastante crisi sociale.

In questa realtà, avverto forte la responsabilità, da Ministro della Salute, di continuare a dire con chiarezza e nettezza la verità al Paese sull'emergenza sanitaria che stiamo vivendo, con chiarezza e nettezza perché non è il momento delle mezze parole. A tal fine voglio innanzitutto ribadire un concetto più volte espresso in queste ore dalla nostra comunità scientifica: attenzione a non commettere errori adesso, attenzione ai facili ottimismi, che possono vanificare gli sforzi ed i grandi sacrifici a cui la stragrande maggioranza degli italiani sta tenendo fede. Attenzione, non dobbiamo confondere i primi segnali positivi che registriamo in queste ore con un segnale di cessato allarme: i numeri, le proiezioni statistiche fatte dagli esperti ci indicano che siamo sulla strada giusta e che le decisioni drastiche che abbiamo adottato iniziano a dare i primissimi risultati.

La nostra cura, che oramai viene adottata e seguita in tutto il mondo, sta rallentando la velocità e l'estensione del contagio. Sarebbe però un errore imperdonabile scambiare questo importante primo risultato per una sconfitta definitiva del COVID-19: la battaglia è ancora lunga, molto lunga e non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia. Il nostro primo obiettivo deve essere quello di riportare stabilmente e nettamente sotto il valore di uno l'erre con zero (R0), l'indice di trasmissione del contagio. E' un obiettivo da conseguire per non moltiplicare ulteriormente il numero dei pazienti positivi, per diminuire il numero quotidiano dei decessi, per evitare che il nostro Sistema sanitario nazionale venga colpito da un'ulteriore tsunami. La strada da percorrere è ancora lunga, perché, senza il vaccino, non sconfiggeremo definitivamente il COVID-19. Non solo non dobbiamo abbassare la guardia, ma tutti dobbiamo essere consapevoli che, per un periodo non breve, dovremo saper gestire una fase di transizione. Sarà indispensabile graduare la riduzione delle attuali limitazioni, adottando adeguate e proporzionali misure di prevenzione, per evitare che riesplodano nuovi gravi focolai di infezione. La fase di convivenza con il virus andrà gestita, d'intesa con il Comitato tecnico scientifico, con grande prudenza, continuando a monitorare molto seriamente il fenomeno e conservando tutte quelle buone pratiche individuali che abbiamo imparato a rispettare in queste settimane con i nostri comportamenti responsabili. Certo, dobbiamo programmare il domani, lo stiamo già facendo, ma senza smettere mai, neanche per un solo istante, di essere consapevoli di cosa sia questa fase e di dove siamo esattamente oggi. Sbagliare i tempi o anticipare alcune mosse finirebbe per vanificare il lavoro fatto in queste difficilissime settimane. Ho letto, nelle ultime ore, come la comunità di Hong Kong, dopo aver riaperto dopo pochi giorni, è stata costretta nuovamente a misure di chiusura: è questa, quella dell'attenzione e della prudenza, l'unica strada realistica e praticabile per riaccendere tutti i motori della nostra economia, recuperare pienamente la dimensione sociale ed affettiva della nostra vita, riconquistare le nostre irrinunciabili libertà.

È da queste valutazioni, figlie delle indicazioni del nostro Comitato tecnico scientifico, che scaturisce la decisione del Governo di confermare fino al 13 aprile tutte le misure di limitazione delle attività economiche e sociali e degli spostamenti individuali precedentemente adottati. Prima di soffermarmi sugli impegni futuri, voglio brevemente svolgere alcune considerazioni preliminari sul lavoro che abbiamo fatto sino ad oggi. Lo dico con grande sincerità: io credo che dovremmo tutti quanti essere più consapevoli e finanche orgogliosi del lavoro che insieme stiamo facendo in una situazione senza precedenti e della reazione degli italiani per fronteggiare difficoltà del tutto inedite, mai viste prima. Parlo dell'Italia, non di una parte: parlo di tutti i livelli istituzionali, dal Governo, alle regioni, ai nostri sindaci; parlo dei nostri medici, infermieri, professionisti sanitari, tecnici, farmacisti, che non ringrazieremo mai a sufficienza; parlo dei nostri lavoratori, che in condizioni spesso molto difficili stanno mantenendo acceso il motore del nostro Paese; parlo delle forze di polizia, parlo delle tante forze del volontariato, parlo di tutti gli italiani che stanno dando una grandissima prova di maturità e di collaborazione, parlo della solidarietà della nostra gente. Voglio ringraziare - permettetemi di farlo - ed abbracciare virtualmente le migliaia di medici ed infermieri che, rispondendo al bando della Protezione civile, si sono offerti come volontari per andare a lavorare nelle zone maggiormente colpite. Penso, ancora, alle tantissime associazioni che assistono, in condizioni ancora più difficili, anziani, disabili, malati. Questa è la nostra Italia, della quale dobbiamo essere fieri.

