Intervista alla Dr.ssa Gro Harlem Brundtland, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla Classificazione Internazionale di Funzionamento, dell’Inabilità e della Salute (ICF)
“FARE LA DIFFERENZA MISURANDO LA DIFFERENZA CON L’ICF”
Cosa è l’ICF?La sigla ICF sta per Classificazione Internazionale di Funzionamento, Inabilità e Salute; si tratta di un testo per la salute e l’inabilità. E’ la base concettuale per le formulazioni di definizione, di misura e di politica per la salute e l'inabilità. E’ una classificazione universale della inabilità e della salute per uso in ambito sanitario e nei settori correlati alla salute.
L’ICF descrive che cosa una persona disabile è in grado di fare o non fare. Poiché ha classificato tutte le possibili funzioni e le strutture del corpo, le attività e la partecipazione ad esse entro un codice standard, l’ICF misura la salute in maniera standard ai fini di una condivisione concettuale tra popoli, comunità e paesi. In breve ci offre uno strumento per creare un profilo completo della salute dell’individuo e delle inabilità in tutte le sfere della vita. L’ICF elenca inoltre i “fattori ambientali”, le caratteristiche nel mondo che rendono o meno abili gli individui. Misurando lo stato di salute e la disabilità potrà essere possibile quantificare la perdita di produttività e il suo impatto nella vita delle persone in qualsiasi società.
Possiamo valutare i cambiamenti nel tempo ed avere un quadro di quanto le persone sane perdano in funzionalità, dove siano i reali problemi e dove possiamo fare progressi. In altre parole, l’ICF può essere usato per misurare i risultati di salute.
L’ICF può sembrare una semplice classificazione della salute, ma può essere usata per numerose finalità. La più importante è come strumento di programmazione per chi deve assumere decisioni politiche.
Perché si chiama ICF? Perché focalizza l’attenzione sulla salute e la funzionalità, non sulla disabilità. Precedentemente la disabilità iniziava dove finiva la salute; una volta essere disabile significava appartenere ad una categoria separata. Noi vogliamo uscire da questo modo di pensare; vogliamo fare dell’ICF uno strumento per misurare il funzionamento nella società, non importa il grado di menomazione dell’individuo. In tal modo l’ICF rappresenta uno strumento versatile di lavoro, più che una mera classificazione della salute e delle inabilità.
Rappresenta un radicale cambiamento. Dando risalto alle disabilità delle persone, noi tendiamo a focalizzare il loro livello di salute.
Perché l’OMS ha preso questa iniziativa? L’OMS deve fornire gli strumenti che i nostri Stati Membri possono utilizzare per migliorare le proprie politiche sanitarie; offrire lo stato di salute migliore per la loro popolazione ed assicurare che i sistemi di salute siano quanto possibile redditizi e giusti. Forniamo strumenti basati sulle migliori conoscenze scientifiche, che rappresentano i principi su cui si fonda il lavoro dell’OMS: equità, adesione e partecipazione di tutti al raggiungimento di una qualità di vita in cui ogni persona possa sfruttare le proprie opportunità nel modo più completo possibile.
L’ICF è la chiave di volta di questo strumento scientifico, che fornisce informazioni coerenti, universalmente comparabili sulle esperienze di salute e disabilità. Fornisce all’OMS le basi per un approccio completo sulla salute.
Perché l’ICF è importante? Negli ultimi due anni siamo stati testimoni di un cambiamento radicale sul modo di operare dei politici circa la salute. Per troppi anni, gli investimenti sulla salute sono stati visti dagli economisti come qualcosa di aggiuntivo che i paesi in via di sviluppo potevano permettersi solo dopo aver raggiunto un più alto livello di reddito. Io ero convinta che fosse sbagliato: c’è bisogno di un duplice approccio. La salute della popolazione è allo stesso tempo un requisito per la crescita di un paese, così come un suo risultato.
Nel 1999 ho chiesto ai maggiori economisti ed esperti mondiali in campo sanitario di lavorare insieme per considerare i rapporti esistenti tra salute e sviluppo economico. Si sentiva il bisogno di mettere in discussione i vecchi dogmi. Quattro mesi fa questa “Commissione su Macroeconomia e Salute” ha consegnato il suo rapporto basato sul lavoro di diverse centinaia di scienziati, durato due anni: esso conclude, molto semplicemente, che la malattia è un freno allo sviluppo e che gli investimenti sulla salute rappresentano una concreta spinta allo sviluppo economico.
L’approccio quantificabile dell’ICF è la chiara dimostrazione che si tratta di un elemento importante nello sforzo che il mondo sta ponendo nell’investire in salute. E’ uno strumento importante per misurare i livelli di salute, l’efficacia delle politiche e i miglioramenti in salute che ne conseguono.
Che cosa significa per la gente? Significa che la gente non metterà più in una categoria qualcuno con disabilità, come la categoria dei “non vedenti”. Invece, l’ICF classifica le condizioni di salute e delinea gli interventi di cui hanno bisogno per vivere la propria vita nel pieno delle potenzialità. E’ un classificazione positiva e completa, al contrario di una che pone la gente in un gruppo separato, etichettato come diverso, che sottolinea gli aspetti negativi, cioè quello che la persona non può fare.
