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Ministero della Salute
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Immagione raffigurante l'operazione di decontaminazione

A cura di:
Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione

Web editing:
M. DE MARTINO



Cap. 2A - Capitanerie di Porto

Data di aggiornamento: 16 dicembre 2010


Capitanerie di Porto – Guardia Costiera

 

Funzioni

Il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera esercita, iure proprio o in regime di avvalimento, le competenze relative a materie attribuite, dall’ordinamento vigente, a più ministeri.

Nello specifico il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera dipende funzionalmente da:

a)      Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e dell’articolo 3 della legge 28 febbraio 1994, n. 84, esercitando funzioni di vigilanza e controllo in materia di tutela dell’ambiente marino e costiero;

b)     Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ai sensi del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, per l’esercizio di funzioni delegate in materia di pesca marittima.

 

Per quanto riguarda le materie inerenti al Piano, esercita funzioni attribuite da leggi speciali relative alla difesa dell’ambiente marino e costiero, vigilanza in materia di scarichi di rifiuti e materie inquinanti, vigilanza sulle riserve marine e aree marine protette, pesca marittima ed acquacoltura. In particolare, nel settore agroalimentare, in dipendenza delle attribuzioni conferite dalla legislazione vigente, il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, esercita, in particolare, le sotto elencate funzioni:

  • attività amministrativa in materia di pesca marittima sulla base di direttive impartite dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ai sensi dell’art. 7, comma 1, del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153;
  • svolgimento degli accertamenti tecnici preventivi finalizzati al rilascio di certificazioni ed autorizzazioni in materia di pesca ed acquacoltura;
  • in base a quanto disposto dall’articolo 7, comma 2, del citato decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, Centro di Controllo Nazionale della Pesca (CCNP), sulla base degli indirizzi concertati con le Regioni e in aderenza ai principi generali di cui all’art. 118 della Costituzione;
  • vigilanza e controllo sull’esatto adempimento delle norme relative alle provvidenze in materia di pesca previste dalla normativa nazionale e comunitaria;
  • verifica della corretta applicazione delle norme sul commercio di prodotti ittici e biologici marini;
  • partecipazione, mediante personale specializzato, alle attività di verifica sull’esatto adempimento della normativa comunitaria in materia di pesca, in base alla pianificazione, e alle discendenti fasi operative, disposte dai competenti organi comunitari. 

Per quanto riguarda il settore ambientale, in dipendenza delle attribuzioni conferite dalla legislazione vigente e fermo restando quanto previsto dall’articolo 12 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, esercita, in particolare, le sotto elencate funzioni:

  • svolgimento degli accertamenti tecnici preventivi finalizzati al rilascio di certificazioni ed autorizzazioni relativamente alle linee di attività riconducibili alle attribuzioni del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare;
  • nelle zone sottoposte alla giurisdizione nazionale svolge, in via prevalente, le attività di controllo relative all’esatta applicazione delle norme del diritto italiano, del diritto dell’Unione europea e dei trattati internazionali in vigore per l’Italia in materia di prevenzione e repressione di tutti i tipi di inquinamento marino, ivi compresi l’inquinamento da navi e da acque di zavorra, l’inquinamento da attività di esplorazione e di sfruttamento dei fondi marini e l’inquinamento di origine atmosferica, nonché in materia di protezione dei mammiferi e delle biodiversità;
  • nelle acque di giurisdizione e di interesse nazionale esercita, per fini di tutela ambientale e di sicurezza della navigazione, ai sensi della legge 7 marzo 2001, n. 51, il controllo del traffico marittimo;
  • provvede, ai sensi degli articoli 135, 2° comma, e 195, 5° comma del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, alla sorveglianza e all’accertamento delle violazioni in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche se dalle stesse possono derivare danni o situazioni di pericolo per l’ambiente marino costiero, nonché alla sorveglianza e all’accertamento degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti e alla repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti illegali dei rifiuti;
  • esercita, ai sensi dell’articolo 19 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, la sorveglianza nelle aree marine protette e sulle aree di reperimento;
  • ai sensi dell’articolo 296, comma 9, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per l’uso marittimo accerta le violazioni e irroga le sanzioni di cui ai commi da 5 a 8 del predetto articolo;
  • per le attività di cui agli articoli 11 e 12 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, attraverso la sua organizzazione periferica a livello di compartimento marittimo, opera ai sensi della legge 16 luglio 1998, n. 239, articolo 7, sulla base di direttive vincolanti, generali e specifiche, del Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare; in forza della medesima disposizione normativa per gli altri interventi e attività in materia di tutela e difesa del mare, il Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare può avvalersi anche del Corpo delle capitanerie di porto, sulla base di specifiche convenzioni.

 

Strutture

Le strutture del Corpo delle Capitanerie di Porto che hanno competenze nelle materie afferenti al PNI sono:

Centro di Controllo Nazionale della Pesca (C.C.N.P.), ufficio inserito nel III Reparto del Comando Generale delle Capitanerie di porto;

Reparto Ambientale Marittimo (RAM) del Corpo delle Capitanerie di Porto, istituito con la legge 31 luglio 2002, n 179 recante “Disposizioni in materia ambientale” in sostituzione della già attiva Unità organizzativa del Corpo prevista dall’art. 7 della convenzione stipulata in data 6 agosto 1999 tra gli allora Ministeri dell’Ambiente e dei Trasporti e della Navigazione, il Reparto Ambientale marino del Corpo delle capitanerie di porto (di seguito RAM) è posto alle dipendenze funzionali del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per conseguire un più rapido ed efficace supporto per lo svolgimento di compiti istituzionali in materia ambientale.

