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Antibiotico-resistenza nel settore umano


Donna che prende una compressa


La resistenza agli antibiotici, o antibiotico-resistenza, è un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi, che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antibatterico, che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.

Si parla di resistenza intrinseca quando è dovuta alla natura del microrganismo stesso, che non è mai stato sensibile a un particolare antimicrobico.

Si parla invece di resistenza acquisita quando il microrganismo, in precedenza sensibile a un particolare antimicrobico, sviluppa in un secondo tempo resistenza nei suoi confronti.

Il problema

  • Un uso eccessivo e/o non corretto di antibiotici, nel campo umano e veterinario, come anche in agricoltura, favorisce l’insorgenza e la diffusione di ceppi batterici resistenti a questi farmaci. Inoltre, in alcuni Paesi, la mancanza di accesso ad acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari e una prevenzione e un controllo inadeguati delle infezioni contribuiscono al fenomeno dell’antibiotico-resistenza. In particolare, l'abuso di antibiotici durante la pandemia di COVID-19 potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione. La malattia COVID-19 è causata da un virus, non da un batterio, e, pertanto, gli antibiotici non dovrebbero essere usati per prevenire o curare infezioni virali, a meno che non siano presenti anche infezioni batteriche.
  • L'antibiotico-resistenza è in aumento in molti Paesi, rendendo problematica la terapia di molte infezioni, ed è aggravata anche dalla mancanza di nuovi antibiotici in commercio o in fase di sperimentazione, che risultano efficaci nel trattamento di infezioni altrimenti incurabili.
  • Le infezioni causate da microrganismi resistenti, non rispondendo al trattamento standard, portano ad un prolungamento della malattia, all’insorgenza di possibili complicazioni e ad un maggiore rischio di morte.
  • Riducendo l'efficacia del trattamento, inoltre, i pazienti rimangono contagiosi per un tempo più lungo, aumentando il rischio di diffondere microrganismi resistenti generando, quindi, possibili focolai epidemici.
  • Le infezioni da batteri resistenti ai farmaci di prima linea devono essere trattate con terapie spesso più costose.
  • Una più lunga durata della malattia e del trattamento, spesso in ospedali, aumenta i costi di assistenza sanitaria, nonché l'onere economico sulle famiglie e le società.

Iniziative di contrasto in Italia

Le iniziative di contrasto del Ministero sono oggi coordinate dal Piano nazionale PNCAR, che affronta il problema con azioni di monitoraggio, sorveglianza e contrasto del fenomeno dell’antibiotico-resistenza (ABR) sia nel settore umano sia veterinario, in linea con i piani delle agenzie internazionali.

Sistemi di sorveglianza

  1. Dal 2001 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) coordina in ambito umano il sistema di sorveglianza dell’antibiotico-resistenza AR-ISS, costituito da una rete di laboratori ospedalieri di microbiologia clinica reclutati su base volontaria, con l’obiettivo primario di descrivere frequenza e andamento dell’antibiotico-resistenza in un gruppo di patogeni isolati da infezioni invasive (batteriemie e meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario che associate all’assistenza sanitaria.
    Sono rilevate le sensibilità agli antibiotici, eseguite di routine dai laboratori ospedalieri di microbiologia clinica, dei ceppi appartenenti a otto specieStaphylococcus aureusStreptococcus pneumoniaeEnterococcus faecalisEnterococcus faeciumEscherichia coliKlebsiella pneumoniaePseudomonas aeruginosa e Acinetobacter spp, isolati da sangue o liquor. I risultati del primo rapporto nazionale sono stati pubblicati nel novembre 2019. Il secondo rapporto
    Il Ministero con circolare 18 gennaio 2019  ha aggiornato il protocollo AR-ISS.
  2. Nel 2013 il Ministero ha istituito, con circolare 26 febbraio 2013, il sistema di sorveglianza delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE), che raccoglie e analizza, presso l'Istituto superiore di sanità, le segnalazioni dei casi di batteriemie da K. pneumoniae ed E. coli resistenti ai carbapenemi e/o produttori di carbapenemasi da tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di monitorare la diffusione e l’evoluzione di queste infezioni e sviluppare strategie di contenimento adeguate.
    I dati analizzati si basano sulle segnalazioni anonime e individuali inviate dagli Ospedali/Aziende ospedaliere e dalle Unità sanitarie locali al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
  3. L'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) contribuisce alla sorveglianza dei consumi degli antibiotici nell’uomo. Ogni anno l'AIFA pubblica il rapporto nazionale “L’uso degli antibiotici in Italia” fornendo dati di consumo e spesa degli antibiotici a livello nazionale e regionale.