Siamo un grande Paese, che ha svolto un lavoro serio, che ci viene costantemente riconosciuto dall'Organizzazione mondiale della sanità, con cui c'è una relazione continua e proficua. Sarebbe troppo lungo, oggi, fare tutto l'elenco dei provvedimenti che abbiamo preso in questi mesi; mi limito a ricordare, solo in un istante, che le nostre prime decisioni sono state adottate il 22 gennaio, ben prima che il 30 gennaio l'OMS dichiarasse il Coronavirus emergenza di sanità pubblica. Il 31 gennaio, il giorno dopo la dichiarazione dell'OMS, il Consiglio dei ministri ha proclamato lo stato di emergenza ed ha affidato al capo della Protezione civile il coordinamento degli interventi.

Siamo stati tra i primi a richiedere politiche di prevenzione comune a livello internazionale e a denunciare il pericolo di un'estensione ed esplosione del contagio. La prima riunione europea dei Ministri della salute sul Coronavirus si è tenuta su richiesta formale dell'Italia, inviata già a fine gennaio. Se il 29 febbraio e poi il 1° marzo, a pochi giorni dallo scoppio del focolaio di Codogno, abbiamo dato chiare indicazioni alle regioni e agli ospedali, a partire dal raddoppio dei posti letto di malattie infettive e pneumologia, e dall'aumento del 50 per cento delle terapie intensive, è perché avevamo studiato e lavorato con la task force nelle settimane precedenti. Sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico, abbiamo progressivamente e tempestivamente adottato misure proporzionali all'evoluzione del contagio, le prime delle quali a firma congiunta mia e dei governatori delle regioni; poi, con lo strumento successivo dei DPCM, abbiamo adottato ulteriori severissime misure con l'esplosione di nuovi focolai, che oggi vengono replicate in molti Paesi del mondo. Fare queste affermazioni non significa sottacere le difficoltà che abbiamo incontrato nella gestione dell'emergenza, bisogna dirlo con chiarezza, è stata ed è ancora durissima. Dentro una tempesta senza precedenti, contro un nemico non solo invisibile, ma anche molto forte e sconosciuto, stiamo affrontando sfide inedite e difficilissime. Il nostro Servizio sanitario nazionale è stato messo, nelle ultime settimane, a durissima prova.

Pur nelle differenze quantitative del fenomeno che si sono riscontrate nei diversi territori, dappertutto, in ogni regione del nostro Paese, ci si è trovati di fronte ad un'onda anomala di difficilissima gestione. Eppure la risposta c'è stata, nella difficoltà assoluta di una situazione al di fuori di ogni ordinarietà, ma la risposta c'è stata ed è ancora in corso. Nel campo degli approvvigionamenti, i nostri uomini hanno combattuto una battaglia difficilissima con un mercato già saturo da fine 2019. Se a queste difficoltà sommiamo il combinato disposto delle misure protezionistiche adottate da più nazioni e la mancanza di una produzione industriale italiana, è facile comprendere le ragioni della complessità della situazione. Per gestire questa fase, è essenziale che tutti sostengano il difficilissimo lavoro che stanno svolgendo Angelo Borrelli con la Protezione civile e il commissario straordinario all'emergenza, Domenico Arcuri. A entrambi va chiaramente il mio pieno ringraziamento. Si tratta di due uomini esperti, che stanno progressivamente superando le difficoltà iniziali. Per quel che riguarda i dispositivi di protezione, il commissario Arcuri ha annunciato che sono stati conclusi importanti contratti di fornitura - circa 300 milioni di mascherine - con la Cina ed altri Paesi del mondo, anche grazie al lavoro del Ministro degli Esteri. Queste forniture ci consentono di proteggere prima di tutto il personale sanitario: è questa la nostra fondamentale priorità. È per questa stessa ragione che va monitorato costantemente lo stato di salute del nostro personale sanitario, anche attraverso un uso intelligente e appropriato dei tamponi. È partita una produzione italiana di mascherine, che ci consentirà finalmente di avere una filiera industriale nazionale, che si pone l'obiettivo di garantire forniture che rendano l'Italia autosufficiente. È cambiata negli ultimi giorni la modalità di distribuzione del materiale, che, oggi, per le tratte a lunga percorrenza, viene effettuata con mezzi veloci della Difesa, e per questo ringrazio il Ministero della difesa per il prezioso lavoro che sta svolgendo. È attivo sul sito della Protezione civile un portale con tutte le informazioni online sulla distribuzione di questo materiale. I dati, però, permettetemi di dirlo, che testimoniano con maggiore chiarezza la capacità di reazione del nostro Servizio sanitario nazionale, sono quelli che riguardano i posti letto necessari ad affrontare il Coronavirus: ad oggi, i posti letto in terapia intensiva risultano essere 9.081, con un incremento in meno di un mese di circa il 75 per cento rispetto alla dotazione pre-COVID, che abbiamo realizzato in anni di acquisti e successive implementazioni e che era di 5.395 posti letto prima dell'inizio della crisi. Ancora, sono stati triplicati i posti letto necessari a gestire l'emergenza COVID e, soprattutto, i posti letto di malattie infettive e pneumologia erano, prima della crisi, 6.525; oggi sono 26.424: si tratta del più 405 per cento. Anche sul piano del personale sanitario, le regioni hanno ampiamente utilizzato tutte le norme prontamente approvate dal Governo per favorire nuove assunzioni, superando i tetti ordinari: ad oggi, risultano già firmati circa 12 mila nuovi contratti relativi al personale sanitario e numerose ulteriori procedure sono ancora in corso. Dal punto di vista più propriamente sanitario, è indispensabile armonizzare ancora, con più forza, la gestione dei pazienti colpiti dal virus, facendo tesoro dell'esperienza fatta in queste settimane.

