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Programma di controllo della diarrea virale bovina

FONTE: Regione Piemonte

Macroarea:  Sanità Animale
Settore: Malattie infettive
Tipologia dell'attività: 5 - Attività di controllo ufficiale a carattere regionale

Normativa UE di riferimento:

  • Direttiva 64/432 CE

Normativa nazionale di riferimento:

  • Regolamento di Polizia Veterinaria approvato con  D.P.R. n. 320/1954, all’art. 68, come modificato dalla Legge 23 gennaio 1968.
  • Normativa nazionale e regionale di riferimento: Programma regionale (avviato nel 2008 ) con l’obiettivo di individuare criteri e protocolli di controllo, ai fini dell’emanazione di un piano regionale ad adesione volontaria per il controllo dell’infezione


AC Regionale:
Regione Piemonte – Direzione Sanità – Settore Prevenzione Veterinaria

Ruoli:
Programmazione, coordinamento, monitoraggio e verifica dell’attività

 

AC Locale:
Aziende Sanitarie Locali – Servizi Veterinari Area A

Ruoli:
Programmazione a livello locale ed effettuazione dell’attività di promozione del piano e di controllo negli allevamenti aderenti


Categorizzazione degli eventuali rischi e modalità di applicazione delle categorie di rischio
La BVD fa parte delle malattie indicate dall’OIE, Organizzazione Internazionale delle Epizoozie, come infezioni con un significativa capacità di diffusione ed è inclusa nelle malattie degli animali per cui negli Stati membri UE, a norma della Direttiva 64/432/CEE, possono essere adottate misure di controllo ed eradicazione.

La Regione Piemonte ha attuato nell’ultimo triennio un progetto pilota, “Studio per l’applicazione di protocolli diagnostici integrati di Sanità Pubblica Veterinaria in allevamenti bovini da riproduzione ad alta produzione”, con la finalità di  approfondire, testare e proporre protocolli diagnostici ed operativi, ai fini della scelta futura delle strategie di controllo dell’infezione.

Il programma è proposto agli allevatori che, su base volontaria, si impegnano alla adozione delle misure di profilassi diretta previste ed alla effettuazione degli accertamenti diagnostici indicati.

Il programma è inizialmente rivolto agli allevamenti:

  • Fornitori di vitelli ai centri genetici ed in particolare al Centro Tori di Carrù, a migliore garanzia sanitaria sulla filiera di produzione del seme bovino;
  • Esportatori di manze da allevamento;
  • Con vendita di riproduttori o partecipazione a rassegne zootecniche;
  • Con buon livello sanitario, intenzionati ad elevare ulteriormente lo status sanitario

Frequenza (o criteri per stabilire frequenza)
Negli allevamenti oggetto del programma gli accertamenti sierologici periodici sono effettuati con frequenze  definite da uno specifico protocollo, per definire lo stato sanitario dell’allevamento nei confronti dell’infezione:

  • Allevamento SENZA CIRCOLAZIONE VIRALE
  • Allevamento CON SOSPETTA CIRCOLAZIONE VIRALE
  • Allevamento CON PROBABILE CIRCOLAZIONE VIRALE
  • Allevamento CON CIRCOLAZIONE VIRALE

Orientativamente si può prevedere l’effettuazione di 5000 esami virologici e di 6500 esami sierologici

Luogo e momento del controllo
Controlli eseguiti in allevamento su programmazione ASL

Metodi e tecniche

  • Prelievi sierologici e biopsie cutanee in allevamento. Indagini diagnostiche con i seguenti test:
  • ELISA diretto e indiretto
  • PCR
  • Ispezioni finalizzate alla valutazione epidemiologica in azienda ed alla approvazione del piano di profilassi diretta e indiretta (programma di biosicurezza aziendale, eventuale piano vaccinale, eliminazione dei capi persistentemente infetti)

Modalità rendicontazione, verifica e feedback
La rendicontazione della attività è ottenuta tramite il sistema regionale di epidemiosorveglianza veterinaria (ARVET) in cui sono registrate tutte le prove diagnostiche eseguite negli allevamenti aderenti al piano. La verifica del raggiungimento degli obiettivi annuali è effettuata dal Settore Regionale Prevenzione e Veterinaria

Obiettivo di miglioramento: Avvio di un programma regionale di controllo ed eradicazione della malattia dagli allevamenti ad elevato standard sanitario, ad adesione volontaria. E’ prevista la stesura e la formalizzazione di un apposito piano, corredato di linee guida operative, da concordare con l’IZS del Piemonte e con e Associazioni ed Organizzazioni degli allevatori. L’avvio del piano deve essere preceduto da un studio di fattibilità che preveda la valutazione preventiva delle risorse disponibili, dei costi di attuazione, in relazione all’efficacia attesa. E’ inoltre da valutare la necessità della partecipazione finanziaria dei produttori aderenti.


Data di pubblicazione: 1 gennaio 2015

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