Piano nazionale della prevenzione

Il controllo e la prevenzione dell’ABR e delle ICA sono stati inseriti nel macro obiettivo del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018. Il piano include quattro obiettivi, che le Regioni si sono impegnate a perseguire con piani/programmi specifici:

  1. migliorare la qualità della sorveglianza delle infezioni invasive da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE)
  2. monitorare il consumo di antibiotici in ambito ospedaliero e territoriale
  3. promuovere la consapevolezza da parte della comunità nell’uso degli antibiotici
  4. definire un programma di sorveglianza e controllo delle infezioni correlate all’assistenza.

I progressi delle Regioni vengono misurati attraverso indicatori specifici:

  • proporzione di strutture ospedaliere, appartenenti ad aziende sanitarie e aziende ospedaliere, aderenti alla circolare 26 febbraio 2016, sul totale delle strutture ospedaliere
  • proporzione di Regioni che producono un report annuale che documenti l'uso degli antibiotici, con finalità di controllo dell'antibiotico resistenza
  • proporzione di Regioni che realizzano il programma di comunicazione. Il programma deve prevedere interventi periodici di cui deve essere valutato l’impatto
  • proporzione di CIO (Comitato per il controllo delle infezioni ospedaliere) che producono un report annuale sulle infezioni correlate all'assistenza.

Il processo di monitoraggio annuale e la valutazione finale del Piani Regionali della Prevenzione è a carico del Ministero.

Progetti CCM 

Il Ministero, attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), finanzia numerosi progetti di collaborazione per la conduzione di indagini conoscitive sui sistemi di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza, a livello nazionale, e per standardizzare le metodiche di sorveglianza in grado di fornire dati di qualità e comparabili, a livello nazionale ed europeo, e per la promozione di pratiche sicure nell’assistenza ai pazienti i cui risultati sono i seguenti:

  • costituzione di una banca dati nazionale di dati provenienti dai sistemi di sorveglianza regionali o da studi di prevalenza sulle infezioni correlate alla assistenza (ICA) e in particolare sviluppando una sorveglianza delle infezioni del sito chirurgico e sorveglianza delle infezioni in terapia intensiva
  • pubblicazione di linee guida sui principali micro-organismi “sentinella”, per la sorveglianza delle ICA 
  • supporto alla rete di sorveglianza della antibiotico resistenza nel settore umano dell'Istituto Superiore di sanità (AR-ISS) e Micronet
  • pubblicazione di un documento di compendio sulle principali misure per la prevenzione e il controllo delle infezioni associate all’assistenza (Progetto “INF-OSS”)
  • iniziative di comunicazione destinate ai professionisti sanitari e alla popolazione.

Partecipazione ad attività internazionali

Durante il Semestre italiano di Presidenza della UE sono state emanate le Conclusioni del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza medica, compresi la prevenzione e il controllo delle infezioni associate all’assistenza sanitaria e della resistenza agli antimicrobici, in cui vengono riprese e ribadite tutte le indicazioni già presenti in precedenti atti di indirizzo internazionali.

L’Italia partecipa ai lavori del Global AMR R&D hub. Questo hub internazionale raccoglie informazioni sugli investimenti nei settori della ricerca e dello sviluppo sui prodotti antibiotici in produzione e sugli incentivi disponibili a livello globale in tre sezioni dedicate in una dashboard. Questa fornisce indicazioni basate sull’evidenza per definire le priorità di ricerca e sviluppo in tema di antimicrobico-resistenza (AMR) e per massimizzare l'impatto e l'efficienza delle risorse impiegate nei vari Paesi, per categoria di patogeno. La dashboard contiene quasi 8000 progetti per un totale di oltre 6 miliardi di dollari investiti. Una sintesi dei risultati dell’analisi delle informazioni contenute nella dashboard è stata impiegata per definire raccomandazioni in tema di AMR per il prossimo G20.