Strutturato con decreto interministeriale (Ambiente, Infrastrutture e Trasporti e Difesa) in data 8 maggio 2003 in una segreteria e tre uffici, le specifiche attribuzioni di dette singole articolazioni interne sono state determinate con il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio in data 14 ottobre 2003, ove viene espressamente ribadito che il RAM stesso esegue gli incarichi attribuiti direttamente dal Ministro e collabora con l’Ufficio di Gabinetto e le Direzioni generali sia sotto un profilo tecnico – operativo sia giuridico, sviluppando, nel contempo, la necessaria azione di raccordo tra il Dicastero dell’Ambiente e il Comando Generale delle Capitanerie di Porto.

Inquadrato, ai sensi dell’art. 8 del d.P.R. 17 giugno 2003, recante “Regolamento di attuazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio”, tra gli organi di supporto tecnico – scientifico di cui il medesimo Dicastero si avvale per l’esercizio delle funzioni istituzionali tese alla salvaguardia dell’ambiente marino costiero (previsione quest’ultima riconfermata all’art. 9 del nuovo“regolamento recante riorganizzazione interna del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” approvato e reso esecutivo con decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto 2009, n. 140, all’articolo 9), il RAM, con l’ entrata in vigore del Decreto Direttoriale 24 aprile 2008, recante “Adempimenti derivanti dall’attuazione della legge n. 979/1982, attuazione della Convenzione internazionale Marpol 73/78 e delle altre convenzioni IMO per la tutela dell’ambiente marino". Delega al capo del Reparto Ambientale Marino della presidenza dell’unità di crisi di cui all’art. 6 della legge 28 febbraio 1992, n. 220. (G.U. n. 181 del 4.08.2008), ha assunto ulteriori ed ancor più impegnativi compiti a carattere ispettivo, direttivo ed operativo nel campo della sicurezza ambientale in mare con particolare riferimento al rischio di incidenti marini e prevenzione e lotta agli inquinamenti marini.

Reparto Pesca Marittima (RPM) del Corpo delle Capitanerie di Porto, istituito ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 100, svolge attività di raccordo tra il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto in tutte le questioni coinvolgenti i compiti svolti dal Corpo in materia di vigilanza e controllo della pesca marittima, dell’acquacoltura e delle relative filiere.

Nell’ambito di tali attività il Reparto Pesca Marittima (RPM):

a)   espleta gli incarichi affidati dal Ministro e quelli per cui il Dipartimento delle politiche europee ed internazionali richiede la collaborazione;

b)   collabora con l’Ufficio di gabinetto, l’Ufficio legislativo, il Dipartimento delle politiche europee ed internazionali, la Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura nonché con gli uffici di diretta collaborazione del Ministro;

c)   svolge ogni altro incarico assegnato dal Ministro anche ai fini della cooperazione tecnica promossa dallo stesso Ministro nell’ambito dei rapporti comunitari ed internazionali.


Elementi di pianificazione delle attivita’

  • Obiettivo del Sistema di gestione e/o controllo e del piano specifico. 
    Assicurare la regolamentazione, la verifica ed il controllo sulla pesca marittima e la relativa filiera commerciale. 

  • Criteri utilizzati per la scelta degli elementi di indagine.
    Il numero dei controlli da esercitarsi in mare e a terra è parametrato al:
    • numero di navi da pesca operanti nei porti di ciascun Compartimento marittimo (Capitanerie di porto)
    • aree di criticità individuate in base all’analisi ed alla valutazioni dei dati pregressi;
    • risk analysis
    • elementi specifici derivanti da attività di intelligence
    • notizie provenienti dai competenti Organi Comunitari

Per gli aspetti di interesse comune, ove del caso, l'analisi del rischio viene condotta in collaborazione con le Aziende Sanitarie Locali.
I criteri utilizzati sono vincolanti unicamente per gli Uffici periferici del Corpo. Per quanto riguarda le altre forze di polizia soggette, in materia, al coordinamento delle Capitanerie di Porto, tali criteri non possono assumere valore vincolante stante la sostanziale diversità di compiti istituzionali facenti capo alle stesse. 

 

Sistemi informatici specializzati
Tutte la Autorità Marittime inseriscono i dati sui controlli e le violazioni rilevate nel sistema informatizzato M.E.D. 
Gli Uffici Marittimi (fino al livello di Ufficio Locale) inseriscono giornalmente sul sistema informatico M.E.D. (intranet “Solaria”) i dati inerenti le attività svolte.


Compiti delegati a organismi di controllo 
Le funzioni di vigilanza e controllo in materia di pesca marittima non vengono normalmente delegate e sono esercitate dagli Organismi previsti dalla L. 963/65 e succ. mod. (Carabinieri, Guardia di Finanza, Agenti di Pubblica Sicurezza, Agenti giurati per la pesca marittima) sotto il coordinamento delle Capitanerie di porto.

 

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