Nei giorni scorsi, dopo un proficuo confronto con le regioni, abbiamo aggiornato le linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19, sottolineando in particolare alcune questioni fondamentali: aumentare le strutture dedicate esclusivamente al COVID, i cosiddetti ospedali COVID; tenere percorsi e gestioni rigidamente separati, laddove non sia possibile individuare strutture esclusivamente dedicate al COVID; riprogrammare, sulla base delle necessità, le strutture ospedaliere non utilizzate nella rete COVID, né in quella emergenziale non COVID; individuare tutte le possibili strutture ospedaliere pubbliche e private, dotate di reparti o aree con impianto di erogazione di ossigeno, aria compressa e vuoto o implementabili in tal senso; rafforzare il 112 e il 118, liberandoli dalle chiamate esclusivamente informative; prevedere in tutti i pronto soccorso specifici percorsi di pre-triage, tesi ad individuare tempestivamente i pazienti sospetti al COVID-19; definire accordi con enti ed associazioni di volontariato per un maggiore apporto del numero dei mezzi deputati all'emergenza. Inoltre, riorganizzare la rete territoriale per la presa in carico dei pazienti COVID, attivare nelle residenze sanitarie assistite una stretta sorveglianza e uno stretto monitoraggio, nonché il rafforzamento dei setting assistenziali. Nella fase che arriverà, quella della graduale uscita dalla chiusura totale a cui già oggi i nostri scienziati stanno lavorando, dovremo valorizzare tutto quanto abbiamo imparato sul campo, penso all'importanza della medicina del territorio, come chiave per affrontare l'emergenza, penso alla necessità di promuovere soluzioni tecnologiche innovative per il contact tracing e per la teleassistenza per pazienti domestici, sia per patologie legate al COVID, sia per le altre patologie anche di carattere cronico; penso, ancora, alla necessità di massimizzare e velocizzare le capacità diagnostiche dei test presenti sul mercato, da quelli classici che consentono l'identificazione di RNA virale a quelli sierologici che possono fornire utili informazioni circa il cosiddetto tasso di sieroconversione, cioè della percentuale di soggetti che hanno incontrato il virus e rispetto ad esso hanno prodotto una risposta anticorpale. La definizione del tasso di sieroconversione potrà essere utile per le implicazioni future in termini di politiche di graduale e prudente allentamento delle misure di restringimento sociale, eventualmente considerabili.

Nella nostra battaglia per sconfiggere questo virus sarà poi decisiva e determinante la ricerca scientifica, decisiva per individuare farmaci efficaci nella cura del COVID e per determinare lo sviluppo di un vaccino finalmente adeguato. Sarà il vaccino, come ho già detto, l'arma che ci permetterà di sconfiggere definitivamente il COVID e in questa partita mondiale l'Italia c'è, c'è con tutta la nostra comunità scientifica, in un rapporto di piena e convinta collaborazione con le aziende farmaceutiche, lo stiamo già facendo d'intesa con l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, con grandissima determinazione. L'Aifa si è organizzata per far fronte efficacemente all'emergenza sanitaria che stiamo vivendo; si è attivata tempestivamente su quattro livelli diversi. Il primo è la promozione degli studi clinici; è stato semplificato il percorso autorizzativo degli studi clinici sperimentali, osservazionali e dei programmi per uso compassionevole. Le nuove disposizioni prevedono che la commissione tecnico-scientifica di Aifa, riunita in seduta permanente, approvi tutti i protocolli di studio che saranno poi valutati da un unico comitato etico a livello nazionale presso l'Istituto Lazzaro Spallanzani.