Inoltre, il nostro Paese è attivamente coinvolto nella Global health security agenda per l’action package AMR (GHSA-AMR). Nell’ultimo anno, sono stati condivisi documenti di indirizzo, linee guida, best practices ed esperienze di successo tra i vari Paesi partecipanti. La Presidenza dei lavori, nel dicembre 2020, passerà dall’Uganda agli USA. 

L’Italia ha partecipato all’indagine onlineSurvey of healthcare workers’ knowledge, attitudes and behaviours on antibiotics, antibiotic use and antibiotic resistance in the EU/EEA” condotta nel periodo gennaio-marzo 2019 dal Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) riguardante le conoscenze e gli atteggiamenti degli operatori sanitari sugli antibiotici e l’antibiotico-resistenza. Il sondaggio ha visto coinvolti in maniera specifica gli operatori sanitari, inclusi medici, infermieri, farmacisti e dirigenti ospedalieri, nonché scienziati, fisioterapisti, odontotecnici e studenti delle professioni sanitarie. Gli operatori sanitari, infatti, svolgono un ruolo fondamentale nelle azioni di contrasto allo sviluppo e alla diffusione della resistenza agli antibiotici. Pertanto, è importante che le loro conoscenze in questo campo siano sempre aggiornate, in modo da poter agire correttamente e informare in modo adeguato i loro pazienti. Il sondaggio ha raccolto la partecipazione di oltre 12 mila professionisti sanitari da 30 Paesi in EU/SEE. Oltre 2 mila professionisti in Italia hanno aderito all’indagine. Leggi l'approfondimento.

In occasione della campagna annuale sull’igiene delle mani (5 maggio 2019), i professionisti sanitari in Italia hanno partecipato anche all’indagine condotta a livello globale dall’OMS “Global Survey on Infection Prevention and Control (IPC) and Hand Hygiene”, online dal 16 gennaio al 16 novembre 2019, per descrivere lo stato di attuazione dei programmi di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie per acuti. L’indagine aveva il duplice obiettivo di incoraggiare e supportare la auto-valutazione, a livello locale, dello stato di attuazione delle pratiche per la prevenzione e il controllo delle infezioni e per la promozione dell’igiene delle mani, e di raccogliere informazioni rilevanti da utilizzare per le successive campagne e interventi di miglioramento. L’indagine proponeva l’utilizzo di due strumenti di autovalutazione mirati all’igiene delle mani (HHSAF - Hand Hygiene Self-Assessment Framework) e ai programmi di prevenzione e controllo delle infezioni (IPCAF - Infection Prevention and Control Assessment Framework). In questo caso, il contributo italiano al sondaggio OMS è stato molto limitato e, pertanto, i risultati non devono essere ritenuti rappresentativi dello stato dei programmi di IPC e igiene delle mani del nostro Paese.

Formazione/Informazione

Il 18 novembre 2020 il Ministero della Salute ha organizzato un webinar accreditato ECM sull'uso consapevole degli antibiotici, durante il quale è stato presentato il rapporto "Gli italiani e gli antibiotici: informazione, utilizzo e consapevolezza del fenomeno dell’antimicrobico resistenza" , che contiene i risultati della ricerca, realizzata dal Censis, su incarico e in collaborazione con l’Università di Foggia. L’indagine è stata effettuata su un campione nazionale rappresentativo di italiani adulti, nel cui ambito sono state focalizzate tre categorie maggiormente coinvolte ed interessate all’uso degli antibiotici:

  • i genitori di figli piccoli (da 0 a 11 anni)
  • gli anziani (dai 65 anni in su)
  • i possessori di animali domestici.

Il 19 novembre 2019 il Ministero ha organizzato il Corso di formazione "AMR One health" accreditato ECM per le professionalità sanitarie, con lo scopo di mettere in comune le conoscenze e le competenze di medici, veterinari e farmacisti, in relazione al tema dell’antimicrobico-resistenza.

