L'autotrasfusione è una procedura medica per mezzo della quale viene prelevato sangue da un paziente per trasfonderlo allo stesso, in caso di necessità. In ogni caso dovranno intercorrere almeno 18-20 giorni tra la prima trasfusione e l'intervento, per consentire la ricostituzione degli eritrociti sottratti con il prelievo.
Generalmente la quantità di sangue raccolta in ogni seduta, fissata con Decreto Ministeriale, è di circa 450 grammi, come per una normale donazione (il volume di sangue non deve superare il 13% della massa sanguigna totale). Il sangue ottenuto viene conservato secondo le metodiche tradizionali e quindi restituito, in caso di necessità, durante l'operazione o subito dopo l'intervento.
La tecnica più consolidata consiste nel raccogliere il sangue in appositi contenitori di plastica (sacche). La durata del prelievo è di circa 8-10 minuti. Il sangue, infine, attraverso un processo detto "frazionamento" può essere separato nei singoli emocomponenti (plasma, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine).
Sono sufficienti poche ore perché il donatore, grazie a meccanismi fisiologici di recupero, possa ripristinare la parte liquida del sangue prelevato; la parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), invece, viene ricostituita in tempi variabili a seconda dell'elemento cellulare considerato, ma comunque sempre entro pochi giorni. Per favorire un più rapido ripristino può essere utile la somministrazione orale di Ferro.
Il predeposito può essere indicato, oltre in caso di interventi chirurgici programmati, anche in caso di emorragie del tratto gastroenterico, anemie emolitiche (durante le fasi di benessere), particolari gravidanze, gruppi sanguigni rari etc.
Non tutti i pazienti, però, possono essere sottoposti al predeposito. Alcune patologie ne sconsigliano l'attuazione, come l'angina instabile, le gravi aritmie cardiache, l'ipertensione arteriosa grave, le valvulopatie gravi, l'ictus cerebrale recente, le infezioni sistemiche e l'anemia.
Costituiscono una controindicazione anche le anomalie di forma dei globuli rossi (sferocitosi, ellissocitosi, microcitosi), le anomalie emoglobiniche e i difetti enzimatici degli eritrociti, che non permettono un'idonea conservazione del sangue.
Anche l'età del soggetto, pur non rappresentando una controindicazione assoluta, va comunque attentamente valutata.
I principali vantaggi dell'autotrasfusione consistono nell'eliminazione delle reazioni di incompatibilità e del rischio (seppur minimo) di trasmissione di malattie infettive; nella riduzione del rischio di immunizzazione da antigeni diversi, con possibili manifestazioni a distanza; nel considerevole risparmio di sangue, soprattutto in caso di gruppi sanguigni rari.
Il preparato è di esclusivo uso autologo pertanto non è soggetto ai vincoli imposti dai protocolli per l'accertamento della idoneità del donatore di sangue.
Il sangue autologo non utilizzato deve, però, essere sempre distrutto in quanto, per motivi di sicurezza, non può essere trasfuso ad altri pazienti.
(c.c. - Redazione Ministerosalute.it - luglio 2002)