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FAQ - Depressione post partum

1. Quali potrebbero essere le cause fisiologiche della depressione post partum?
Il periodo del post partum è caratterizzato da importanti cambiamenti fisici. Nelle ore che seguono la nascita del bambino, i livelli di estrogeni e progesterone e degli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea possono subire un repentino abbassamento e questo può influire sull’umore e sulle condizioni di salute della donna. Inoltre, la fatica del parto (sia naturale che cesareo) è tale che occorrono settimane prima che la puerpera possa recuperare le forze.
2. Cos’è il “baby blues”?
La DPP va distinta da una reazione piuttosto comune, denominata “baby blues” o “maternity blues”  (“blues” significa malinconia), caratterizzata da una indefinibile sensazione di malinconia, tristezza, irritabilità e inquietudine, che raggiunge il picco 3-4 giorni dopo il parto e tende a svanire nel giro di pochi giorni, generalmente entro i primi 10-15 giorni dal parto. La sua insorgenza è dovuta principalmente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto (crollo degli estrogeni e del progesterone) e alla spossatezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto e può verificarsi in oltre il 70% delle madri.
3. Cosa bisogna fare non appena ci si accorge del problema?
È bene parlare con il partner, amici o familiari ed esprimere le proprie sensazioni. Spesso parlare con una persona fidata è già un sollievo. Se il problema continua è  bene parlarne anche con il proprio medico di fiducia. Per guarire dalla depressione post partum, bisogna riconoscerla e affrontarla nel modo giusto. Il problema non si risolve da solo ignorandolo o nascondendolo. Al contrario, una depressione a lungo trascurata è causa di grande sofferenza sia per la donna che la vive, sia per il suo bambino che non riceve le cure e l’affetto di cui ha bisogno per crescere sano e felice. Dalla serenità della madre dipende quella del proprio piccolo e viceversa.
4. Esistono metodi diagnostici per la DPP?

Sì, certamente. Esistono anche strumenti di screening, per esempio l’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) o Scala di Edimburgo, un questionario di 10 item concepito come strumento di screening per migliorare l’individuazione della depressione post natale nel contesto dei servizi socio-sanitari e può essere utilizzato anche da ricercatori che intendono raccogliere informazioni sui fattori che influenzano il benessere emotivo delle neomamme e delle loro famiglie.
Dagli studi pubblicati risulta che l’EPDS è stato tradotto in oltre 20 lingue diverse; sono stati inoltre effettuati diversi studi di validazione relativi alla versione inglese e altrettanti sulle versioni tradotte in diversi Paesi.

L’EPDS è stato sviluppato negli anni '80, in quanto l’esperienza clinica accumulata sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri mostrava che la depressione unipolare, e in particolare la depressione postnatale, è un disturbo comune che causa molta sofferenza inutile alle donne e alle loro famiglie e che tale depressione poteva influenzare negativamente lo sviluppo e l’accudimento del bambino, la continuità del matrimonio e l’economia della famiglia.

A ogni donna che risulta positiva dovrebbe essere data l’opportunità di avere un colloquio clinico e un ulteriore approfondimento, generalmente entro 2 settimane.

5. E’ più alta la possibilità per chi ha sofferto di DPP di soffrirne nuovamente in occasione di una seconda gravidanza?
Ogni gravidanza è a se stante, ma va ricordato che tra i fattori di rischio per lo sviluppo della depressione in gravidanza è l’aver avuto una precedente storia di depressione (in particolare durante la gravidanza o il post-partum) o avere familiarità con la depressione. È sempre bene parlare con il medico e chiedere aiuto nel caso si ripresentino i sintomi tipici del disturbo. 

Fonte: Istituto superiore di sanità


Data di ultimo aggiornamento: 3 aprile 2017


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