Iniziative di comunicazione

In occasione della Settimana mondiale sull'uso consapevole degli antibiotici (World Antibiotic Awareness Week, 12-18 November 2018) e della Giornata europea degli antibiotici (18 novembre) il Ministero della Salute ha rilanciato la campagna mondiale “Antibiotics: Handle With Care” (Antibiotici: maneggiare con cura!), in collaborazione con OMS, FAO e OIE e pubblicato i materiali predisposti dal Gruppo tecnico di coordinamento, tradotti e adattati da ECDC in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità.
ll 22 novembre 2019 il Ministero ha organizzato la Giornata sull'uso consapevole degli antibiotici, dedicata all’antimicrobico resistenza (AMR) in collaborazione con AIFA, ISS e Agenas.

L’Italia partecipa con l'Istituto Superiore di Sanità al progetto Joint Action europea sull’AMR (EU-JAMRAI), in collaborazione con l’Università di Udine e  l’Università di Foggia. Tra le iniziative di comunicazione promosse a livello europeo, è stato creato il primo logo globale per l'AMR, frutto di una competizione internazionale indetta tra cittadini. Il simbolo è formato dall’intersezione di due cuori di colori diversi (bianco e rosso) a formare una X che richiama la forma di due pillole e nello stesso tempo la forma di un cerotto. Pertanto, il simbolo rappresenta dei farmaci antibiotici, di cui è necessario preservare l’efficacia, utilizzandoli con consapevolezza e in modo prudente, prendendoci cura del problema dell’insorgenza e della diffusione dei batteri resistenti.

Altre iniziative di comunicazione sono state destinate ai professionisti sanitari e alla popolazione (come la Campagna sulla consapevolezza e uso prudente degli antibiotici), in partnership con le campagne annuali della Giornata europea per l’uso consapevole degli antibiotici (European Antibiotic Awareness Day – EAAD, 18 novembre) e della Settimana mondiale (World Antimicrobial Awareness Week – WAAW). 

Note e circolari

Iniziative internazionali

La prima risoluzione mondiale (World Health Assembly - WHA) sulla resistenza agli antimicrobici (AMR) risale al 1998. Con questo documento l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha riconosciuto l’AMR come grave minaccia per la salute pubblica nazionale e globale e ha proposto che ogni Paese provvedesse a programmare campagne informativo/educative per i professionisti del settore e implementasse azioni ad hoc per monitorare l’andamento dell’AMR.

A livello Europeo, la Conferenza “The Microbial Threat”, tenutasi a Copenaghen nel 1998, si conclude con una serie di raccomandazioni, tra le quali il rafforzamento delle reti di sorveglianza europee dell’AMR e la realizzazione di campagne per l’uso prudente degli antibiotici.

Dal punto di vista della sorveglianza, l’Unione Europea sostiene, a partire dagli anni ’90, il programma del Sistema Europeo di Sorveglianza dell’AMR (European Antimicrobial Resistance Surveillance System - EARSS), supportato dalla Direzione Generale per la Salute e la Protezione dei Consumatori (DG-SANCO) della Commissione Europea e da gennaio 2010 tale sistema è coordinato dall’ECDC, con il nome di EARS-net. Esso consiste in una rete di laboratori di riferimento per la sorveglianza e il rilevamento della frequenza di alcuni germi, indicatori di AMR, che danno origine a problemi clinico-epidemiologici.

Dal 2001 la Commissione Europea emana documenti di indirizzo sulla tematica, tra cui la Raccomandazione del Consiglio Europeo sull’uso prudente degli antibiotici del 15 novembre 2001, in cui si chiede agli Stati Membri di porre in atto iniziative per la sorveglianza e il monitoraggio di tale fenomeno.

Dal 2004 la Direzione Generale per la Salute e la Protezione dei Consumatori (DG SANCO) della Commissione Europea finanzia un progetto di ricerca, fino al 2008, denominato Improving Patient Safety in Europe - IPSE, con l’obiettivo di armonizzare i dati sulle infezioni associate all’assistenza sanitaria e meglio delineare i contorni del fenomeno, soprattutto in riferimento ai tre ambiti di maggiore impatto clinico: le infezioni del sito chirurgico, le batteriemie associate a catetere vascolare centrale e le polmoniti associate a ventilazione invasiva nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI). L’Italia aderisce all'iniziativa nel 2006. Oltre alle autorità sanitarie dei Paesi membri, tale progetto vede l’adesione di esperti dell’OMS, dell'ECDC e di altre organizzazioni scientifiche di livello europeo.