La salute deve essere messa al centro dello sviluppo umano. Investire sulla salute porta tangibili risultati nell’incremento nell’aspettativa di vita, nella qualità della vita e nel benessere sociale. Ogni decremento in salute è una perdita non solo per la singola persona ma anche per la famiglia e per la totalità della società.
Cosa ne pensano le persone disabili di questa classificazione? Hanno partecipato ai lavori? Dovete chiederlo a loro, non a me. Comunque, l’ICF è il risultato di un processo decennale di consenso internazionale, che ha coinvolto i disabili ed le Organizzazioni Non Governative sin dall' inizio e in ogni singola fase. L’ICF è stato largamente testato in vari campi per accertarne l'applicabilità nelle varie culture ed ha coinvolto molti gruppi: professionisti del settore medico-sanitario, fornitori di servizi, responsabili delle decisioni politiche e naturalmente persone inabili. È stato uno sforzo di collaborazione.
Pensa che possa avere un effetto sui sistemi sanitari? L'anno scorso, i 191 Stati Membri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno deciso di adottare l’ICF come base per la standardizzazione scientifica dei dati su salute ed inabilità nel mondo. L’ICF contribuisce direttamente agli sforzi dell’OMS per stabilire un sistema completo di misurazione di salute della popolazione. Vorremmo andare oltre la vecchie, tradizionali misure di mortalità e morbilità, includendo le misure dei dominii funzionali di salute.
L’OMS usa una misura sanitaria multidimensionale come base per la valutazione delle prestazioni dei sistemi sanitari. L'obiettivo della salute di un sistema sanitario è misurato in base all’ICF. In questo modo, l’OMS può aiutare gli Stati Membri ad incrementare le prestazioni dei loro sistemi sanitari. Migliorando il funzionamento dei sistemi sanitari, si innalzano i livelli di salute della popolazione con il beneficio di tutti.
Ha rilevanza per i paesi poveri? Esiste un paradosso. La maggior parte delle persone con cattive condizioni di salute e con inabilità risiede nei paesi più poveri del mondo. Tuttavia, proprio da questi paesi proviene la minore quantità di informazioni sulla salute. L’OMS si prefigge di colmare questa mancanza di informazione attraverso il Programma “Indagine di Salute del Mondo”, raccogliendo i dati, specialmente dalle nazioni più povere e utilizzando il modello dell’ICF.
ICF offre a tutti i paesi – ricchi e poveri – uno strumento di misura del funzionamento, dell'inabilità, dell' efficacia di intervento e delle politiche. Non costa nulla tranne l'addestramento delle persone che effettueranno le classificazioni e di coloro che le analizzeranno. Permette di confrontare, nel tempo, fra loro le prestazioni dei relativi interventi e delle politiche di vari paesi. Ciò è estremamente importante nello sforzo che si sta facendo per combattere le malattie principali, che impediscono lo sviluppo economico e mantengono la povertà, quali HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi. Nella fase iniziale, non occorrono soltanto dei dati circa il livello di salute, ma bisogna misurare anche gli effetti degli interventi - e gli investimenti – disposti dal “Fondo Globale per la lotta all’AIDS, tubercolosi e malaria” e dall’ “Alleanza Globale per i vaccini e l' immunizzazione”.
Qual è il messaggio chiave dell’ ICF? L’ICF pone le nozioni di ‘salute’ e ‘inabilità’ sotto una nuova luce. Riconosce che ogni essere umano può subire un peggioramento dello stato di salute, in grado di determinare una certa inabilità. E questo non accade soltanto ad una minoranza di individui. L’ICF così mette in primo piano l'esperienza dell' inabilità e la riconosce come esperienza umana universale. Spostando l’attenzione dalla causa all'effetto, pone tutti gli stati di salute su una base paritaria, permettendone un confronto usando un metro comune, il metro della salute e dell'inabilità.
Perché l’OMS sta tenendo questa conferenza internazionale a Trieste e cosa pensate di realizzare? Questa conferenza a Trieste presenta l’ICF, il testo dell’OMS finalizzato alla descrizione e misurazione della salute e dell'inabilità. Pone al centro della scena, appunto, la salute e l’inabilità ed aiuta a focalizzare l'attenzione sull'impatto della salute nella vita di uomini, donne e bambini e sul ruolo della salute nello sviluppo umano.
Faremo conoscere, inoltre, il programma “Indagine di Salute del Mondo”, che si sta effettuando in 75 paesi per misurare i differenti obiettivi dei sistemi sanitari. L’indagine, in particolar modo, illustra i risultati di salute ed usa il testo multidimensionale dell’ICF per la misurazione della salute in modo comparabile e trasversale nella popolazione.
A Trieste forniremo a questi paesi l’ICF, gli altri strumenti e la esperienza scientifica richiesta per questo compito importante.
Se non misuriamo la salute, non possiamo controllare i sistemi sanitari. Sono molto riconoscente per gli investimenti che le autorità italiane hanno fatto a riguardo e l'entusiasmo che ha dimostrato la città di Trieste, che ha permesso di organizzare un congresso così importante. Sono molto lieta del fatto che tanti paesi abbiano raccolto la sfida e avranno modo di discutere sull’utilità dell‘ICF nel loro lavoro per migliorare la salute del proprio popolo.