Queste misure straordinarie hanno l'obiettivo di garantire il rapido avvio degli studi per individuare rapidamente possibili opzioni terapeutiche efficaci. La valutazione centralizzata e coordinata garantisce qualità scientifica e maggiore rappresentatività, utili per fornire risposte valide per tutti i pazienti e per l'intero Servizio sanitario nazionale. Il secondo è l'uso off-label dei farmaci; a seguito del parere favorevole della commissione tecnico-scientifica di Aifa è stata adottata la lista di farmaci che possono essere utilizzati al di fuori delle indicazioni terapeutiche a carico del Servizio sanitario nazionale per il trattamento dell'infezione SARS-COV-2. Il terzo è il contrasto alle carenze di medicinali; per far fronte all'aumento della domanda di alcune categorie di farmaci, l'Aifa ha previsto di centralizzare le segnalazioni di potenziali carenze e di rafforzare i programmi di importazione; gli interventi specifici messi in atto sono il rilascio di autorizzazioni per l'importazione e l'attivazione di un tavolo di confronto permanente con Farmindustria e Assogenerici. Il quarto, ma non meno importante, è relativo alle informazioni sui farmaci che devono essere basate sempre sulle migliori evidenze scientifiche disponibili. L'assenza di trattamenti consolidati e la velocità delle nuove conoscenze sull'epidemia da Coronavirus ha reso necessario rafforzare il ruolo di Aifa nell'informazione sui farmaci dedicata agli operatori e ai cittadini. Il portale di Aifa è stato dotato di una sezione “Emergenza COVID-19”, al cui interno si ha accesso a tutte le attività che l'Agenzia conduce sul tema.

Questioni così delicate vanno affrontate avendo piena fiducia nei nostri scienziati e rispettando rigorosamente l'autonomia del loro lavoro e delle istituzioni scientifiche preposte alla valutazione e alla certificazione delle terapie e dei farmaci. Con la stessa nettezza, voglio dire che avremo il massimo di vigilanza per evitare qualsiasi forma di speculazione ai danni degli ammalati e faremo ogni sforzo per dare una corretta informazione ai cittadini e per contrastare informazioni prive di evidenza scientifica e pericolose cure fai da te.

In conclusione, il nostro pensiero e la nostra azione devono andare contestualmente anche a tutti gli altri ammalati. Siamo stati costretti, in queste settimane, a concentrare larghissima parte delle nostre risorse umane e strumentali nella lotta contro il Coronavirus e sarà così, purtroppo, ancora per tempo, dentro l'emergenza in cui siamo. I malati cronici, però, gli oncologici, quelli di ogni altra patologia o penso, ad esempio, alle malattie rare, meritano sempre la massima attenzione e dovremo su di loro costruire specifiche politiche per la fase che arriverà. Anche da questa drammatica emergenza appare chiarissimo quanto sia fondamentale tornare a sviluppare, in parallelo con gli ospedali, la rete dei servizi territoriali, tutti i servizi di prevenzione e una rinnovata integrazione tra le politiche sanitarie e quelle sociali. Dobbiamo uscire da questa crisi più forti di come ci siamo entrati.

Siamo nel pieno di un'esperienza durissima, drammatica, che segnerà sicuramente il nostro Paese e, direi, il mondo intero, un'esperienza collettiva, ma anche la somma di una moltitudine enorme di esperienze individuali, ciascuna indelebile, che segnerà ognuno di noi. Avremo tempo e modo di valutare ogni atto e ogni conseguenza. Una cosa, però, credo che sia chiara a tutti: il Servizio sanitario universale, costruito nel nostro Paese dopo l'approvazione della legge n. 833 del 1978, ispirato ai principi indelebili dell'articolo 32 della nostra Costituzione, è il patrimonio più prezioso che possa esserci. Su di esso dobbiamo investire con tutta la forza che abbiamo, è la cosa che conta di più. Il modo vero per onorare chi ha perso la vita e per ringraziare chi sta in trincea nei nostri presidi sanitari è proprio questo: assumere, come principale tema della ripartenza nazionale, l'investimento strategico sulla salute. Sono convinto che tutto il Parlamento senza distinzioni saprà essere all'altezza di questa sfida.

 

Camera dei deputati
Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 322
Mercoledì 1° aprile 2020, ore 17 

Guarda il video Informativa urgente del Ministro Speranza 

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Data di pubblicazione: 1 aprile 2020