Dal 2008 l'ECDC coordina la rete di sorveglianza delle infezioni associate all’assistenza (Health Care Associated Infections–network, HAI-net), collezionando dati dai sistemi di sorveglianza di 17 Paesi europei, secondo le definizioni di caso fornite dalla rete HELICS. Tali dati vengono periodicamente immessi nel database del sistema europeo di sorveglianza dell’ECDC denominato TESSy.
Sempre nel 2008 l’ECDC indice la Giornata europea sull’uso prudente degli antibiotici, che ogni anno vede coinvolti, a diversi livelli, la popolazione generale, i medici di famiglia, i medici ospedalieri.

Tra i tavoli internazionali che si occupano in maniera forte della problematica, vanno sicuramente menzionati il G7 e la Global Health Security Agenda (GHSA), un'iniziativa promossa dal governo degli Stati Uniti.

Nel 2011 la Commissione approva il Piano di azione contro le minacce crescenti di resistenza antimicrobica che contiene 12 azioni da implementare con gli Stati Membri e individua 7 aree prioritarie di intervento:

  1. Uso appropriato di antimicrobici nell’uomo e negli animali
  2. Prevenzione delle infezioni e della loro diffusione
  3. Sviluppo di nuovi farmaci o approcci alternativi
  4. Cooperazione a livello internazionale per contenere il rischio di AMR
  5. Miglioramento di monitoraggio e sorveglianza del fenomeno in medicina umana e veterinaria
  6. Promozione della ricerca e della innovazione
  7. Implementazione delle attività di comunicazione, educazione e formazione.

Nel 2015 la Presidenza tedesca del G7 individua l’AMR tra le problematiche su cui fosse opportuno e necessario un impegno e una presa di posizione degli Stati membri. La Dichiarazione, sottoscritta dai Ministri della Salute, durante il meeting tenutosi a Berlino l'8 e 9 ottobre 2015 riporta le priorità e le azioni per un impegno condiviso.

La 68° Assemblea Mondiale della Sanità, nel maggio 2015, con la Risoluzione WHA68.7 adotta il Piano d’azione globale sull’antimicrobico-resistenza (Global action plan on antimicrobial resistance - GAP) dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Quest'ultima sottolinea l’importanza della collaborazione tripartita tra FAO (Food and Agriculture Organization), OIE (World Organisation for Animal Health) e stessa OMS su questo tema.

A queste attività fanno seguito nel giugno 2016: la Risoluzione sulla resistenza agli antimicrobici adottata dalla 39° Conferenza della FAO, la Risoluzione sulla lotta alla resistenza agli antimicrobici e la promozione dell'uso prudente degli agenti antimicrobici negli animali, adottata nel maggio 2015 dall'Assemblea generale dei delegati dell'OIE e l'iniziativa della Commissione del Codex Alimentarius riguardo alla necessità di riesaminare e aggiornare gli standard, i codici e gli orientamenti connessi alla resistenza agli antimicrobici.

Durante la presidenza olandese del 2016 le conclusioni del Consiglio d’Europa del giugno 2016 chiedono agli Stati membri di sviluppare entro metà 2017 un piano nazionale di contrasto all’AMR basato sulla strategia “one health” e in linea con il WHO Global Action Plan. Inoltre si chiede a Stati membri e Commissione Europea di sviluppare un nuovo Piano di azione Europeo e di sviluppare una linea guida europea per l’uso prudente degli antibiotici.

Nel settembre 2016 durante la 71° Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel corso di un meeting di alto livello sull’antimicrobico-resistenza, viene approvata una Dichiarazione politica con l’intento di aumentare la consapevolezza dei governi e accelerare l’impegno globale sul problema.

Infine, nell’ambito della Global Health Security Agenda, l’Action Package Prevent1 - AMR è dedicato alla problematica.

Il 30 giugno 2017 la Commissione Europea adotta lo European One Health Action Plan against Antimicrobial Resistance (AMR) in cui l’approccio “one health” guida le azioni in maniera molto peculiare e indirizza verso attività con un chiaro valore aggiunto europeo e, ove possibile, su risultati concreti e misurabili.

A novembre 2018 vengono pubblicati i risultati dell’ultimo sondaggio, condotto, per conto della CE, dalla rete pubblica Kantar di Bruxelles, nei 28 Stati membri dell'UE tra l'8 e il 26 settembre 2018. Leggi il report completo Special Eurobarometer 478 -Antimicrobial Resistance e la sintesi in inglese.

Il 14 giugno 2019 vengono adottate anche le Conclusioni del Consiglio dell’Unione Europea sulle prossime tappe per fare dell'UE una regione in cui si applicano le migliori pratiche nella lotta alla resistenza antimicrobica

Per approfondire:

Indagine Survey of healthcare workers’ knowledge, attitudes and behaviours on antibiotics, antibiotic use and antibiotic resistance in the EU/EEA

Alcuni dati sull'indagine online Survey of healthcare workers’ knowledge, attitudes and behaviours on antibiotics, antibiotic use and antibiotic resistance in the EU/EEA

  • I partecipanti italiani erano soprattutto donne con un’età compresa fra 46 e 65 anni.
  • Oltre la metà dei rispondenti aveva un’anzianità professionale superiore a 16 anni e non era specializzato, e, complessivamente, la maggior parte svolgeva una professione che implica la diagnosi, la prescrizione di farmaci o di esami clinici, la consulenza/erogazione/somministrazione di antibiotici ai pazienti o alla popolazione generale.
  • Circa un terzo lavorava in ospedale e un altro terzo in farmacia.
  • Quasi tutti i partecipanti italiani erano a conoscenza del fenomeno dell’antibiotico-resistenza e dell’esistenza di una relazione tra la propria attività di prescrizione/erogazione/somministrazione di antibiotici e lo sviluppo e la diffusione dell’AMR.
  • Quasi tutti gli intervistati sapevano che gli antibiotici non sono efficaci nel combattere i virus, il raffreddore e l’influenza, che il loro uso non necessario li rende inefficaci e che l'assunzione di antibiotici ha effetti collaterali o rischi associati come diarrea, colite, allergie.
  • Tuttavia, meno di due terzi dichiarava di avere un ruolo chiave nel contribuire a controllare lo sviluppo della resistenza agli antibiotici, indicando quindi una scarsa consapevolezza da parte dell’operatore sanitario del proprio ruolo rispetto allo sviluppo e/o alla diffusione dell’ABR.
  • Alcuni aspetti non completamente noti riguardavano invece l’igiene delle mani. Solo il 60% dei rispondenti sapeva elencare i 5 momenti dell’igiene delle mani indicati dall’OMS, tuttavia circa l’80% era consapevole di dover lavare le mani dopo aver visitato un paziente o essere venuto in contatto con materiale biologico, anche se con i guanti.
  • Inoltre, solo due terzi dei rispondenti dichiarava di avere facile accesso alle linee guida necessarie per la corretta gestione delle infezioni e ai materiali necessari per dare consigli sull'uso prudente degli antibiotici e sulla resistenza agli antibiotici e oltre la metà dei rispondenti, durante l'ultima settimana, non aveva mai distribuito risorse (ad esempio volantini o opuscoli) ai pazienti sull'uso prudente degli antibiotici, dichiarando che il paziente non era interessato alle informazioni, oppure di non aver avuto il tempo necessario e le risorse disponibili.
  • Rispetto alle campagne di informazione sulla tematica, solo una minoranza di professionisti dichiarava di essere a conoscenza di iniziative regionali o nazionali riguardanti la EAAD (European Antibiotic Awareness Day) o la WAAW (World Antibiotic Awareness Week).
  • Solo un terzo dei partecipanti al sondaggio era a conoscenza che l’Italia ha un piano d'azione nazionale sulla resistenza antimicrobica.


Data di pubblicazione: 13 dicembre 2019 , ultimo aggiornamento 17 novembre 2020



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